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Chi si nasconde dietro Spotted: Liceo Gioia?

Non capita spesso di intervistare una persona di cui non si sa l’identità, specie quando invece questa persona di cose ne sa anche troppe! Ebbene sì, sto proprio parlando di colei (o colui) che nelle ultime settimane ha spopolato su Facebook, creando una pagine online visitata da tutto il Liceo. Spotted: Liceo Gioia è ormai sulla bocca e sulla bacheca di tutti, con i suoi annunci, apprezzamenti ed umorismi inerenti alla vita scolastica. Potevamo noi dell’’Acuto rinunciare al tentativo di ottenere un colloquio in esclusiva?

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Siate Gioiosi!

Dovrei studiare, ecco.

Qui davanti a me ho un ammasso di libri che non aspettano altro che la mia viva attenzione, un minimo interesse e un briciolo di impegno, anche stasera.
Invece mi perdo a leggere la pagina Facebook totalmente dedicata al mio liceo, mi arrivano continue notifiche, continue mail, e tutto sembra portarmi a scrivere queste poche frasi che indirizzo ad un pubblico a me probabilmente sconosciuto (e viceversa, fortunatamente).
Caro, vecchio liceo M. Gioia, dove passo le mie buie mattinate, dove alterno momenti di esasperata felicità a crisi prettamente esistenziali, che momenti strabilianti mi dedicherai domani?
Domanda inutile. Dovevo inserire una domanda retorica, non resistivo.  Dovete sapere che ostentare la prassi retorica fa parte del mio modo di scrivere, ed è la cosa più noiosa e scontata che qualcuno possa fare. Domandarsi ciò che si sa già, ahimè.

Non avrei mai pensato che la scarsa capacità con cui esprimo i miei fumosi pensieri mi portasse a diventare la direttrice del giornale scolastico. Forse è un caso, anzi, sicuramente è paragonabile a un lancio di monetina. Sono entrata nella redazione  un po’ per caso, la motivazione non era poi così forte ma lo era la mia voglia di scrivere, rimasta immutata fino ad oggi.

Scrivo da tre anni nell’Acuto (ancora mi è sconosciuta la storia di questo nome. Se nascerà un alter-ego di tal giornale, e so che accadrà, optate per un nome più accattivante. Superateci, ve ne prego) e più che elogiare il passato trascorso, in parte ormai dimenticato, spero tuttora in un suo innovativo cambiamento.
Che noia, venir riconosciuta come direttrice. Il mio nome sta sbancando anche su questa pagina di Facebook che ho davanti al naso.
Accidenti. Volevo tutelare la mia essenza di sconosciuta, di personaggio dai tratti strano, con un orribile cappotto verde ramarro e per molti con un insensato taglio di capelli. Non posso che ricordare quando un ormai ex studente del liceo, belloccio conosciuto da tutti, senza conoscermi mi ha definita:

“cioè, simpatica e tutto eh, ma mica normale. E’ strana. Mica la conosci anche tu no?”

Le voci corrono, ovviamente, e credo di aver riso poche volte nella mia vita come in quel caso.
Oggi mi trasformo in strana nuova direttrice, a quanto pare.  Non voglio soffermarmi a scrivere che è un ruolo importante, che ne sono terribilmente felice e onorata, che farò di tutto per rendere questo giornale migliore. Mentirei a me stessa, e a tutti voi.
Fortunatamente sono alla pari di tutti gli altri giovani scrittori che si cimentano in qualcosa di nuovo, ma quest’anno spero e speriamo tutti nel cambiamento.

Vorrei tanto che l’occhio vigile dello studente medio sui problemi reali e basilari della scuola sia presente in ogni singola pagina seria del giornale. Vorrei che il nostro lavoro sia maggiormente valorizzato, che renda gli studenti partecipi e che li coinvolga. Vorrei tanto che non si compri questo cumulo di pagine in bianco e nero per guardare le foto splendenti a colori delle classi V, vorrei riuscire a farvi capire quanto si è già fatto e quanto ancora ci sia da fare.
Vorrei che noi stessi giornalisti ci svegliassimo, è necessario avere idee nuove, una migliore grafica, un gestione continua ed efficiente del sito, inchieste reali, interviste coerenti.  (Non volete mica finire a scrivere per Libero, no?)

Sarà prettamente ideale ed utopistico ciò che dico, ciò che voglio? A voi il giudizio al giugno prossimo. Anche se peccato per me, si sa, che l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re.

Siate gioiosi, io torno a studiare.

Melania Degli Antoni, direttore de “L’ Acuto”

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