Archivi categoria: Attualità

Tutte le novità

Gli ignavi oggi

Si diceva che nel 2012 sarebbe finito il mondo, che l’apocalisse sarebbe arrivata e poi se ne sarebbe andata portandoci via con lei per ridare alla Terra un nuovo inizio.
Nel 2012 avevo dieci anni e mi ricordo ancora cosa avevo pensato mentre tornavo a casa da scuola quel fatidico 12/12/2012: “Se il mondo finisse oggi, domani dove sarò?”.
La risposta alla mia domanda è arrivata quando, il mattino dopo, aprendo gli occhi, mi sono ritrovata davanti la mia cameretta e mia madre che mi diceva che era ora di alzarsi.
Tutto era come l’avevo lasciato il giorno prima: nessun oggetto rotto e nessuna crepa sul muro. In quel momento la paura provata era scomparsa perché non era successo niente, la mia vita stava andando avanti, mentre quella di decine e decine di bambini si era fermata a causa di un colpo di stato che ha spaccato il Mali in due fazioni ben distinte; mentre io me ne stavo comodamente seduta sulla mia poltroncina a guardare i cartoni animati in televisione, un paese era sull’orlo della rovina, una rovina da cui purtroppo non si è ancora ripreso.
Dopo poche settimane dall’inizio della guerra, sotto richiesta del presidente maliano, le forze armate francesi sono intervenute contro le forze jihadiste che occupavano il nord del paese, dando così inizio alla “Opération Serval”. Nei giorni seguenti, altri sette stati hanno inviato uomini e supporto logistico per ripristinare la pace in Mali.
Oggi, dopo sette anni, l’Unione Europea ha prorogato di altri due anni il mandato della missione militare nel paese e lo ha modificato per comprendere tra i propri obiettivi l’addestramento della forza militare multinazionale creata da cinque paesi africani (Mali, Niger, Mauritania, Burkina Faso e Ciad) per combattere le milizie jihadiste, inoltre ha approvato un aumento del budget per portare a termine la missione con i migliori risultati.
Nonostante il duro lavoro compiuto, le milizie jihadiste sono ancora una forte presenza nello stato e a causa dei frequenti attentati numerosi soldati dell’esercito internazionale, maliano e dei caschi blu dell’ONU hanno perso la vita negli ultimi anni.
Quindi: “Perché in televisione non se ne parla? Perché il mondo non sa che un paese sta crollando sotto il peso del terrorismo e molti altri con lui? Perché, nonostante ci siano persone che sanno cosa sta succedendo, la notizia non si diffonde? Perché la stampa si concentra di più su ciò che la gente vuole sentirsi dire che sulla realtà? Perché tutti quei giornalisti che si professano paladini della verità, alla fine non scelgono da che parte stare?”
Per me sono questi gli ignavi dei nostri giorni: i giornalisti che non scelgono di dire la verità, ma che non scelgono neanche di dire il falso, stanno semplicemente lì ad aspettare che altri scrivano la storia che loro non hanno il coraggio di raccontare.
Credo che per questo tipo di giornalisti l’Anti-Inferno sarebbe il posto ideale, perché così capirebbero cosa vuol dire essere ignorati dagli altri, capirebbero quanto fa male non sentire la propria storia raccontata.

Maria Schiavetta, III lingA

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

La dignità dell’uomo tra individuo e mondo

1548753859_U.S.-navy-photo-by-Chief-Information-Systems-Technician-Wesley-R-Dickey-ReleasedIl 6 febbraio 2019 all’Università Cattolica di Piacenza si è svolta una conferenza tenuta dal Professor Umberto Curi, filosofo e docente dell’Università di Padova, su un tema che ultimamente ci tocca in particolar modo e ci pone quesiti continui: l’immigrazione. Curi afferma che il dibattito teorico-analitico sul tema dell’immigrazione è inchiodato su 2 parole chiave: accoglienza e respingimento. Negli ultimi anni si è instaurato tra di esse un rapporto paragonabile a un “dialogo tra sordi”, in cui nessuna delle due parti vuole ascoltare le motivazioni delle scelte dell’altra. Si è deciso allora di provare ad impostare un ragionamento su questo tema utilizzando un modello analitico: il primo passo in questo ragionamento è costituito da ciò che è costantemente ribadito, senza differenza tra destra e sinistra, cioè la distinzione tra profughi richiedenti asilo (che devono essere accolti) e migranti economici (che non provengono da zone di guerra ma di povertà). I primi hanno diritto ad essere accolti, i secondi invece vengono considerati clandestini, abusivi, delinquenti ed anche potenzialmente terroristi. Curi ci chiede allora di provare a fare un passo avanti ponendoci le seguenti domande: Chi è il migrante economico? Perché centinaia di migliaia di persone affrontano l’incertezza ed il pericolo estremo pur di arrivare in Europa? Da quale condizione vuole evadere?
Da Report di FAO del 2011 (costola di ONU che ha il compito di aggiornare i dati su povertà e fame nel mondo) sappiamo che, dei circa 6 miliardi di abitanti del pianeta, 2 miliardi ed 800 milioni dispongono di 2 dollari al dì per sopravvivere, mentre 1 miliardo e 200 milioni di meno di 1 dollaro. I decessi alla settimana per fame sono più di 2000 e 11 milioni di bambini all’anno muoiono per denutrizione.
E quando lo Stato dice di “aiutarli nel loro paese”, l’Italia non ha tirato fuori 1 euro per il Global Found (fondo globale per le esigenze più urgenti), né ha cancellato il debito pubblico. Ha invece modificato la quota Pil riducendola da 0.20 a 0.15.
Questi sono i migranti economici, persone che affrontano il Mediterraneo rischiando la vita. Dunque non si può pensare a queste persone come coloro che vogliono arricchirsi.
L’accoglienza va riservata a coloro che cercano di sfuggire al pericolo di morire, che sia per fame o per guerra. Non dovrebbe esistere una distinzione tra migranti “buoni” e migranti “cattivi” perché l’unica distinzione è il pericolo di vita, che derivi da guerra o da miseria.
Il giudizio sui migranti “economici” da parte dei politici attribuisce uno stigma, un marchio negativo a queste persone. La questione difficile da accettare sta nella contraddizione dei nostri governi che si basano sull’economia ed esaltano l’Homo Economicus, ma se è l’altro a farlo diventa una pratica negativa.
Se siamo umani, siamo consapevoli che un migrante che ha abbastanza soldi per poter vivere nel paese d’origine, non emigra e che se una madre ha un bimbo che sta morendo, non verrà fermata certamente da un decreto! La verità elementare è che o si riesce a rendere meno drammatico lo scarto tra la nostra opulenza e la miseria dei paesi africani o non sarà possibile fermare l’immigrazione.
Una storia che mi ha colpito particolarmente e che vi lascio per riflettere è quella di Abdul, che ha affrontato a piedi dal Sud Sudan alla Libia, dove è stato carcerato e torturato, è poi riuscito ad arrivare in Europa e poi a Calè dove ha deciso, nella disperazione totale, di attraversare correndo i 52 km di tunnel della Manica percorso da treni ad alta velocità, rischiando di morire. Arrivato in Inghilterra è stato arrestato e incarcerato per 6 mesi e poi assolto da un giudice inglese con una sentenza che ha sdegnato molti altri giudici: “ciò che ha fatto è ciò che poteva fare in quanto disperato”.

Marta Cecilia Marazzi, VscA

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Cose di Cosa Nostra

falcone_borsellino_biografia-breve_due-minuti-di-arte.jpg Con il termine ‘MAFIA’, si indica una qualunque organizzazione criminale che mira alla gestione del potere e al controllo di un determinato territorio e della società che vi appartiene, basata su legami familiari e sull’omertà. È regolata da riti che gli affiliati, che hanno l’obbligo di sottostare ad un capo, sono tenuti a rispettare.
L’estorsione mafiosa ha avuto una diffusione che riguarda per la maggior parte il meridione, ma sarebbe un’utopia dire che si limita ad esso. Tra le estensioni più note possiamo citare la Camorra, la ‘Ndrangheta e Cosa Nostra; ed è proprio su quest’ultima che vorrei focalizzare l’attenzione.
La locuzione ‘Cosa Nostra’ si riferisce alla mafia nata nei capoluoghi della Sicilia. Le sue origini risalgono probabilmente all’inizio del 1800 quando cominciarono a crearsi delle ‘cosche, sette, partiti o confraternite’, che iniziarono ad esercitare un potere violento, servendosi anche ‘scagnozzi’. Ciò che più permise a ‘Cosa Nostra’ di ingrandirsi furono gli eventi che successero l’Unita D’Italia, in cui il meridione fu colpito da una crisi economica e lo Stato non riuscì a garantire un potere ed un controllo stabile ed accentrato: cominciò a fare affidamento sulle cosche mafiose, le quali presero il totale controllo dei territori dal momento in cui ne conoscevano tutti i meccanismi.
Il fenomeno mafioso continuò a persistere segretamente e furono numerose le strategie attuate al fine di contrastarlo. Dopo alcuni arresti dei boss mafiosi, i clan cominciarono a sentirsi insicuri, così decisero di emigrare negli USA, entrando così a far parte della ‘Cosa Nostra statunitense’. La trasferta portò ad una diffusione e fusione di idee finchè, nel secondo dopoguerra, numerosi mafiosi americani si trasferirono in Italia dando avvio così ad un traffico di stupefacenti verso il nord America, stabilendo dei rapporti extracontinentali.
Negli anni ’80 fu istituito un ‘pool antimafia’ ad opera dei giudici Chinnici e Caponnetto a cui aderirono i magistrati Borsellino, Falcone, Di Lello e Guarnotta. Questi raccolsero un abbondante materiale tale per cui furono inviati 493 mandati di cattura e di arresto. L’8 novembre 1985, Falcone depositò 8000 pagine che rinviarono a giudizio 476 indagati in base al pool: ebbe inizio così ciò che fu chiamato Maxiprocesso, che terminò alla fine dell’87 con 342 condanne e 19 ergastoli che furono commutati tra Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina.
Con l’inizio degli anni ’90, dopo che furono confermate tutte le condanne del Maxiprocesso, comincio anche la stagione delle stragi progettate da Riina: quella di via Capaci la quale vide protagonista Giovanni Falcone, la moglie ed alcuni agenti, nel luglio avvenne la strage di via d’Amelio, che segnò la fine della vita di Borsellino e dei suoi agenti di scorta. Era il 15 gennaio del 1993 quando Salvatore Riina fu arrestato e Provenzano divenne il capo di Cosa Nostra, circondandosi solo di uomini di fiducia che cambiarono radicalmente il modo di operare negli affari della mafia siciliana. Dopo ben 43 anni di latitanza, Bernardo Provenzano fu catturato nel 2006.
Attualmente al vertice dell’organizzazione c’è Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993.
Al giorno d’oggi la mafia di tutti i paesi del mondo si unisce e collabora, avanzando le sue attività criminali caratteristiche rappresentando così un costante problema per l’umanità, per l’ordine civile e per il quieto vivere.

Sarah Petrolesi, IVscC

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Netflix e il culto delle serie tv

Netflix, colosso americano della distribuzione via internet di film, serie tv e documentari, con la sua ascesa, ha cambiato il panorama dell’intrattenimento.
La piattaforma nasce nel 1997 da un’idea di Reed Hastings e Mark Randolph. Pensata per il noleggio di dvd e videogiochi via internet spediti direttamente a casa, nel 2008 l’azienda fa partire un servizio streaming online on demand a pagamento, che diventerà poi l’attività principale della società. Nel 2010 si espande in altri Paesi e finanzia produzioni originali: la sua popolarità inizia a crescere senza arrestarsi. Infatti, Netflix continua ad imporsi come principale piattaforma per la visione di contenuti streaming, contando 125 milioni di utenti globali nel primo trimestre del 2018.
Il cambiamento più significativo verificatosi con l’ascesa della società è legato alla fruizione, alla produzione e al pubblico delle serie tv. “Serie tv” – abbreviazione di “serie televisiva” – è il termine che indica una narrazione caratterizzata dalla serialità, cioè dalla suddivisione in più parti, generalmente trasmesse in giorni diversi. Prima dell’avvento di Netflix, i programmi seriali erano seguiti principalmente in televisione e non era sempre possibile seguire ogni puntata. Inoltre, le produzioni straniere erano trasmesse con ampio ritardo in Italia rispetto alla messa in onda nel Paese di origine. Con la diffusione dello streaming online è diventato più semplice e immediato seguire una serie tv. Infatti, è possibile guardare un episodio in qualsiasi momento della giornata, in quanto sulla piattaforma è presente l’intera o parziale programmazione del ciclo seriale; talvolta, si ha l’opportunità di seguire un programma in concomitanza con il Paese di produzione. L’immediatezza della fruizione di serie tv ne ha incentivato la produzione. Oggi si tende a investire sempre di più nella creazione di contenuti originali; ad esempio, nel 2017 Netflix ha prodotto dieci serie originali, contro le cinque create nel 2015. Anche il pubblico è cambiato: se prima era costituito da un numero non molto ampio di persone, oggi comprende 125 milioni di persone di tutte le età. Lo spettatore si rapporta in modo di verso con la fruizione. La disponibilità tempestiva dei contenuti lo induce al binge watching, ovvero alla visione consecutiva di molti episodi.
Netflix ha riscontrato un successo così ampio che anche altre compagnie cercano di emulare questo fenomeno, proponendo al pubblico contenuti simili a quelli del colosso americano, come Amazon Prime e Infinity.
Dunque, dal lancio di Netflix, l’industria dell’intrattenimento continua a rinnovarsi e la produzione delle serie tv e la domanda degli utenti aumenta imperterrita, tanto che sembra opportuno parlare della diffuzione di un “culto” delle serie tv.

Anita Groppi, 4clB

Commenti disabilitati su Netflix e il culto delle serie tv

Archiviato in Attualità

LA VOCE DEL GIOIA

L’evento del giorno è la messa in onda della Gioia Web Radio, la prima radio studentesca piacentina, durante il pomeriggio di scuola aperta.

La prima intervistata è stata la nostra direttrice Elisa Silva, anche per parlare del progetto che da gennaio coinvolgerà  L’Acuto in collaborazione con la radio nella gestione delle news giornaliere.

Stay tuned on: http://www.gioiawebradio.it/On-Air

-La Redazione

Commenti disabilitati su LA VOCE DEL GIOIA

Archiviato in Attualità, Radio, Vita di scuola

Noi non ci lasceremo mai

Immagine

Il 24 Marzo del 2012 il mondo dello sport ha perso uno dei suoi atleti e uomini migliori, Vigor Bovolenta , che si è accasciato durante una partita. È stato un momento tragico e veloce, troppo veloce e dopo quell’attimo il suo cuore ha cessato di battere.

Federica Lisi, la moglie di Bovo, è una donna forte che ci ha insegnato veramente tanto: ci ha insegnato a riconoscere quei valori della vita che contano davvero, ma soprattutto ci ha insegnato a non arrenderci davanti a nulla e a trovare il coraggio di andare avanti e continuare ad amare. Federica ha perso il suo amato “Bovo” quel giorno, in quell’attimo una parte del suo cuore se ne è andata per sempre, ma lei ha trovato il coraggio e la forza di proseguire il cammino della vita.
“Bovo è vita per me, lo è sempre stato, e tutto il coraggio che ho, è proprio perché sono convinta che lui sia dentro di me.” Sono queste le parole commoventi di Federica, che continua ad andare avanti, a vivere nonostante tutto, ad essere un esempio per i suoi cinque bambini e per tutti noi.

A novembre 2013 è stato pubblicato il suo libro, dove racconta la vita con Vigor.
Le è stato chiesto più volte il perché abbia deciso di scrivere proprio un libro e lei ha più volte risposto che non è stato facile, anzi è stata una sofferenza attraversarne la stesura, ma le ha fatto bene, perché ora è più consapevole di quanto il suo campione le abbia dato e di quanto sia ancora presente in ogni attimo della sua vita.

Inoltre un libro è qualcosa che rimane per sempre e voleva che i suoi cinque figli sapessero e conoscessero chi era realmente il loro papà, come un ricordo indelebile nero su bianco da lasciare a loro.

Federica era una campionessa di volley quando ha deciso di ritirarsi per costruire una famiglia con l’uomo che amava: un destino crudele ha cercato di fermare questo progetto di vita comune.

Ma l’amore che li ha uniti in vita non li ha separati nemmeno dopo che lui se ne è andato: Federica sente di avere la forza di andare avanti esattamente come avevano progettato insieme. Non solo. La scoperta di essere in attesa del loro quinto figlio dopo la morte di Bovo le fa capire che l’amore è più forte di tutto quello che può accadere di male.

Lo slogan con cui sta portando avanti in tutta Italia la presentazione del libro “Noi non ci lasceremo mai” riguarda proprio l’amore: Amore = Vita!
Ed è un inno alla vita questo libro bellissimo, tenero e terribile, aperto e angoscioso, feroce e dolcissimo,proprio come la vita sa essere.

La mattina del 24 Gennaio 2014 il Liceo Gioia ha avuto l’onore di ospitare Federica, che ha parlato a noi studenti. Il messaggio che vuole trasmettere a tutti i giovani è di amare e di vivere fino in fondo ogni attimo, perché anche la piccola cosa può essere immensa, di non avere paura di dire la nostra opinione, e soprattutto che l’importante non è il voto, ma l’impegno: la sfida è tra noi e i libri. Infine “da mamma” ha aggiunto che se siamo contenti e realizzati nel fare una cosa, anche i nostri genitori lo saranno, spetta a noi credere in qualcosa e fare il “grande salto”

Grazie Federica per aver condiviso con tutti noi questi ricordi preziosi, per averci aperto le porte della tua casa e del tuo cuore: noi non ti dimenticheremo mai!

 ChiaraSerena Rossi

Commenti disabilitati su Noi non ci lasceremo mai

Archiviato in Attualità, Sport

Dalle bottiglie di Coca Cola ai divi del cinema: Warhol, laicizzazione o agnosticismo iconografico?

Mostra Milano, Palazzo Reale

Mostra Milano, Palazzo Reale

 

Facendo seguito al “non so” circa il valore di Andy Warhol, condivido, ora, l’affermazione che “Warhol rappresenta l’America”, o notoriamente, che Warhol è l’America, nel momento in cui l’America è diventata il mondo.

E ciò è comprensibile, perché l’arte di Andy si è disancorata dalla pittura degli espressionisti astratti e aprioristici, il cui stile intende andare oltre l’oggetto, oltre la raffigurazione dell’esperienza quotidiana, che li angustia profondamente; invece, gli artisti della Pop Art hanno al centro del loro interesse la prosaica e massificata realtà americana, senza commenti espliciti, positivi e negativi.

Sono espressionisti astratti Gorky, Pollok e Kline; esemplare artista pop è, invece, Warhol.

Warhol intende rifare le immagini che stanno sotto gli occhi di tutti per sottrarle all’invisibilità: e da qui il suo acume, che consta non tanto in una reviviscenza, ma in una tesaurizzazione di un epoca, ingigantita dall’isolamento della singola immagine e della sua serigrafia.

Da qui il campeggiare sulla tela dei volti “dilatati” di Liz Taylor e di Marilyn Monroe e da qui la ripetizione seriale di lattine, bottiglie, banconote.

Condivisibile, anche, è l’asserzione che nell’arte di Warhol vi è un fondo di nichilismo e in essa vi aleggia un senso di morte e di dissolvimento. Infatti l’immagine artificiale, per sua stessa natura, da un lato non può che bloccare la vita, esserne in un certo senso la negazione, dall’altro è comunque destinata a un rapido consumo.

Niente è più esplicativo di tutto ciò, dei ritratti in negativo di Marilyn, di Jacqueline Kennedy in lutto, dei vari “disastri” e dell’opprimente “suicidio”.

La mostra a Palazzo Reale, a Milano, attiva dal 24 ottobre 2013 al 9 marzo 2014, ha rivelato un artista miscredente, che pensava che la sua opera non avrebbe avuto futuro, che la sua “commercial art” non avrebbe più significato nulla, forse, per la presenza di luce effuse e del cromatismo labile ed evanescente: per ora, almeno, caro Andy, il tuo vaticinio non si è avverato, probabilmente, perché il business è la miglior forma d’arte e, tu, non l’hai mai rinnegata.

Gli interrogativi del 29 dicembre 2013 restano, e la risposta è sempre “non so”, ma la disponibilità a “capire” a “vedere” ha rimosso i pregiudizi, i preconcetti.

 Paolo Balordi

 

1 Commento

Archiviato in Attualità