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Noi, godiamo | Intervista a Karl Scotch

Non raccontiamoci bugie: quando sentiamo lo stomaco in gola e quel sentore angosciante e profondo come un pugno del fegato, godiamo.
Le orecchie diventano sorde e concedono al resto il corpo il dono dell’udito: vibrazioni e basse frequenze si mescolano a gemiti ad alta voce e ululati in coro, risvegliando i primordiali istinti delle interiora umane.

E’ Karl Scotch, con la sua musica e le sue prestazioni dal vivo, con quei tum-ta alternati a spaziali synth, che ci agita come baristi con un Coca & Rum: di larga veduta, competente e decisamente troppo bravo per essere vero, si racconta (e si sfoga).

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Chi si candida? #2 – Mirta Quagliaroli

Secondo appuntamento con “Chi si candida?”: è il turno di Mirta Quagliaroli, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, appoggiata da Beppe Grillo durante il comizio di sabato 21 aprile in Piazza Cavalli. Scopriamola.

1. Innanzitutto, chi è Mirta Quagliaroli prima e durante le elezioni?

Sono mamma, moglie e lavoratrice e mi confronto tutti i giorni con le difficoltà quotidiane sia prima che durante le elezioni, con il raddoppio degli impegni e tanta passione indirizzata alla realizzazione delle idee del Movimento 5 Stelle.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è una città a misura d’uomo che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione urbanistica e demografica, causata dall”estendersi delle periferie e delle frazioni in concomitanza con una presunta vocazione logistica, che hanno ferito il territorio e non hanno dato nessuna possibilità di sviluppo, soprattutto a lungo termine. Piacenza è una città inconsapevole delle proprie potenzialità.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Faccio parte del Movimento 5 Stelle fin dalla sua nascita e il fine del movimento è quello di realizzare la gestione partecipata della cosa pubblica. Questo è l’intento che voglio perseguire con impegno. Tutti noi dobbiamo essere agenti del cambiamento, io per prima, che ci porti verso una società più onesta, solidale in una parola migliore.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Piacenza è senz’altro una città che ha il grosso problema di un centro storico da rivitalizzare. Non si può dire che sia una città morta,anzi, ci sono alcuni eventi molto importanti come il piacenza jazz fest che sono troppo poco valorizzati. In effetti gli eventi e le situazioni di svago e ristoro all’interno della città coprono poche esigenze e sono spesso slegati tra loro e fini a se stessi. Penso che Piacenza abbia molte potenzialità che insieme possiamo iniziare a sviluppare.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Mirta Quagliaroli?

Vedo una città che si deve svegliare e che deve guardare alla multiculturalità come risorsa, dove oltre al polo logistico e alle grandi catene, deve puntare ai prodotti di territorio e alla filiera corta, al polo universitario come centro culturale e ad una città dove sia più facile andare in bici che in macchina. Una città che deve essere valorizzata e deve essere teatro di nuove sperimentazioni sia di amministrazione della cosa pubblica sia nei vari settori economici, turistici, imprenditoriali, ecc. con coraggio e passione. Le idee non mancano, proviamoci insieme.

Riccardo Covelli

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Chi si candida? #1 – Paolo Dosi

Sulla falsa riga di “Sveglia Piacenza!”, rubrica di interviste ai personaggi “di spicco” della Primogenita, nasce “Chi si candida?”, rubrica utile a conoscere meglio i candidati al ruolo di sindaco per Piacenza.
Prima puntata, sul piatto c’è Paolo Dosi, supportato dal Partito Democratico e dalla Lista Moderati e Piacentini per Dosi.

1. Innanzitutto, chi è Paolo Dosi prima e durante le elezioni?

Ho 58 anni, sposato, duefigli, un nipote. Dopo il Respighi, laurea in Giurisprudenza a Parma con una tesi in Diritto del Lavoro. Due anni nell’ufficio personale di una grande ditta di autotrasporti e poi la scelta di vita: per venticinque anni libraio e piccolo editore. Nel 2002 entro in consiglio comunale. Dopo due anni entro in giunta (prima amministrazione Reggi) con deleghe a Minori, formazione, politiche giovanili, mondialità. Confermato assessore nella seconda amministrazione Reggi con deleghe a Cultura, Turismo e Sport. Ora sono candidato per la coalizione di centrosinistra: una nuova sfida dopo tutte le altre.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è un frullato di patrimoni genetici di quattro regioni: la solarità emiliana amalgamata con il pragmatismo lombardo, la riservatezza sabauda e la parsimonia ligure. Ne esce un cocktail unico. Il frullato è ulteriormente arricchito dai sedimenti lasciati dai tanti che sono transitati da questo crocevia di tutte le direttrici. Dai romani ai tanti pellegrini sulle vie francigene, romee, di Santiago…Per non parlare dei Farnese, del Raffaello di San Sisto, degli austriaci e dei francesi. Il risultato finale è che abbiamo un patrimonio stupendo, conservato riservatamente in contenitori volutamente sobrii, che sveliamo malvolentieri, facendo peraltro finta di lamentarci della scarsa presenza di turisti disposti ad apprezzarne il valore.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Certe scelte nascono dalle circostanze. Non avrei mai pensato che a 26 anni sarei diventato libraio, nè che a 51 sarei diventato assessore. Carpe diem: credo di avere capito presto che vale la pena di dare, se possibile, contenuto e significato alla propria esistenza, per il bene proprio e delle persone che ti circondano. Ho cercato di non chiudere gli occhi di fronte ai fatti e alle persone che la vita mi ha fatto incontrare, e credo di poter dire di essere serenamente soddisfatto di quella che, insieme a mia moglie, siamo riusciti a costruire. E ora, con molta libertà, provo questa nuova avventura.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Due anni fa Piacenza risultava, nella classifica del Sole 24 ore, la città italiana con il più alto numero di concerti in rapporto alla popolazione. Abbiamo molte associazioni culturali, sportive, sociali attive. Il quotidiano locale dedica almeno 6 pagine tutti i giorni alla cultura, eppure ci dipingiamo come una città morta. La vulgata vorrebbe che per essere viva dovrebbe esibire la movida, che peraltro è presente seppure in forme più contenute rispetto ad altre città. Ma la stessa città che rivendica la movida genera contestualmente gli anticorpi dei comitati contrari. Si può fare sempre di più, ma sono anche convinto che Piacenza sia una città realmente viva (anche se non sembra).

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Paolo Dosi?

Credo che saremo capaci più di altri a rispondere alle difficoltà . Vedo un futuro capace di investire in innovazione, università e ricerca, e capace, conseguentemente, di generare occupazione e professionalità. Penso anche che Piacenza sappia valorizzare meglio il patrimonio artistico, museale e musicale, per farne un elemento di maggiore attrazione, seppure con tutti i limiti che, da piacentini, abbiamo.

In conclusione clicca qui per accedere al sito ufficiale di Paolo Dosi, aggiornato quotidianamente con news, eventi e iniziative!

Riccardo Covelli

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Ne voglio ancora

Il problema di base che mi spinge a scrivere quest’articolo, dopo due mesi di assenza, è una crisi di nervi e un collasso del mio sistema nervoso, nulla di grave.

“It’s wanting more that’s gonna send me to my knees”.

Sono quasi due mesi che ho messo da parte la penna, due mesi che ho spostato i pensieri da un’altra parte.
Vedete, ho 17 anni: per quelli come me, più fai, più hai possibilità di sbocciare; più sudi, più porte ti apri.
Ci ho sempre creduto fermamente, ho passato un trimestre infernale, a correre dietro ad ogni sbocco possibile, cercando di rendermi disponibile per chiunque, tentando di essere il più utile possibile a chi avesse bisogno di me.

Di colpo, la mia testa è esplosa; tremavo nel letto, stringendo con le unghie il cuscino contro le tempie, cercando una via di fuga da quell’inferno che sapeva troppo di reale. Era tutta causa mia, e lo sapevo.

Qualche diavoleria farmaceutica e il dolore passa in fretta. Il mattino dopo il problema non era più il dolore fisico: la testa, che fino a qualche ora prima si rivoltava pietosamente su sé stessa, ora respirava aria fin troppo pulita.

Ho desiderato più di quanto sia in grado di sopportare, sono finito in ginocchio, sull’orlo di una crisi di nervi.

Qual era il problema? Credetemi, il dolore mi aveva accecato la mente: qualsiasi pensiero mi sembrava folle e subordinato ad un’inconfutabile follia (finalmente, potevo dirlo: ero impazzito); qualsiasi idea e/o risoluzione portava ad un peggioramento della mia salute mentale; inseguivo inconsapevolmente l’autodistruzione.

Le porte che avevo aperto mi stavano risucchiando, strappando ciascuna un pezzo di me, con denti affilati che smembravano ogni singolo mio muscolo, lasciandosi dietro soltanto scie di sangue e budella; gli spiragli di futuro che mi si erano preposti erano troppo vasti e troppo numerosi per poterli vivere tutti.

Non mi restava che ammettere la debolezza, forse solo mia, forse comune a tutti noi; una debolezza ed una fragilità che cerchiamo di illudere ogni singolo giorno, come quella storia sulla gazzella che ogni mattino si svegliava e scappava dal leone, per paura di essere divorata. Era vita, quella?

“I made it happen from myself”.

Quante persone vediamo ogni giorno della nostra vita, a cui non diamo particolare peso, magari rendendoci conto troppo tardi della loro importanza, solo quando ci sono passate di fronte, guardandoci per un’ultima volta, scappando da noi, forse per paura, forse per troppo amore, forse ancora per distruggerci con i sensi di colpa per averle lasciate fuggire?

Ci rendono vittime di una pena che detestiamo, ma che in fondo meritiamo; lo sbaglio più grande è guardare e attendere, magari per giorni, settimane, mesi; ma attendere cosa? L’impossibile?

“L’ho fatto succedere io”: sarà la frase migliore con cui ne potrete uscire.

“Just keep me where the light is”.

Niente vie di mezzo, niente compromessi: siate decisi e decisivi.

Il futuro è laddove saremo in grado di crearlo: se volete incazzarvi e denunciare il mondo, fondate un giornale indipendente, imparate le basi dell’intonazione e cantate; se volete diventare famosi, ingegnatevi (ma niente (ir)reality-show); se volete innamorarvi, sappiate cogliere il fiore quando sboccia, non un giorno prima, non uno dopo.

Esprimetevi, comunicate e siate protagonisti della vostra vita.

La luce è una sola, sappiatela scegliere tra le tante e rimaneteci dentro: lasciatevi ricoprire e immergetevi in essa con coraggio e senza paura per ciò che succederà.

State dove c’è la luce e non spostatevi mai.

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Sveglia Piacenza! – Roberto Reggi

Eccoci ancora qua: una domenica mattina nebbiosa e malinconica nella Bassa Piacentina, una giornata di riposo e tregua dopo una settimana lunga.

La quarta puntata della nostra rubrica ha come ospite il nostro Sindaco, Roberto Reggi, generoso nel concedermi qualche minuto per rispondere alle solite 5 domande.

Innanzitutto, chi è Roberto Reggi?

Il mio vero mestiere e’ ingegnere nel settore dell’ energia, ma temporaneamente ricopro il ruolo di Sindaco della mia città e svolgo questo servizio a tempo pieno.

Cosa pensa di Piacenza? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Piacenza e’ una città dove si vive bene in tutte le età della vita ed i servizi essenziali sono di ottimo livello. Manca un po’ di spirito d’ iniziativa nel settore commerciale ed è scarsamente tollerante, in particolare con i giovani. La maggioranza dei suoi cittadini e’ generosa ma poco propensa al cambiamento.

Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa la spinge a faticare per migliorare la sua città?

Svolgere questo servizio per la mia città mi onora moltissimo e lo faccio con passione per contribuire, spero in maniera significativa, a migliorare la vita dei suoi cittadini, a partire dai miei tre figli.

Cosa direbbe ai piacentini che criticano piacenza, accusandola di essere una città morta, ecc.. ?

Di valorizzare le tante opportunità che offre e di smettere di criticare e basta aspettando che siano altri a renderla viva. Piuttosto di darsi da fare per renderla piu vivace, ognuno di noi può fare tanto.

Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza e, in generale, per il nostro Paese?

Vedo buone prospettive di sviluppo per la nostra città nonostante il contesto di crisi generalizzata. Abbiamo ancora voglia di studiare, divertirci, lavorare ed invecchiare bene e così credo anche del nostro Paese!

Riccardo Covelli

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A.A.A. cercasi portiere

“Giuravo che avrei fatto il portiere, era l’unico a differenziarsi: pensavo che non fosse della squadra, era vestito meglio e stava fermo (quando io sto fermo è perchè ho qualcosa in mente)”.

 

Un weekend tempestoso: dimissioni, sovversioni, ribaltamenti, sostituzioni, insulti, orchestra, quirinale, tecnici, economisti, mario, europa, crisi.

In mezzo a tutto questo trambusto c’è un uomo: sì, lui giurava che avrebbe fatto il portiere. O meglio, il premier.
Perchè era l’unico a differenziarsi, pensava che non facesse parte del Parlamento, era vestito meglio e non faceva un cazzo (quando lui stava fermo è perchè aveva qualcosa in mente).

Nella versione originale sono i Bluvertigo, nella mia personalissima cover è il nostro Cavaliere (no, non è morto, anche se lo pensate così tanto).

Ci saluta così, tra gli insulti e i cori nelle orecchie, su una delle tanto agognate “auto blu”, carrozze disneyane rimodernizzate ai tempi nostri. O meglio, lo salutiamo noi.

C’è chi canta vittoria, c’è chi “l’avevo detto io”, c’è chi sogna democrazia, chi chiede salvezza, chi insulta e chi festeggia, trainando gli amici in piazza e urlando alla libertà.

Non credete, la favola è finita per tutti, buoni e cattivi: ha ceduto il sistema.

Ha ceduto un sistema fragile come la costanza degli Italiani, popolo ancora da civilizzare che sceglie i propri leader e poi li rifiuta; popolo che scambia un ddl per un’amichevole di calcio e un referendum per una finale di Champions; popolo che scambia i partiti come se fossero carte dei Pokemon (tra cui spiccano ovviamente quelle “brillanti”, vedi anche “PDL” o “PD”).

Non ci siamo neanche indignati, anzi.
I veri indignati (quelli che effettivamente hanno tirato giù il Berlu dal piedistallo) sono i nostri parlamentari, perchè la fiducia gliel’hanno tolta loro, non i contadini o i metalmeccanici.

Abbiamo preteso il merito e il premio, senza mai averli meritati, fraintendendo un’ altra volta una situazione di merda, scambiandola per una partitella di calcio.

Prossima volta, facciamo che ci andiamo veramente tutti al campetto, parlamentari compresi.
Risolviamo tutto in 90 minuti + supplementari, l’ arbitro non lo vogliamo perchè tanto “la giustizia è comunista”.
Come ha sempre sognato da piccolo, Berlu in porta e si gioca.

Io vi aspetto sugli spalti, non sono poi tanto bravo.

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Sveglia Piacenza! – Giovanni Castagnetti

Terza splendida e speciale puntata della nostra rubrica tutta piacentina!
La formula è sempre la stessa: 5 domande, 5 risposte. Niente censura, niente limiti: interviste nude e crude, belle e buone.

L’ ospite di oggi è Giovanni Castagnetti, Assessore al Futuro presso il Comune di Piacenza, uomo di mondo e motore della cultura piacentina.

1. Innanzitutto, qual è il tuo mestiere?

Da 4 anni ad oggi sono Assessore al Futuro presso il Comune di Piacenza con deleghe all’infanzia, alla scuola, alla formazione e alle politiche giovanili. Per poter svolgere al meglio questo incarico ho chiesto l’aspettativa dal mio abituale lavoro.

Sono, infatti, educatore professionale presso il Ser.T. (servizio tossicodipendenze) dell’AUSL di Piacenza, distretto della Val D’ Arda. La mia sede di lavoro è presso l’ospedale di Cortemaggiore.
Il servizio si occupa di diverse forme di dipendenze: tossicodipendenza da sostanze psicotrope, alcolismo, gioco d’azzardo patologico, ma anche di disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia).

Io nello specifico mi occupo soprattutto di tossicodipendenza.
Dalla presa in carico dei pazienti (primo colloquio) al loro accompagnamento durante le fasi del programma terapeutico (eventuale disintossicazione, colloqui durante le fasi successive, colloqui con familiari, eventuale inserimento lavorativo o inserimento in comunità terapeutica, ecc…) sono anche il riferimento per le persone in carcere che dichiarano di essere tossicodipendenti e che richiedono un percorso alternativo alla pena.

2. Cosa pensi di Piacenza? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Piacenza, come tutte le città, ha delle caratteristiche proprie.
È di sicuro molto legata alla tradizione e quindi conservatrice, che a volte è un grande pregio (fa i passi necessari senza andare oltre le proprie possibilità), ma a volte non riesce a cogliere i pregi dell’innovazione. Di sicuro è una città dove la solidarietà è di casa ma viene svolta con il garbo e la misura di chi l’ha nel sangue quindi non è appariscente, ma molto concreta e incisiva.

Di questo dobbiamo esserne fieri. Se vogliamo vedere il rovescio di questa medaglia è che è molto frazionata in tante associazioni che a volte si sovrappongono nei propri scopi magari disperdendo energie preziose (ma questo appunto solo se vogliamo essere pignoli). Quello che osservo con stupore e orgoglio è che si stanno muovendo anche tanti giovani in diverse direzioni e obiettivi: dai diritti umanitari, alla solidarietà, al volontariato internazionale, ad interessi artistici in senso lato, nel mondo della scuola, ecc… .

3. Qual è il motivo per cui fai ciò che fai? Cosa ti spinge a faticare per migliorare la tua città?

Nel mio percorso di vita, per rimanere in tema con quanto detto sopra, ho condiviso con altre persone dei percorsi di impegno sociale: negli scout, in parrocchia, come obiettore di coscienza (svolgendo il servizio civile presso un doposcuola sostenuto dalla Caritas di Piacenza), anche con il mio lavoro (che ha delle implicazioni di grande contatto umano), all’interno dei soci di Banca Etica, ecc… .
In questo percorso ho cercato di mettere al centro delle mie attenzioni le relazioni umane e i bisogni delle persone nella convinzione che si possa davvero stare meglio se le persone stanno meglio con se stesse e con gli altri. Questa esperienza amministrativa, nata dalla mia adesione alla lista civica che ha sostenuto l’attuale sindaco (Roberto Reggi, ndr), l’ho intrapresa cercando di mettere al centro lo spirito di servizio che ho imparato nel percorso scout allargandolo a tutta la comunità piacentina rispetto a quella che poteva essere un gruppo più ristretto come ad esempio il gruppo scout o la mia parrocchia o il mio lavoro.

Devo ammettere che quello che sto facendo è faticoso. Ma ne vale davvero la pena.
Osservare che gruppi di giovani aderiscono ad iniziative oppure, se motivati, le propongono a loro volta è un grosso incentivo. Forse per mia natura personale, ho cercato di non essere troppo “istituzionale”, mettendomi molto in gioco durante le iniziative. È molto dispendioso ma, ho osservato, che questo ha accorciato molto la distanza tra una “amministrazione” e le persone, facendo sì che molte di queste ultime si attivino a loro volta.

4. Cosa diresti ai piacentini che criticano piacenza, accusandola di essere una città morta, ecc.. ?

Io penso che ormai sia un ritornello usuale dal quale si uscirà a fatica. Dico questo con dispiacere perché più vado avanti e più mi accorgo di quante e, molto spesso, belle cose, quante persone, enti, associazioni, esercizi commerciali si mettono in gioco nei campi più disparati. Chi è su facebook penso possa avere il polso della situazione.
Nella settimana in cui sto scrivendo (oggi è il 7 novembre) ci sono tanti e tali eventi (pubblici o privati) tra i quali bisogna fare una cernita e a malincuore dover rinunciare a qualcuno.

Solo per citare qualche numero legato ad attività del mio assessorato: dall’inizio dell’anno c’è stato “Tendenze d’inverno”, due serate che hanno fatto il pienone al Fillmore (almeno 2000 persone); a Spazio 4 l’evento Waiting Tor The Jingle (musica ed altro con almeno 3000 persone); 15 serate di concerti sempre a Spazio 4 (con un totale di 4000-5000 presenze); Tendenze Festival (6000 presenze); adesso ci apprestiamo a Tendenze Acustiche e vediamo come va. (curiosità: qui potrete trovare l’intervista a Nicola Curtarelli & 29100 Factory, organizzatori di questa marea di eventi)
Ma si può ricordare l’esperienza del Loft 51, gli aperitivi musicali, il Baciccia che propone eventi tutto l’anno, il Bullone, ecc… .
E questo solo in ambito musicale: dici poco? Lo sforzo che come cittadini e giovani dobbiamo fare è prestare attenzione, ed informarci meglio altrimenti le opportunità, tante, ci passano sotto il naso e non riusciamo a coglierle.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vedi per Piacenza e, in generale, per il nostro Paese?

Questo è un tasto dolente. Le prospettive negative del Paese si riversano a livello locale e tutti i cittadini ne fanno le spese.
Non proprio tutti a dire il vero. Quello che si osserva è che si sta allargando sempre di più la forbice tra chi è possessore di ricchezze (che spesso diventa ancora più ricco) e chi o non ne ha oppure fino a ieri era nella condizione di “normalità” (viveva cioè  senza troppi fronzoli ma dignitosamente) e che ora sta arretrando nel suo abituale tenore di vita.

Di sicuro, pur dovendo far fronte a questa situazione economica con misure economiche adeguate, bisogna trovare le risorse per far intravedere uno sviluppo futuro. Far sì, in parole povere, che il progetto politico del Paese non sia sul consenso immediato, ma abbia un respiro più ampio, altrimenti si vivrà sempre nell’emergenza e nel qui ed ora.

Penso che Piacenza, nel suo piccolo abbia dimostrato che questo respiro ampio paghi e che si riescono a trovare le risorse per sostenere la parte sociale e i bisogni delle persone, ma anche si possono mettere le basi per un futuro dignitoso e con meno incognite.

Le parole chiave sono: scuola, ricerca, ma anche cultura e risparmio. E per quest’ultima intendo uno sforzo per investire su uno sviluppo urbanistico più a misura d’uomo e che tuteli l’ambiente ad esempio nell’ambito delle risorse rinnovabili. Da ultimo investire su processi culturali che si basino sulla eticità e sull’uguaglianza. E in questo campo, qui a Piacenza, possiamo davvero insegnare molte cose.

Riccardo Covelli

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