Cose di Cosa Nostra

falcone_borsellino_biografia-breve_due-minuti-di-arte.jpg Con il termine ‘MAFIA’, si indica una qualunque organizzazione criminale che mira alla gestione del potere e al controllo di un determinato territorio e della società che vi appartiene, basata su legami familiari e sull’omertà. È regolata da riti che gli affiliati, che hanno l’obbligo di sottostare ad un capo, sono tenuti a rispettare.
L’estorsione mafiosa ha avuto una diffusione che riguarda per la maggior parte il meridione, ma sarebbe un’utopia dire che si limita ad esso. Tra le estensioni più note possiamo citare la Camorra, la ‘Ndrangheta e Cosa Nostra; ed è proprio su quest’ultima che vorrei focalizzare l’attenzione.
La locuzione ‘Cosa Nostra’ si riferisce alla mafia nata nei capoluoghi della Sicilia. Le sue origini risalgono probabilmente all’inizio del 1800 quando cominciarono a crearsi delle ‘cosche, sette, partiti o confraternite’, che iniziarono ad esercitare un potere violento, servendosi anche ‘scagnozzi’. Ciò che più permise a ‘Cosa Nostra’ di ingrandirsi furono gli eventi che successero l’Unita D’Italia, in cui il meridione fu colpito da una crisi economica e lo Stato non riuscì a garantire un potere ed un controllo stabile ed accentrato: cominciò a fare affidamento sulle cosche mafiose, le quali presero il totale controllo dei territori dal momento in cui ne conoscevano tutti i meccanismi.
Il fenomeno mafioso continuò a persistere segretamente e furono numerose le strategie attuate al fine di contrastarlo. Dopo alcuni arresti dei boss mafiosi, i clan cominciarono a sentirsi insicuri, così decisero di emigrare negli USA, entrando così a far parte della ‘Cosa Nostra statunitense’. La trasferta portò ad una diffusione e fusione di idee finchè, nel secondo dopoguerra, numerosi mafiosi americani si trasferirono in Italia dando avvio così ad un traffico di stupefacenti verso il nord America, stabilendo dei rapporti extracontinentali.
Negli anni ’80 fu istituito un ‘pool antimafia’ ad opera dei giudici Chinnici e Caponnetto a cui aderirono i magistrati Borsellino, Falcone, Di Lello e Guarnotta. Questi raccolsero un abbondante materiale tale per cui furono inviati 493 mandati di cattura e di arresto. L’8 novembre 1985, Falcone depositò 8000 pagine che rinviarono a giudizio 476 indagati in base al pool: ebbe inizio così ciò che fu chiamato Maxiprocesso, che terminò alla fine dell’87 con 342 condanne e 19 ergastoli che furono commutati tra Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina.
Con l’inizio degli anni ’90, dopo che furono confermate tutte le condanne del Maxiprocesso, comincio anche la stagione delle stragi progettate da Riina: quella di via Capaci la quale vide protagonista Giovanni Falcone, la moglie ed alcuni agenti, nel luglio avvenne la strage di via d’Amelio, che segnò la fine della vita di Borsellino e dei suoi agenti di scorta. Era il 15 gennaio del 1993 quando Salvatore Riina fu arrestato e Provenzano divenne il capo di Cosa Nostra, circondandosi solo di uomini di fiducia che cambiarono radicalmente il modo di operare negli affari della mafia siciliana. Dopo ben 43 anni di latitanza, Bernardo Provenzano fu catturato nel 2006.
Attualmente al vertice dell’organizzazione c’è Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993.
Al giorno d’oggi la mafia di tutti i paesi del mondo si unisce e collabora, avanzando le sue attività criminali caratteristiche rappresentando così un costante problema per l’umanità, per l’ordine civile e per il quieto vivere.

Sarah Petrolesi, IVscC

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