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Cosa guardo stasera? #6 – Consigli per la settimana

Puntata atipica della rubrica cinema firmata Acuto: sette film molto diversi per sette giorni della settimana (e sette tra gli ultimi film godibili visti dal recensore).

Lunedì

Paradiso Amaro (2011)

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Cosa guardo stasera? # 5 – Apocalypse Now

 

 Apocalypse Now è molto più di un film di guerra. C’è qualcosa di più rispetto al Full Metal Jacket kubrikiano e a Salvate il soldato Ryan di Spielberg: è brillante e altamente estetico, allucinato, esplosivo ma anche divertente per la presenza di alcuni personaggi grotteschi e nessun film antimilitarista condanna così efficacemente la guerra e le sue atrocità, che porta morte e follia. La guerra è incoerenza (<<Prima facevamo a brandelli i vietcong con una mitragliatrice, poi gli davamo un cerotto>>) ma anche istinto primordiale, e i soldati sono portati ogni giorno a fare i conti con loro stessi e la loro umanità (oltre che con la loro sanità mentale).

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Vietnam, 1969: il comandante Willard viene assoldato per portare a termine una missione altamente delicata, trovare ed eliminare il colonnello Kurtz,  a capo di un’unità militare americana che comanda con metodi insani e dalla quale è venerato come un dio pagano, non rispondendo più alla volontà di alcun superiore. Willard dovrà, per portare a termine la sua ricerca, risalire il fiume addentrandosi nella giungla quanto nel proprio animo… tra bombe al napalm, tenenti che praticano il surf nei momenti meno opportuni, conigliette di Playboy e attacchi aerei sulle note di Wagner.

Uscito una prima volta nel 1979, consiglio vivamente di guardare il film nella versione del 2001, Apocalypse Now Redux, universalmente riconosciuto come migliore della prima distribuzione in quanto, arricchendo il minutaggio di ulteriori 53′ (non lasciatevi spaventare dalla lunghezza, ne vale davvero la pena!), è più facile apprezzare il senso generale della pellicola che risulta anche meglio comprensibile.

Il film vanta un cast d’eccezione, tra gli altri Martin Sheen, un giovanissimo Laurence Fishburne alias Morfeus (<<Pillola rossa o pillola blu?>>), Robert Duvall, un calvo e grasso Marlon Brando (Il padrino) e Harrison Ford (Indiana Jones), tutti diretti da Francis Ford Coppola che prosciugò tutte le sue finanze per la realizzazione di Apocalypse Now (tanto che tentò il suicidio prima della fine delle riprese).

Appassionati al genere e non, vi invito a guardare questo film, viaggio tra <<verità illusorie e totale follia, dentro ai meandri più reconditi del cuore umano>>

Alessandro Lusitani

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Cosa guardo stasera? # 4 – Trainspotting

Trainspotting: l’hobby di guardare i treni che passano. E’ metafora di un’esistenza trascorsa lasciando che gli eventi si susseguano senza che nulla sia vissuto in prima persona e niente sia frutto di una scelta consapevole; tutti noi, inutile tirarsi indietro, viviamo la vita da spettatori. Da trainspotter.

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi.

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 La vicenda è tessuta dalla voce narrante di Mark Renton, che disprezza questa visione borghese delle cose e sceglie invece di soffocare i propri problemi nell’eroina. Dopo una riuscita disintossicazione, alcuni insuccessi legati alle rispettive ragazze basteranno a riportare Mark e i suoi amici alla droga; per procurarsi i soldi necessari ad acquistare le dosi, essi inizieranno a praticare furti e taccheggi ma tutti, a questo punto, dovranno pagare le conseguenze di vivere una dipendenza che è di fatto un lavoro a tempo pieno e tutto volgerà al peggio. Il protagonista vincerà la sua assuefazione nell’allucinato delirio dell’astinenza e troverà poi un onesto impiego a Londra ma all’improvviso un amico si presenterà a lui con la proposta di smerciare una partita di eroina…

Un film che ritrae con agghiacciante realismo il mondo della droga, capace di annientare tanto il corpo quanto l’anima delle persone e le loro relazioni sociali, e che spinge ad una profonda riflessione su ciò a cui diamo importanza nella nostra vita.

Finale ad interpretazione.

Alessandro Lusitani

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Cosa guardo stasera? # 3 – Memento

Nonostante tutte le odierne tecnologie ci portino a riconsiderare continuamente i nostri orizzonti e a porli sempre più lontani, il mondo più affascinante e complesso che conosciamo – o meglio non conosciamo – resta quello della nostra mente; su questo sfondo si snodano le storie di numerosi film, uno su tutti Memento, in latino: ricordati. La trama di questa pellicola (Christopher Nolan, 2000) non è lineare, segue uno schema del tutto particolare che tuttavia non rende indecifrabile la vicenda: i blocchi narrativi sono due, uno passato (in bianco e nero) che si alterna all’altro, presente, che va però a ritroso, di modo che la fine di ogni sequenza è l’inizio della precedente. Questo espediente crea un’analogia tra la struttura del film e la psiche del protagonista;  sebbene enigmatico non è troppo contorto e, una volta capito il meccanismo, è molto semplice mettere insieme i pezzi del puzzle.

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L’ultimo ricordo di Leonard Shelby è la moglie stuprata e morente nel bagno di casa, che ha trovato dopo essersi svegliato nel cuore della notte alle sue urla. Prima che possa fare qualsiasi cosa, viene colpito da un uomo, l’assassino, e perde i sensi: il trauma cranico che riporterà in seguito avrà effetti irreparabili sulla sua memoria a breve termine e gli sarà così preclusa l’assimilazione di nuovi ricordi. A partire da quest’ultima, drammatica immagine la vita di Leonard è un continuo, infinito ripartire da zero, dal momento che tutto ciò che possa fare, dire o scoprire svanirebbe dalla sua mente nel giro di pochi minuti. Per questo si tatua sul corpo le informazioni fondamentali per il suo scopo, la ricerca e l’uccisione dell’assassino della moglie (un certo J. G.) e scatta istantanee alle persone di cui fa conoscenza, annotandone con brevi descrizioni l’affidabilità… Per sopravvivere a tutto questo, Shelby organizzerà la sua vita con ordine e metodo e soprattutto troverà nel suo cieco desiderio di vendetta il motivo per stare al mondo, costruendosi da solo una sciarada irrisolvibile. (Devo credere in un mondo fuori dalla mia mente, devo credere che le mie azioni abbiano ancora un senso; anche se non riesco a ricordare devo convincermi che quando chiudo gli occhi il mondo continua ad esistere.) Un thriller psicologico tutto sommato non troppo – o comunque non abbastanza –  conosciuto, che rappresenta un vero capolavoro nel suo genere, diretto dal regista di Inception, Il cavaliere Oscuro, The Prestige e Batman Begins (tanto per citare qualche titolo commercialmente più noto). Se quindi siete in vena di un film impegnativo a finale spiazzante – e vi state chiedendo disperatamente Cosa guardo stasera? –  scegliete Memento.

Alessandro Lusitani

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Cosa guardo stasera? #2 – C’è Posta Per Te

In un periodo in cui la comunicazione avviene sempre più tramite computer e i social network hanno invaso la nostra quotidianità, un film come “C’è posta per te” (You’ve Got Mail) di Nora Ephron, rivisitazione moderna di “Scrivimi fermo posta” di Ernst Lubitsch del 1940, ci dà la speranza che è possibile incappare nel vero amore anche virtualmente.

Meg Ryan e Tom Hanks sono i protagonisti di questa brillante commedia romantica ambientata nella New York di fine anni ‘90. Lei, Kathleen Kelly, è la dolce responsabile di un negozio di libri per bambini, lui, Joe Fox, è il ricco proprietario di una catena di “bookstore”, di cui apre una filiale proprio accanto all’attività della donna. I due si conoscono in qualità di rivali in affari, instaurando subito un rapporto di ostilità reciproca, ignorando di avere già una relazione platonica su internet, dove si mandano mail regolarmente, non conoscendo l’identità l’uno dell’ altra, ma amando le rispettive personalità, manie e modi di vedere la vita.

E’ una storia semplice quella che ci racconta Nora Ephron nel suo film, fondata principalmente sull’importanza delle piccole cose, come una farfalla che entra in metropolitana, l’autunno che infonde voglia di comprare quaderni e matite,  l’amore per i libri o la riflessione  filosofica alla base di ogni ordinazione da Sturbucks.  Nella frenesia della vita di tutti i giorni i due protagonisti riescono a ritagliarsi una piccola parentesi, a trovare qualcuno a cui raccontare tutte quelle cose insignificanti che generalmente sfumano in un pensiero . E insieme ad una giusta dose di “humor” e romanticismo questa  ci dà anche qualcosa in più, lasciandoci il messaggio che “tanti niente possono significare più di tanti qualcosa”.

Insomma, un film poco impegnativo per una serata leggera, che però, oltre alla piacevole sensazione del lieto fine, ci offre anche uno spunto di riflessione su cosa, alla fine, sia davvero importante.

Camilla Sacca

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Cosa guardo stasera? #1 – Arancia Meccanica

Le avventure di un giovane i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultra-violenza e Beethoven“: nel 1971 usciva “Arancia Meccanica”, il più controverso film del più controverso dei registi, Stanley Kubrick. L’opinione di critica e pubblico si spacca in due: questo caratterizzerà tutta la filmografia kubrickiana, dalle prime pellicole in bianco e nero a Eyes Wide Shut del ’99, passando per 2001: Odissea nello Spazio, Shining e Full Metal Jacket.

Insomma, pare ci sia poco da fare: o lo si ama, o lo si odia, tanto più che – anche se è noto come uno dei migliori cineasti della storia – i suoi lungometraggi gli fruttarono un solo Premio Oscar.

Considerato da molti una becera ode alla violenza gratuita e fine a se stessa, in realtà con Arancia Meccanica siamo a tutti gli effetti di fronte a una condanna piuttosto che a un’esaltazione.

Abiti completamente bianchi, cappello nero, un lungo ciglio finto, e un bastone: Alexander De Large è l’estroso giovane leader della banda criminosa dei Drughi, che esercita la violenza con una leggerezza sorprendente come forma di bieco divertimento; colonna sonora delle sue follie la musica classica, di cui è innamorato in maniera quasi erotica.

Emblema di una generazione giovanile che semplicemente prende con la forza ciò che desidera, Alex manterrà con il terrore la sua autorità nei confronti dei compagni finché l’equilibrio della vicenda non si romperà irrimediabilmente: una notte commetterà – volontariamente o meno – un omicidio (utilizzando come arma del delitto un grande fallo di ceramica, ndr) e, preso dalla polizia, entrerà a far parte di un grottesco programma di recupero per casi come il suo che mira a trasmettere la repulsione per la violenza agendo a livello psicologico.

La violenza stessa mostrata da Arancia Meccanica è cruda ma vera e reale, dall’abuso sessuale sulle parole di Singing in the rain alle scene dei pestaggi: per Kubrick non si può rappresentare un tema come questo censurandone le dinamiche. In realtà, per noi che siamo bombardati ogni giorno da tivù-spazzatura e abbiamo accesso a contenuti forti anche in fasce orarie non protette, la violenza di Alex De Large e dei suoi Drughi ha perso gran parte della sua spettacolarità e oggi non scatenerebbe certo quello scalpore che ha effettivamente provocato quarant’anni fa.

Nonostante questo la pellicola è rimasta vietata, in Italia, ai minori di 18 anni fino al 2007 e non venne mai trasmessa in televisione prima di quell’anno, 36 anni dopo la sua uscita nelle sale.

In ogni caso, visto Arancia Meccanica, non si potrà fare a meno di apprezzarne i personaggi, le situazioni e tutte le scelte del regista che vi stanno dietro, rendendo questo film una vera prova d’ingegno. Così, se anche voi state chiedendovi Cosa guardo stasera?, perché non questo grande classico?

Buona visione, dunque! E, come direbbe Alex: “Ciao ciao ciao, fratellini! “.

Alessandro Lusitani

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