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Elezioni 2013: ha perso l’ideologia

In Italia possono votare tutti dal 1945; cento anni fa alle donne non era permesso per esempio di scegliere chi le avrebbe rappresentate. Immagino la soddisfazione di quei primi votanti: finalmente erano loro a decidere del loro paese, una grande responsabilità ma anche una grande gioia. Gli italiani erano finalmente diventati grandi. Oggi, 2013, ci si sono prospettate delle elezioni decisamente difficili, non solo perché veniamo da un periodo di grande crisi economica ma anche perché ancora una volta l’italiano medio si è trovato a dover votare il meno peggio. Molti, circa il 25%, hanno preferito non avvalersi di uno dei più importanti diritti e doveri previsti dalla nostra costituzione, hanno deciso di ripudiare i padri costituenti e lasciare che fossero gli altri a decidere per loro. La situazione non era certo semplice, forse non tutti hanno trovato il candidato che li rappresentava, essendo scarsa la presenza di figure valide, a mio parere, ma non votare significa perdere in partenza. Perdere tutto quello che ognuno di noi desidera: cambiamento, miglioramento, progresso. Ebbene purtroppo abbiamo perso lo stesso, infatti la governabilità non c’è, non ci sono i numeri e dovremmo, probabilmente, a breve tornare ad elezioni. Cercando di analizzare i dati, una cosa sorge subito all’occhio: gli Italiani hanno la memoria corta. La coalizione di Silvio Berlusconi ha ottenuto, infatti, il 29,1 % alla camera e 30,7% al senato. Gli elettori si sono dimenticati di quanto quest’uomo abbia umiliato l’Italia. Non solo con le sue vicende scandalose, con le battute fuori luogo, ma anche e più di tutto per i legami dubbi con la mafia, che distrugge l’economia del nostro paese e limita la libertà di molti cittadini, e per i tanti processi nei quali è coinvolto (qualcuno dovrebbe spiegargli che prescrizione non significa assoluzione).

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Dall’altra parte, con la coalizione che era, all’inizio, data per vincente, Pierluigi Bersani, che ha ottenuto il 29,5 % alla camera e il 31,6 % al senato, rappresenta tutto quello che moltissimi Italiani non vogliono vedere: una politica vecchia. Coloro che non si sono fatti abbindolare dall’ennesimo insulto all’intelligenza da parte del Cavaliere, la restituzione della famigerata tassa Imu, desideravano un cambiamento forte. Si giunge dunque ad un altro dei protagonisti di queste politiche: Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle, che è riuscito ad ottenere ben il 25,1 %; la figura che molti cercavano, un grande comunicatore, che propone cose che, del resto, piacciono, nessuna pillola amara nel programma dei Grillini e i vecchi, con il loro magna magna, tutti a casa. Ma siamo proprio sicuri che sia tutto così facile? Uno stato non è un comune, una regione e non è neanche un gioco. Siamo sicuri che mettere in Parlamento dei cittadini comuni sia la soluzione? Certo possono fare gli interessi del popolo, ma saranno in grado di gestire la complessità della nostra Repubblica? Una cosa è sicura: l’ideologia ha perso, la destra e la sinistra hanno perso. Il 25% degli elettori ha deciso di non votare e un altro 25% ha deciso di voltare per un partito apolitico. Sicuramente un rinnovamento della casta politica del bel paese era necessario, ma non così. Non vale a chi urla più forte, non vale a chi semplifica di più il programma, non vale a chi propone le cose che ci piacciono di più, non vale a chi parla ma non concede interviste. Gli italiano hanno preferito l’onestà alle competenze, hanno preferito guardare la politica e potersi vedere riflessi in uno specchio per essere sicuri di non vedere più dei ladri, che mangiano sui loro risparmi. Ma credo che nella Democrazia di oggi, i politici non dovrebbero essere uguali a tutti gli altri cittadini, dovrebbero essere i migliori, un modello a cui tutti si ispirano sia per competenze che per onestà. Cosa direbbero i padri costituenti? Cosa direbbero di un’ Italia in cui cittadini qualunque sono in Parlamento, guidati da un comico? Cosa direbbero di tutti quei politici che non sono più in grado di rispondere alle richieste degli elettori? Per ora ci sono piaciuti i furbi,

Serena Bergamaschi

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Ostinazione

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L’ Acuto si risveglia anche quest’anno, offrendo novità, news, articoli, rubriche, sondaggi e proposte, in mezzo ad un clima non facile, purtroppo.

Siamo in piena crisi, economica, sociale, culturale: mancano soldi, mancano i valori e manca l’informazione.
Il mondo da noi conosciuto è in ginocchio e si sta sgretolando; non è solo una questione italiana, purtroppo (o per fortuna), ma un international affair: senza mezzi termini, siamo in merda.

E’ così che si sta sviluppando una tendenza (obbligata), un movimento silenzioso (neanche troppo): il piccolo Davide sta affrontando Golia, come poche altre volte nella storia. Il popolo sta reagendo, finalmente: nascono proposte, iniziative, tentativi.

Stiamo lentamente scavalcando il sistema: i forconi dei contadini contro le poltrone dei potenti.

E L’ Acuto, che vogliate o no, sta facendo parte di questa sovversione.
L’ Acuto insieme ai suoi lettori può essere qualcosa di “pericoloso”, una reazione chimica nel laboratorio del mondo, un salto di fronte al baratro che ci stiamo trovando davanti.

E’ ora di saltare e tirar fuori i piedi dal letame.
E’ ora di riprenderci la risurrezione che ci stanno negando.
E’ ora di riaffiorare in superficie e respirare aria pura.

E lo faremo insieme, cari lettori.

 

Riccardo Covelli 

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