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La crisi aguzza l’ingegno?

Di questi tempi, la parola più pronunciata in qualsiasi ambito è “crisi” e i vocaboli associati alla decadenza economica (ma non solo) dei vari paesi del mondo sono lavoro, famiglia, politica e denaro.

Restringendo il campo, ci ritroviamo nel più semplice ambito famigliare e nella gestione delle attività ed economie domestiche. I genitori, cittadini e figli dell’odierno declino dello stato, sentono la crisi in modo molto più acuto rispetto ai figli, che spesso e volentieri sembrano mancare della consapevolezza di che cosa stia davvero accadendo attorno a loro. Il pensiero comune di madri e padri è che i giovani di oggi siano poco collaborativi in casa e che non si sforzino più di tanto per cercare di comprendere come alleviare le preoccupazioni che ogni giorno, per mezzo di telegiornali o quotidiani, affogano la serenità della quiete famigliare.

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Ottimismo: profumo della vita o illusione degli ingenui?

E’ tardi, forse troppo per mettersi a scrivere un articolo, perché si sa che dopo una certa ora i pensieri si accavallano uno sull’altro e diventa difficile esaminarli separatamente, per cui finisce che si fa un mischione un po’ di tutto e un po’ di niente.  Però proviamoci lo stesso dai.

Sono maggiorenne da una settimana esatta ( sì, lo so, perdonate il momento di protagonismo), e, anche se tutti dicono che non cambia niente,  in realtà io un po’ diversa mi sento. Da quando ho compiuto gli anni, da quando sono diventata “grande”, ho iniziato, o almeno provato, a guardare la realtà da un nuovo punto di vista. Mi spiego: sono un’ ottimista di natura, mi sono costruita un paio di occhiali rosa con cui guardare il mondo, e vivo serena e tranquilla nella mia dimensione. Molti dicono di invidiarmi , ma so per certo che invece a molti altri infastidisce questa mia attitudine. E credo che ciò sia del tutto normale, perché, diciamocelo, chi non ha mai provato anche solo un filo di irritazione di fronte all’ ostentata felicità e gioia altrui? Nessuno, nemmeno la sottoscritta. Perciò, spinta dalla consapevolezza della mia “neo-maturità”,  ho abbandonato la mente a riflessioni fin troppo filosofiche, concentrandomi su tutte quelle cose negative che prima avevo sempre preferito non considerare. E, lo ammetto, ci sono proprio restata male a realizzare QUANTE  fossero queste cose: l’Italia in preda alla crisi, le scarse opportunità di lavoro per i giovani, le persone che impazziscono ogni giorno più spesso ,la cultura che perde valore, le disgrazie frequenti, le situazioni adolescenziali che diventano sempre più complicate, il pessimismo che domina ormai i cuori e le menti. Ho seriamente preso in considerazione l’idea che fosse meglio darmi una svegliata, che ormai voler vedere il lato positivo non fosse altro che un’ illusione dietro cui si nasconde chi non vuole accettare la realtà.

Eppure, alla fine ho deciso di non  togliere il mio paio di occhiali. Rifletteteci: se ci pensa già il mondo a procurarci tanti disagi, non ha proprio senso che ce ne creiamo altri da soli. Ci sono sicuramente situazioni nella vita in cui si può solo accettare quello che succede e tirare avanti, ma a volte il conforto di un’illusione, la visione leggermente distorta delle cose, possono darci la forza di volontà che crediamo ci manchi. Certo, non tutti possiamo vedere le cose nello stesso modo, i bicchieri mezzi vuoti ci saranno sempre, ma nessuno può impedirci di prendere la bottiglia per aggiungere un po’ d’acqua, se pensiamo di poterlo fare.

Camilla Sacca

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A.A.A. cercasi portiere

“Giuravo che avrei fatto il portiere, era l’unico a differenziarsi: pensavo che non fosse della squadra, era vestito meglio e stava fermo (quando io sto fermo è perchè ho qualcosa in mente)”.

 

Un weekend tempestoso: dimissioni, sovversioni, ribaltamenti, sostituzioni, insulti, orchestra, quirinale, tecnici, economisti, mario, europa, crisi.

In mezzo a tutto questo trambusto c’è un uomo: sì, lui giurava che avrebbe fatto il portiere. O meglio, il premier.
Perchè era l’unico a differenziarsi, pensava che non facesse parte del Parlamento, era vestito meglio e non faceva un cazzo (quando lui stava fermo è perchè aveva qualcosa in mente).

Nella versione originale sono i Bluvertigo, nella mia personalissima cover è il nostro Cavaliere (no, non è morto, anche se lo pensate così tanto).

Ci saluta così, tra gli insulti e i cori nelle orecchie, su una delle tanto agognate “auto blu”, carrozze disneyane rimodernizzate ai tempi nostri. O meglio, lo salutiamo noi.

C’è chi canta vittoria, c’è chi “l’avevo detto io”, c’è chi sogna democrazia, chi chiede salvezza, chi insulta e chi festeggia, trainando gli amici in piazza e urlando alla libertà.

Non credete, la favola è finita per tutti, buoni e cattivi: ha ceduto il sistema.

Ha ceduto un sistema fragile come la costanza degli Italiani, popolo ancora da civilizzare che sceglie i propri leader e poi li rifiuta; popolo che scambia un ddl per un’amichevole di calcio e un referendum per una finale di Champions; popolo che scambia i partiti come se fossero carte dei Pokemon (tra cui spiccano ovviamente quelle “brillanti”, vedi anche “PDL” o “PD”).

Non ci siamo neanche indignati, anzi.
I veri indignati (quelli che effettivamente hanno tirato giù il Berlu dal piedistallo) sono i nostri parlamentari, perchè la fiducia gliel’hanno tolta loro, non i contadini o i metalmeccanici.

Abbiamo preteso il merito e il premio, senza mai averli meritati, fraintendendo un’ altra volta una situazione di merda, scambiandola per una partitella di calcio.

Prossima volta, facciamo che ci andiamo veramente tutti al campetto, parlamentari compresi.
Risolviamo tutto in 90 minuti + supplementari, l’ arbitro non lo vogliamo perchè tanto “la giustizia è comunista”.
Come ha sempre sognato da piccolo, Berlu in porta e si gioca.

Io vi aspetto sugli spalti, non sono poi tanto bravo.

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