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Il Diario della Maturità #4 – E dopo gli esami? Si parte!

Oggi non vogliamo proprio scrivere di esami, tesine, simulazioni, prove, verifiche, università, scelte, futuro. Aiuto!

Sappiamo tutti che l’esame arriverà molto presto, tra solo due mesi, e quindi è inutile stare qui a parlarne. Il problema non sparirà magicamente solo perché lo desideriamo tanto. Il sole fuori dalla finestra (finalmente!) ci porta lontano a dopo che tutte le prove scritte, orali e psicologiche saranno passate. All’estate che dovrà pur arrivare. Siamo sicure che ci piomberà addosso all’improvviso, mentre siamo impegnate a studiare e a scegliere università o lavori futuri. Per questo è importante trovare un po’ di tempo per pensare ad altre cose ben più serie… le vacanze!

Tutti i maturandi non aspettano altro che partire per il viaggio della maturità. Avete già pensato a dove andare? Ovviamente noi, solite indecise, no. Una vocina sulla spalla dice che sarebbe meglio decidere e prenotare adesso, per trovare le offerte migliori. In questi tempi di crisi! A parte i consigli da mamma premurosa, vogliamo davvero sapere dove andrete! Per rubarvi qualche idea…
Le scelte più gettonate dei neodiplomati sono il mare, la Grecia, Ibiza, l’interrail, New York, Londra, Amsterdam, Barcellona.

Tutto sta nel scegliere che tipo di vacanza si vuole fare: rilassante dopo le fatiche scolastiche, avventurosa, folleggiante, alcolica o culturale. In ogni caso, c’è un obiettivo sicuro, a cui nessuno può rinunciare: il viaggio della maturità deve essere indimenticabile.

Sicuramente dopo tutti questi buoni propositi ci ridurremo a decidere all’ultimo momento la meta del viaggio. La verità è che se si è in un gruppo le idee sono tante e diverse, quindi conciliarle può essere difficile.
Cercando di sfruttare al meglio questa esperienza, speriamo di poter trovare la soluzione ideale, che accontenta tutti. Perché l’importante, alla fine, è partire con le persone giuste e divertirsi! Ma allora vale il detto: “Non importa dove vai, ma con chi sei”?

Dopo queste perle di saggezza popolare, vi salutiamo e (forse) vi aspettiamo per la prossima puntata.

Elena Zanella & Alessandra Peroncini

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Chi si candida? #2 – Mirta Quagliaroli

Secondo appuntamento con “Chi si candida?”: è il turno di Mirta Quagliaroli, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, appoggiata da Beppe Grillo durante il comizio di sabato 21 aprile in Piazza Cavalli. Scopriamola.

1. Innanzitutto, chi è Mirta Quagliaroli prima e durante le elezioni?

Sono mamma, moglie e lavoratrice e mi confronto tutti i giorni con le difficoltà quotidiane sia prima che durante le elezioni, con il raddoppio degli impegni e tanta passione indirizzata alla realizzazione delle idee del Movimento 5 Stelle.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è una città a misura d’uomo che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione urbanistica e demografica, causata dall”estendersi delle periferie e delle frazioni in concomitanza con una presunta vocazione logistica, che hanno ferito il territorio e non hanno dato nessuna possibilità di sviluppo, soprattutto a lungo termine. Piacenza è una città inconsapevole delle proprie potenzialità.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Faccio parte del Movimento 5 Stelle fin dalla sua nascita e il fine del movimento è quello di realizzare la gestione partecipata della cosa pubblica. Questo è l’intento che voglio perseguire con impegno. Tutti noi dobbiamo essere agenti del cambiamento, io per prima, che ci porti verso una società più onesta, solidale in una parola migliore.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Piacenza è senz’altro una città che ha il grosso problema di un centro storico da rivitalizzare. Non si può dire che sia una città morta,anzi, ci sono alcuni eventi molto importanti come il piacenza jazz fest che sono troppo poco valorizzati. In effetti gli eventi e le situazioni di svago e ristoro all’interno della città coprono poche esigenze e sono spesso slegati tra loro e fini a se stessi. Penso che Piacenza abbia molte potenzialità che insieme possiamo iniziare a sviluppare.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Mirta Quagliaroli?

Vedo una città che si deve svegliare e che deve guardare alla multiculturalità come risorsa, dove oltre al polo logistico e alle grandi catene, deve puntare ai prodotti di territorio e alla filiera corta, al polo universitario come centro culturale e ad una città dove sia più facile andare in bici che in macchina. Una città che deve essere valorizzata e deve essere teatro di nuove sperimentazioni sia di amministrazione della cosa pubblica sia nei vari settori economici, turistici, imprenditoriali, ecc. con coraggio e passione. Le idee non mancano, proviamoci insieme.

Riccardo Covelli

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Ne voglio ancora

Il problema di base che mi spinge a scrivere quest’articolo, dopo due mesi di assenza, è una crisi di nervi e un collasso del mio sistema nervoso, nulla di grave.

“It’s wanting more that’s gonna send me to my knees”.

Sono quasi due mesi che ho messo da parte la penna, due mesi che ho spostato i pensieri da un’altra parte.
Vedete, ho 17 anni: per quelli come me, più fai, più hai possibilità di sbocciare; più sudi, più porte ti apri.
Ci ho sempre creduto fermamente, ho passato un trimestre infernale, a correre dietro ad ogni sbocco possibile, cercando di rendermi disponibile per chiunque, tentando di essere il più utile possibile a chi avesse bisogno di me.

Di colpo, la mia testa è esplosa; tremavo nel letto, stringendo con le unghie il cuscino contro le tempie, cercando una via di fuga da quell’inferno che sapeva troppo di reale. Era tutta causa mia, e lo sapevo.

Qualche diavoleria farmaceutica e il dolore passa in fretta. Il mattino dopo il problema non era più il dolore fisico: la testa, che fino a qualche ora prima si rivoltava pietosamente su sé stessa, ora respirava aria fin troppo pulita.

Ho desiderato più di quanto sia in grado di sopportare, sono finito in ginocchio, sull’orlo di una crisi di nervi.

Qual era il problema? Credetemi, il dolore mi aveva accecato la mente: qualsiasi pensiero mi sembrava folle e subordinato ad un’inconfutabile follia (finalmente, potevo dirlo: ero impazzito); qualsiasi idea e/o risoluzione portava ad un peggioramento della mia salute mentale; inseguivo inconsapevolmente l’autodistruzione.

Le porte che avevo aperto mi stavano risucchiando, strappando ciascuna un pezzo di me, con denti affilati che smembravano ogni singolo mio muscolo, lasciandosi dietro soltanto scie di sangue e budella; gli spiragli di futuro che mi si erano preposti erano troppo vasti e troppo numerosi per poterli vivere tutti.

Non mi restava che ammettere la debolezza, forse solo mia, forse comune a tutti noi; una debolezza ed una fragilità che cerchiamo di illudere ogni singolo giorno, come quella storia sulla gazzella che ogni mattino si svegliava e scappava dal leone, per paura di essere divorata. Era vita, quella?

“I made it happen from myself”.

Quante persone vediamo ogni giorno della nostra vita, a cui non diamo particolare peso, magari rendendoci conto troppo tardi della loro importanza, solo quando ci sono passate di fronte, guardandoci per un’ultima volta, scappando da noi, forse per paura, forse per troppo amore, forse ancora per distruggerci con i sensi di colpa per averle lasciate fuggire?

Ci rendono vittime di una pena che detestiamo, ma che in fondo meritiamo; lo sbaglio più grande è guardare e attendere, magari per giorni, settimane, mesi; ma attendere cosa? L’impossibile?

“L’ho fatto succedere io”: sarà la frase migliore con cui ne potrete uscire.

“Just keep me where the light is”.

Niente vie di mezzo, niente compromessi: siate decisi e decisivi.

Il futuro è laddove saremo in grado di crearlo: se volete incazzarvi e denunciare il mondo, fondate un giornale indipendente, imparate le basi dell’intonazione e cantate; se volete diventare famosi, ingegnatevi (ma niente (ir)reality-show); se volete innamorarvi, sappiate cogliere il fiore quando sboccia, non un giorno prima, non uno dopo.

Esprimetevi, comunicate e siate protagonisti della vostra vita.

La luce è una sola, sappiatela scegliere tra le tante e rimaneteci dentro: lasciatevi ricoprire e immergetevi in essa con coraggio e senza paura per ciò che succederà.

State dove c’è la luce e non spostatevi mai.

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¡Hasta la banalitad, siempre!

È Natale, e a Natale siamo tutti più buoni, perciò voglio farvi un regalo.

Quando ho scoperto di dover scrivere un articolo per questoil numero ho subito pensato che scrivere del Natale senza essere banali sia un’ impresa assai ardua: si finisce inevitabilmente col parlare di come tutti ci sentiamo più buoni, dei pensieri che vanno a quelli meno fortunati, delle città che si illuminano, delle idee regalo che più ci stuzzicano. Per evitare ciò allora si decide di fare gli alternativi, e si scrive di come il Natale abbia perso il suo vero valore, di come sia diventato un fenomeno puramente commerciale, delle tante persone che vogliono fuggire da esso. Tutte cose già sentite una miriade di volte.

Quando ho scoperto di dover fare una playlist poi la mia disperazione ha raggiunto livelli siderali (facciamo un liceo, devo far vedere che conosco dei bei paroloni), perchè se scrivere del Natale senza cadere nel banale è complesso, fare una playlist lo è ancora di più; alla fine, ovunque la si rigiri, ci sono sempre gli stessi pezzi, a seconda del genere preso in considerazione.

Immaginate dunque di dover fare una playlist per Natale, sommando tutte le banalità dei due casi, senza cadere nel banale (mi rendo benissimo conto di star ripetendo infiite volte la parola “banale“, ma credo renda molto bene l‘idea). Questa è la mia situazione.

Detto ciò, essendo Natale, ed essendo tutti più buoni, ecco il mio regalo: dieci canzoni per le vostre feste, epurate da tutte quelle che possono essere banalità. Niente “Last Christmas”. Addio “Jingle Bell Rock”. E tanti saluti ad Enya.

Tutto questo, sperando di farvi scoprire qualcosa di nuovo, che magari non vi sareste mai immaginati di poter ascoltare, ma che vi piacerà un sacco.

Winter’s Call – Kula Shaker

Partiamo subito con una bella canzone sconosciuta. Se dovessi scegliere una colonna per l’inverno sarebbe sicuramente questa:  suoni lievi e arpeggiati si sussegguono con roboanti colpi di cassa. Il cantato sussurrato di Crispian Mills la rende molto intima; vagamente psichedelica, come una tempesta di neve. Bella.

Hurt – Johnny Cash

Dal profano al sacro. Provate, la sera della Vigilia, a sedervi davanti al camino, al buio, e ad ascoltare la voce suadente di un Johnny Cash ormai piuttosto avanti con gli anni. E pensate: a quello che avete fatto di recente, quello che volete fare in futuro, a qualcuno che non c’è più, a qualcuno che vorreste ci fosse, a quello che volete. Nasceranno i pensieri più spaventosamente profondi della vostra vita.

The Man Who Sold The World – Nirvana

Il motivo per cui ho scelto questa canzone mi pare ovvio, volevo rappresentare il lato commerciale (negativo) del Natale. Una festa che dovrebbe esprimere fratellanza e unione che è stata brutalmente trasformata in una compravendita di regali senza alcuno scrupolo.

Ho scelto la versione cantata da Kurt Cobain, proprio colui al Mondo che non avrebbe mai venduto nulla.

This Is Too Shall Pass – Ok Go

Questo pezzo non ha niente a che fare con il Natale. Penso di averlo inserito per due motivi molto sempici: in primo luogo, lo sentito per la prima volta durante le festività di due anni fa, e quindi probabilmente lo associo a questo periodo; in secondo luogo, se si ascolta bene si sente sotto tutta la canzone il suono di campanelline, che collego indirettamente a tutti i vari gingilli natalizi. Lo so che le motivazioni sono molto scarse, ma vi consiglio vivamente di scaricarvelo.

Perfect Day – Lou Reed

Non è quello che tutti sognamo, un giorno perfetto? E allora, perchè non farcelo regalare per Natale!

Solitary Man – Neil Diamond

Mi è venuta voglia di farvi venire un po’ di tristezza. Come si fa a non pensare a quelli che passano le feste da soli? Agli anziani, i malati, i mendicanti? Vi sentite in colpa ora vero? Lo so, sono cattivissimo…

The Boxer – Simon and Garfunkel

La canzone mi ricorda molto i busker che suonano sul corso, e in questo periodo sono veramente tanti: semplice, cracchiante, ma allo stesso tempo delicata. Poi mi piaceva il messaggio che ci passa, di andare avanti, di non mollare. Si, abbiamo bisogno di questa canzone, ora più che mai.

I Got You Babe – Sonny & Cher

A parte che anche questa ha delle sonorità molto natalizie, mi sembrava d’obbligo mettere una canzone per gli innamorati; una dichiarazione di amore incondizionato, quello che il Natale dovrebbe esprimere, al di là di tutto il resto.

Suzanne – Leonard Cohen

Mi stavo scordando del protagonista di tutto, l’uomo per cui si fa tutto questo casino: Gesù! E in questa canzone Cohen parla tanto, anche di Gesù, ma sopratutto con Gesù. Ok, non prendetemi come un fanatico religioso dopo questa frase, chi mi conosce sa benissimo che sono ateo/umanista/gnostico/scettico, però trovo affascinante avere qualcuno con cui confidarsi, senza avere paura di essere giudicato. Tutto qui.

You Can’t Always Get What You Want – The Rolling Stones

Ultima canzone, che sa un po’ di avvertimento: questo Natale divertitevi, fate e ricevete tanti regali, ma mi raccomando, non siate troppo egoisti. Non potete sempre avere tutto, accontentatevi delle piccole cose che queste feste vi doneranno. Buon Natale a tutti, ci si vede l’anno prossimo, e fate i buoni.

Riccardo Bassi


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Cosa guardo stasera? #2 – C’è Posta Per Te

In un periodo in cui la comunicazione avviene sempre più tramite computer e i social network hanno invaso la nostra quotidianità, un film come “C’è posta per te” (You’ve Got Mail) di Nora Ephron, rivisitazione moderna di “Scrivimi fermo posta” di Ernst Lubitsch del 1940, ci dà la speranza che è possibile incappare nel vero amore anche virtualmente.

Meg Ryan e Tom Hanks sono i protagonisti di questa brillante commedia romantica ambientata nella New York di fine anni ‘90. Lei, Kathleen Kelly, è la dolce responsabile di un negozio di libri per bambini, lui, Joe Fox, è il ricco proprietario di una catena di “bookstore”, di cui apre una filiale proprio accanto all’attività della donna. I due si conoscono in qualità di rivali in affari, instaurando subito un rapporto di ostilità reciproca, ignorando di avere già una relazione platonica su internet, dove si mandano mail regolarmente, non conoscendo l’identità l’uno dell’ altra, ma amando le rispettive personalità, manie e modi di vedere la vita.

E’ una storia semplice quella che ci racconta Nora Ephron nel suo film, fondata principalmente sull’importanza delle piccole cose, come una farfalla che entra in metropolitana, l’autunno che infonde voglia di comprare quaderni e matite,  l’amore per i libri o la riflessione  filosofica alla base di ogni ordinazione da Sturbucks.  Nella frenesia della vita di tutti i giorni i due protagonisti riescono a ritagliarsi una piccola parentesi, a trovare qualcuno a cui raccontare tutte quelle cose insignificanti che generalmente sfumano in un pensiero . E insieme ad una giusta dose di “humor” e romanticismo questa  ci dà anche qualcosa in più, lasciandoci il messaggio che “tanti niente possono significare più di tanti qualcosa”.

Insomma, un film poco impegnativo per una serata leggera, che però, oltre alla piacevole sensazione del lieto fine, ci offre anche uno spunto di riflessione su cosa, alla fine, sia davvero importante.

Camilla Sacca

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Sveglia Piacenza! – Roberto Reggi

Eccoci ancora qua: una domenica mattina nebbiosa e malinconica nella Bassa Piacentina, una giornata di riposo e tregua dopo una settimana lunga.

La quarta puntata della nostra rubrica ha come ospite il nostro Sindaco, Roberto Reggi, generoso nel concedermi qualche minuto per rispondere alle solite 5 domande.

Innanzitutto, chi è Roberto Reggi?

Il mio vero mestiere e’ ingegnere nel settore dell’ energia, ma temporaneamente ricopro il ruolo di Sindaco della mia città e svolgo questo servizio a tempo pieno.

Cosa pensa di Piacenza? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Piacenza e’ una città dove si vive bene in tutte le età della vita ed i servizi essenziali sono di ottimo livello. Manca un po’ di spirito d’ iniziativa nel settore commerciale ed è scarsamente tollerante, in particolare con i giovani. La maggioranza dei suoi cittadini e’ generosa ma poco propensa al cambiamento.

Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa la spinge a faticare per migliorare la sua città?

Svolgere questo servizio per la mia città mi onora moltissimo e lo faccio con passione per contribuire, spero in maniera significativa, a migliorare la vita dei suoi cittadini, a partire dai miei tre figli.

Cosa direbbe ai piacentini che criticano piacenza, accusandola di essere una città morta, ecc.. ?

Di valorizzare le tante opportunità che offre e di smettere di criticare e basta aspettando che siano altri a renderla viva. Piuttosto di darsi da fare per renderla piu vivace, ognuno di noi può fare tanto.

Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza e, in generale, per il nostro Paese?

Vedo buone prospettive di sviluppo per la nostra città nonostante il contesto di crisi generalizzata. Abbiamo ancora voglia di studiare, divertirci, lavorare ed invecchiare bene e così credo anche del nostro Paese!

Riccardo Covelli

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Gioiose manie

Quest’articolo è per la parte “costume e società” del giornalino. Un po’ di sane frivolezze, insomma.

Non so perché al Gioia si scatenino delle mode, delle follie collettive, per cui a un certo punto la maggior parte della scuola si veste tutta allo stesso modo. Ve ne siete accorti, vero?

Ecco, secondo me ce ne sono alcune pericolosissime e super contagiose. Le varie epidemie e influenze suine al confronto si diffondono lente come bradipi.

Si parte dalla mania-chapelier: questa borsa, di tutte le varianti di colore possibili, diventa LA BORSA. È ovunque. Ci sono le liste d’attesa nell’unico negozio che le vende in centro; e dato che devi aspettare per averla alla fine va bene qualsiasi colore ti capiti. Bisogna essere fortunate perché i creativi della Chapelier sono degli irresponsabili; la loro unica regola sembra essere: tutti i colori, in coppia, possono stare bene insieme. Hanno un animo romantico, in fondo.

Poi se n’è andata, ci ha lasciati. Se ne vede ancora alcune in giro, ma sono poche: le irriducibili o le nostalgiche. C’è da dire che è una borsa grande, comoda e inghiotte di tutto (tipo quella di Mary Poppins!).

Superata la Chapelier si approda direttamente alle “I’m the lucky bag” che sfoderano un’ironia che sinceramente mi sfugge! Sono le borse di vernice con catene come manici. Carine, ma dilagano con meno entusiasmo.

La vera rivoluzione nel sistema di trasporto dei libri sono gli zaini della North Face! Questa volta il fenomeno si espande senza controllo e travolge anche il mondo maschile.

Gioiose e gioiosi, sappiamo tutti che la vera domanda oggi è: sei un Jester, un Borealis o un Eretico?

Personalmente confesso di essere un’eretica, ma nessuno può dirsi immune alle manie modaiole del Gioia. Alla fine ci cadono tutti.

Lo sanno bene le ragazze, che da un anno o due vanno sempre più numerose a tagliarsi i capelli corti. Attenzione però, è un passo da cui difficilmente si torna indietro! È vero che i capelli ricrescono, ma corti sono così comodi che poche ci rinunceranno.

Dalla testa passiamo ai piedi: rimangono alte le vendite nei negozi di Piacenza e dintorni di All Star, Vans e simili. Reggono bene anche le Hogan. Per non parlare della follia degli Ugg: tutte li volevano, ma non conosco una ragazza che, dopo averli comprati, non dica: “I piedi mi si inzuppano appena cadono due gocce d’acqua. Però con quel che sono costati li devo mettere!”

Siamo semplicemente degli adorabili pesciolini che seguono la corrente.

Per ora è tutto, ma ci sono ancora molte gioiose follie di cui parlare!

Elena Zanella

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