Archivi tag: professoressa

The importance of being an idol

Quando intervisti una persona e questa esordisce dicendo: “Il mio è un lavoro di secondo piano, nessuno fa caso più di tanto a quello che faccio” capisci che l’intervista andrà bene. Capisci di aver a che fare con una persona umile, coi piedi per terra, disposta al confronto. E capisci che nonostante sia la tua preside, e ti tremino le mani e la voce dall’agitazione, dalla paura di fare una domanda sbagliata, forse essere lì ne valga la pena. Parlare con la Professoressa Arvedi vuol dire anche questo.

Le rispondo con una verità che appare mascherata da menzogna ben educata, quando le dico che in realtà nella mia esperienza scolastica degli ultimi quattro anni la figura della preside sia stata per me, come per molti altri studenti del Gioia, un simbolo carismatico e non solo: mi sono sempre vantato di frequentare un istituto che, con i suoi tanti difetti, è sotto la guida di una persona competente, che guarda sempre avanti nelle sue scelte, ed opera per il bene dei suoi studenti.
Ora la smetto con questo sproloquio stilnovistico da lecchino (si può dire, non è una parolaccia?) e vi racconto cosa ci ha detto.

 

Continua a leggere

Annunci

Commenti disabilitati su The importance of being an idol

Archiviato in Interviste, Vita di scuola

Un sabato a caso

Un sabato a caso un ex studente del Liceo Gioia entra con amici al bar per l’aperitivo e sempre lo stesso sabato a caso in quel bar si trovava una sua professoressa dei tempi del Liceo.

I saluti stranamente non furono di circostanza, distaccati, anzi l’incontro venne giudicato piacevole da entrambi.

Strano si potrebbe pensare perché la professoressa delle superiori nell’immaginario collettivo è bacchettona, isterica,  inutile e socialmente allarmante.

Al contrario questa professoressa a questo ex studente non suscitava nessuno di questi ricordi, in effetti chi legge deve sapere che questa professoressa non era una professoressa “normale” per lui, ma era una conoscenza dettata dall’iscrizione dello studente ad un corso extra-curriculare.

Per questo motivo tra questi due individui non si creò mai un rapporto di contrapposizione studente -professore, o al di fuori dell’ambito scolastico, impresa – sindacato, datore di lavoro – dipendente.

E già, perché poi quando esci dal Liceo l’ottica cambia, il futuro questa cosa impalpabile comincia a concretizzarsi e a venirti incontro, e a quel punto rileggi gli anni del Liceo come anni diversi, staccati, come un periodo interrotto tra il resto delle cose che ti sono successe e ti succederanno.

Ma l’errore, lo sbaglio o forse è meglio definirlo l’inganno dove, con una lettura superficiale, si rischia di cadere è proprio l’identificare gli anni del Liceo come un’Alcatraz dalla quale fuggire o come un valido approdo da non abbandonare.

La vita apparentemente semplice di quegli anni, non è solo preferire le Converse alle Superga o il Metal a Gossip Girl, piuttosto un’occasione per gettare le basi di quello che sarai o speri di diventare.

Non è il latino che serve alle persone per realizzarsi nella vita, ma il superare le versioni in modo brillante e perché no con qualche stratagemma, che ti prepara alle sfide ben più grandi del dopo matura.

Sfide che non penseresti neppure di vivere un giorno, ma che sono già li che aspettano te e il tuo affrontarle con carattere, perché se devi perdere meglio farlo con classe e se vinci è perché hai osato.

Hai osato.

E lo hai già fatto scegliendo per te un Liceo come il Gioia, quello col blasone, con i professori migliori e con le ragazze più belle.

Così è come lo ricordo a quei tempi dove anche io ero uno studente del vostro Liceo, ben prima di trovarmi a un passo dalla laurea in legge e ben prima di incontrare in un sabato a caso la professoressa Annalisa Trabacchi alle prese con il suo Spritz!

Lo studente preferito (almeno all’epoca) dalla Trabacchi

Commenti disabilitati su Un sabato a caso

Archiviato in Vita di scuola