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Gioiose manie

Quest’articolo è per la parte “costume e società” del giornalino. Un po’ di sane frivolezze, insomma.

Non so perché al Gioia si scatenino delle mode, delle follie collettive, per cui a un certo punto la maggior parte della scuola si veste tutta allo stesso modo. Ve ne siete accorti, vero?

Ecco, secondo me ce ne sono alcune pericolosissime e super contagiose. Le varie epidemie e influenze suine al confronto si diffondono lente come bradipi.

Si parte dalla mania-chapelier: questa borsa, di tutte le varianti di colore possibili, diventa LA BORSA. È ovunque. Ci sono le liste d’attesa nell’unico negozio che le vende in centro; e dato che devi aspettare per averla alla fine va bene qualsiasi colore ti capiti. Bisogna essere fortunate perché i creativi della Chapelier sono degli irresponsabili; la loro unica regola sembra essere: tutti i colori, in coppia, possono stare bene insieme. Hanno un animo romantico, in fondo.

Poi se n’è andata, ci ha lasciati. Se ne vede ancora alcune in giro, ma sono poche: le irriducibili o le nostalgiche. C’è da dire che è una borsa grande, comoda e inghiotte di tutto (tipo quella di Mary Poppins!).

Superata la Chapelier si approda direttamente alle “I’m the lucky bag” che sfoderano un’ironia che sinceramente mi sfugge! Sono le borse di vernice con catene come manici. Carine, ma dilagano con meno entusiasmo.

La vera rivoluzione nel sistema di trasporto dei libri sono gli zaini della North Face! Questa volta il fenomeno si espande senza controllo e travolge anche il mondo maschile.

Gioiose e gioiosi, sappiamo tutti che la vera domanda oggi è: sei un Jester, un Borealis o un Eretico?

Personalmente confesso di essere un’eretica, ma nessuno può dirsi immune alle manie modaiole del Gioia. Alla fine ci cadono tutti.

Lo sanno bene le ragazze, che da un anno o due vanno sempre più numerose a tagliarsi i capelli corti. Attenzione però, è un passo da cui difficilmente si torna indietro! È vero che i capelli ricrescono, ma corti sono così comodi che poche ci rinunceranno.

Dalla testa passiamo ai piedi: rimangono alte le vendite nei negozi di Piacenza e dintorni di All Star, Vans e simili. Reggono bene anche le Hogan. Per non parlare della follia degli Ugg: tutte li volevano, ma non conosco una ragazza che, dopo averli comprati, non dica: “I piedi mi si inzuppano appena cadono due gocce d’acqua. Però con quel che sono costati li devo mettere!”

Siamo semplicemente degli adorabili pesciolini che seguono la corrente.

Per ora è tutto, ma ci sono ancora molte gioiose follie di cui parlare!

Elena Zanella

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Moda: a ognuno la sua

MODA. Quattro semplici lettere che racchiudono un mondo di cui volenti o nolenti facciamo tutti parte. Ma la moda con la M maiuscola non è solo quella che troviamo sulle copertine di Glamour e Vogue o sulle passerelle delle sfilate. La moda è anche la nostra, quella di tutti i giorni attraverso cui ognuno di noi si identifica e racconta un po’ di sé. A scuola, non indossando una divisa, possiamo notare più che mai come ogni giorno stili, personalità e mode diversi si intreccino l’uno con l’altro. Rispetto a Paesi come Giappone o Inghilterra abbiamo infatti molta più libertà di scelta riguardo all’abbigliamento scolastico.

Ma osserviamo più da vicino Via Baciocchi popolata ogni mattina da noi studenti del Gioia. Chi con catene attaccate ai pantaloni, chi con una kefia legata al collo, chi con una borsa all’ultima moda, chi in tuta… e ancora ballerine, leggings, jeans, occhiali colorati… stoffe, fantasie, colori… LA MODA SIAMO NOI A FARLA…

Tante volte, anzi troppe, ci capita di essere influenzati dall’immagine della moda che ci propone la televisione. Gambe chilometriche che procedono spavalde su tacchi 12 cm, pance e seni piatti nascosti sotto magliette attillate, non un filo di grasso, capelli perfetti e trucco impeccabile. Siamo convinti di doverci adeguare a questi stereotipi e alla loro apparente perfezione, ma la moda non è questione di adeguarsi, è essere. Come diceva Coco Chanel: “La moda passa, lo stile resta”. Mi capita di vedere molte persone a scuola che emanano stile da tutti i pori, che fanno di ciò che indossano il loro biglietto da visita. Le tipiche persone che quando ti passano davanti insinuano una sola esclamazione nella tua testa : WOW…     Le mode cambiano ogni anno, ciò che era di moda anni e anni fa ritorna sottoforma di VINTAGE uno dei must che non crollano mai. Un clamoroso esempio di mix di abiti e accessori vintage è Camden Town uno dei quartieri più famosi di Londra. In un posto del genere ci si perde e c’è spazio per tutto e tutti, nessuno si sente fuori-luogo. La moda dovrebbe essere sempre così, una forma d’arte, perché questo è, che ognuno modella su sé stesso. Ma torniamo all’analisi della moda a scuola…

L’abbigliamento tipo del “gioioso”..

Il gioioso si presenta in diverse forme e situazioni dettate dal cambio di stagione. Trasforma i corridoi scolastici e Via Baciocchi nelle proprie passerelle personali. “Zara” è la Gerusalemme delle gioiose che vi accorrono in pellegrinaggio non appena è possibile. In autunno le gioiose sfidano il freddo con ballerine e leggere giacche di pelle fino a quando pioggia, neve e freddo (e sindrome dei piedi congelati) non le costringono a sostituirle con pesanti stivali Ugg e resistenti e costose paia di Hogan. Il gioioso tende a vivere con un paio di Ray-Ban sugli occhi fino alle idi di Novembre, camicia e maglioncino (preferibilmente tendente al viola, colore IN degli ultimi tempi) e jeans assortiti che spaziano da Jeckerson a Roy Rogers. Per l’inverno Woolrich e Moncler sono i totem dei gioiosi. Per la primavera con la rinascita di fiori e amori il gioioso attira il caldo a sé colorandosi come una scatola di pennarelli Giotto. Ma ci sono molti individui di diversa specie che si distinguono dal “tipico” gioioso e optano per altri stili, altri modelli. Mi chiedo allora. È forse la specie del gioioso in via d’estinzione? O trasmetterà ancora il suo sapere stilistico ai posteri? Il mio consiglio è ascoltare sempre le citazioni della stilista per eccellenza, Coco, e di non diventare tutti manichini identici e stereotipati. Ma si sa. Che mondo sarebbe senza il gioioso?

Irene Olivo

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