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Chi si nasconde dietro Spotted: Liceo Gioia?

Non capita spesso di intervistare una persona di cui non si sa l’identità, specie quando invece questa persona di cose ne sa anche troppe! Ebbene sì, sto proprio parlando di colei (o colui) che nelle ultime settimane ha spopolato su Facebook, creando una pagine online visitata da tutto il Liceo. Spotted: Liceo Gioia è ormai sulla bocca e sulla bacheca di tutti, con i suoi annunci, apprezzamenti ed umorismi inerenti alla vita scolastica. Potevamo noi dell’’Acuto rinunciare al tentativo di ottenere un colloquio in esclusiva?

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Una famiglia per un bambino

Piacenza, 29 settembre 2012, Auditorium di Santa Maria della Pace, ore 10.00

Una delle più alte forme di solidarietà, tema principale del Festival di quest’anno, è sicuramente quella operata dalle famiglie adottive e affidatarie. L’ospite della giornata è Luigi Fadiga, garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in Emilia Romagna, che ci parla dell’evoluzione normativa e culturale che questo argomento ha avuto in Italia negli ultimi sessant’anni . Continua a leggere

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Tre generazioni di gioiosi

Il Liceo Gioia. Un luogo che ha visto passare tra i suoi corridoi generazioni e generazioni di studenti.
A partire dal periodo dei nostri nonni, vi proponiamo un breve excursus temporale  sull’esperienza personale fatta dagli studenti nel corso del tempo. Dalla fine della seconda seconda guerra mondiale, passando attraverso la rivoluzione studentesca di fine anni ’60, arriviamo ai giorni nostri, notando affinità e differenze nella vita scolastica di un Gioia in continua evoluzione. Parola agli intervistati.

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Ottimismo: profumo della vita o illusione degli ingenui?

E’ tardi, forse troppo per mettersi a scrivere un articolo, perché si sa che dopo una certa ora i pensieri si accavallano uno sull’altro e diventa difficile esaminarli separatamente, per cui finisce che si fa un mischione un po’ di tutto e un po’ di niente.  Però proviamoci lo stesso dai.

Sono maggiorenne da una settimana esatta ( sì, lo so, perdonate il momento di protagonismo), e, anche se tutti dicono che non cambia niente,  in realtà io un po’ diversa mi sento. Da quando ho compiuto gli anni, da quando sono diventata “grande”, ho iniziato, o almeno provato, a guardare la realtà da un nuovo punto di vista. Mi spiego: sono un’ ottimista di natura, mi sono costruita un paio di occhiali rosa con cui guardare il mondo, e vivo serena e tranquilla nella mia dimensione. Molti dicono di invidiarmi , ma so per certo che invece a molti altri infastidisce questa mia attitudine. E credo che ciò sia del tutto normale, perché, diciamocelo, chi non ha mai provato anche solo un filo di irritazione di fronte all’ ostentata felicità e gioia altrui? Nessuno, nemmeno la sottoscritta. Perciò, spinta dalla consapevolezza della mia “neo-maturità”,  ho abbandonato la mente a riflessioni fin troppo filosofiche, concentrandomi su tutte quelle cose negative che prima avevo sempre preferito non considerare. E, lo ammetto, ci sono proprio restata male a realizzare QUANTE  fossero queste cose: l’Italia in preda alla crisi, le scarse opportunità di lavoro per i giovani, le persone che impazziscono ogni giorno più spesso ,la cultura che perde valore, le disgrazie frequenti, le situazioni adolescenziali che diventano sempre più complicate, il pessimismo che domina ormai i cuori e le menti. Ho seriamente preso in considerazione l’idea che fosse meglio darmi una svegliata, che ormai voler vedere il lato positivo non fosse altro che un’ illusione dietro cui si nasconde chi non vuole accettare la realtà.

Eppure, alla fine ho deciso di non  togliere il mio paio di occhiali. Rifletteteci: se ci pensa già il mondo a procurarci tanti disagi, non ha proprio senso che ce ne creiamo altri da soli. Ci sono sicuramente situazioni nella vita in cui si può solo accettare quello che succede e tirare avanti, ma a volte il conforto di un’illusione, la visione leggermente distorta delle cose, possono darci la forza di volontà che crediamo ci manchi. Certo, non tutti possiamo vedere le cose nello stesso modo, i bicchieri mezzi vuoti ci saranno sempre, ma nessuno può impedirci di prendere la bottiglia per aggiungere un po’ d’acqua, se pensiamo di poterlo fare.

Camilla Sacca

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Guarda le stelle

Giovedì 23 Febbraio, ore 21.00 – Sono seduta al President di via Manfredi, in attesa che cominci lo spettacolo “ Guarda le stelle”, nato dalla collaborazione tra i bambini della 5° C  della scuola elementare Pietro Giordani e la compagnia dei “Sulutumana”. Il ricavato andrà in beneficenza a Casa Morgana, per il Servizio d’ Animazione presso il reparto di pediatria dell’ Ospedale di Piacenza.

Sul palco sono disposte tante tele realizzate dai ragazzi, raffiguranti personaggi de “ Il Piccolo Principe”, celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupéry, attorno a cui ruoterà l’intero spettacolo. I bambini, trepidanti e impazienti che la rappresentazione cominci, faticano a stare fermi, e alcuni scorazzano di qua e di là incapaci di tenere a freno l’emozione. Li osservo, invidiandoli un po’, ripensando a come, da piccoli, tutto sembri nuovo, unico, meraviglioso.

Finalmente le luci si abbassano, tutti si siedono e gli attori fanno il loro ingresso sul palco.

I “Sulutumana” ci mettono pochissimo  a scaldare la scena, alternando pezzi musicali a scenette comiche e letture di passi selezionati da “ Il Piccolo Principe”. La collaborazione con gli alunni della 5° C è subito evidente: i bambini intervengono, conversano con gli animatori e sono spesso chiamati a cantare. Rimango colpita dalla capacità degli attori di fondere così bene serietà ed entusiasmo, riflessione e carisma, silenzio e musica, in un modo naturale e spontaneo che solitamente riesce solo ai bambini.

Sorrido per tutto il corso della rappresentazione: le frasi del libro, tra l’altro il mio preferito, riescono  a smuovere il cuore, riportando indietro nel tempo, a quando le cose importanti erano i fiori e le pecore.

Il Piccolo Principe porta sempre un po’ di magia a chi lo ascolta parlare, riuscendo a coinvolgere grandi e piccoli, ricordando ai primi la gioia dell’infanzia, la forza della fantasia,  l’incanto delle piccole cose, e invitando i secondi a non perdere mai la voglia di scoprire, a essere curiosi di tutto e a non lasciare mai che il mondo degli adulti conquisti la loro mente.

I ragazzi, seduti nelle prime file, ridono e applaudono, ancora troppo giovani e spensierati per cogliere quella nota nostalgica che invece gli adulti, ma anche solo gli adolescenti come me, avvertono.

Siamo alla fine, un’ ultima canzone, poi tutti a casa. I “Sulutumana” chiamano i ragazzi sul palco per chiudere insieme lo spettacolo, e intonando “La conta che si canta” ci danno la buonanotte.

Esco dal teatro serena e contenta, le note delle canzoni, le parole di Saint-Exupery, le risate dei bambini ancora riecheggiano nella mia testa. “L’essenziale è invisibile agli occhi” , diceva la volpe, ma credo che in occasioni come questa tutto diventi, anche se per poco, visibile.

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