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Intervista al rappresentante d’istituto Simone Cavazzuti

Care amiche studentesse ed amici studenti,

 

Per festeggiare insieme l’imminente ricorrenza natalizia, la redazione de “l’Acuto” ha deciso di regalarvi in esclusiva la versione integrale dell’intervista al rappresentante d’istituto Simone Cavazzuti, della quale avete avuto modo di leggere uno scorcio sul numero cartaceo distribuito nelle classi venerdì 21 dicembre.

 

La resa grafica, simpatica ed al contempo impeccabile, è stata affidata al nostro collaboratore di fiducia Alessandro Rossi.

 

Buona lettura quindi e buone feste!

 

INTERVISTA A SIMONE CAVAZZUTI

 
 
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Buona Pasqua!

Pochi sanno che, qualche decina di anni fa, una sezione del classico del nostro liceo decise di intitolare il giornale della scuola a John Hawkwood, paladino inglese vissuto nel XIV secolo, conosciuto appunto in Italia con il nome di “Giovanni Acuto”.

Oggi, a distanza di qualche decennio, l’Acuto rimane l’unico ed inimitabile giornale ufficiale del nostro istituto e vanta una redazione “da urlo”. È proprio a nome di questa fantastica redazione, ed a nome mio ovviamente, che faccio tanti auguri pasquali a tutti i nostri lettori (gioiosi e non).

In questo giorno speciale, tipico della tradizione cristiana, entrato ormai nel calendario universale delle festività (quasi alla stregua di Natale), vi invito a riflettere sulla nostra giovane età, sui nostri progetti futuri e sulle scelte che ogni giorno ci capita di fare.

Un forte abbraccio,
Simone Cavazzuti

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Volunteering is the way

Ogni martedì, la stessa routine. A scuola una giornata come tante, sei intense ore di autori, artisti e astratte teorie filosofiche. Torno a casa, il pranzo mi aspetta; e poi via di nuovo, sfrecciando con la mia bicicletta azzurra verso la casetta gialla dove passerò il pomeriggio.

Arrivo, c’è E. che mi aspetta per una partita a scala 40, la superefficiente croupier ha già distribuito le carte. La partita ben presto si trasforma in un più impegnativo torneo: carte, carte ovunque, mi sembra di essere nel Paese delle Meraviglie insieme alla regina di cuori.Tra una manche e l’altra, si scambiano due chiacchiere. “Ciao Beatrice! Come stai? Vieni alla festa di Carnevale? Guarda che ci si diverte!”.

Certi martedì la scala 40 viene sostituita dal karaoke e dalle più svariate performance; chi si esibisce cantando classici intramontabili, chi tormentoni estivi completi di coreografia. Non importa il grado di stonatura al quale si arriva: l’importante è l’emozione che ci si mette. E poi, qui nessuno giudica nessuno!

Si sono fatte le 18.00, ancora poco e vado a casa, devo studiare per l’interrogazione di fisica. Ma qua si sta così bene… mezz’ora e vado, giuro.

Cominciano i preparativi per la cena, che impegnano tutti; tra apparecchiare, sistemare e cucinare ognuno ha qualcosa da fare. In fin dei conti in una “famiglia” tanto numerosa è essenziale una perfetta organizzazione!

E’ tempo di andare, anche questo martedì pomeriggio è giunto al termine. Saluto tutti, volano baci sulle guance e strette di mano. “Ci vediamo martedì prossimo!”

Quando ho cominciato a fare volontariato alla casa alloggio per disabili del mio paese, non pensavo che quest’esperienza mi assorbisse tanto. All’inizio era più per “avere la coscienza a posto”, lo ammetto: pensavo che facendo qualcosa di relativamente utile per qualcuno mi sarei sentita meglio con me stessa. Mai avrei pensato che aspettassi il martedì per poter staccare da tutto ed entrare in questa realtà parallela, tanto vicina e al contempo tanto lontana. Ogni settimana esploro un po’ di più questo nuovo mondo, immergendomici totalmente, e inaspettate scoperte non mancano mai: per questi ragazzi, uomini e donne anche solo uscire a bere un caffè è una festa, andare in farmacia da soli è una conquista. Per questo mi sento di ringraziare tutti i miei compagni di martedì pomeriggio: grazie a loro ho riscoperto il piacere che possono dare le piccole cose; una risata, due chiacchiere, una partita a carte.

Mi hanno dato tanto, ed ora tocca a me: deluderli è l’ultima delle mie intenzioni.Image

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Il mio Regalo…

Il mio regalo per voi, carissime e carissimi, è, spiacente, questo misero articolo. Ad ogni modo, prima di adentrarmi nell’argomento vi invito ad aprire bene le orecchie (anche se forse sarebbe meglio dire “spalancare le palpebre”), poiché i dati e le informazione che vi fornirò nel corso di questo post sono letteralmente introvabili altrove (non li troverete nemmeno all’interno dell’inesauribile Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Agli gli amanti della musica (dall’hip-hop alla dance, passando per il pop) questo articolo potrebbe anche risultare interessante, poiché tocca veramente vari generi, ma forse è meglio che proceda con ordine.

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Il sacerdote della strada

Esistono grandi uomini anche senza grandi titoli, Don Ciotti, indubbio protagonista del nostro tempo, è uno di quelli. Laureato in “scienze confuse” come egli stesso si definisce, tutto quello che sa lo deve alle persone, ai volti, alle storie, alla sua parrocchia: la strada. È opportuno definirlo un vero e proprio testimone di solidarietà: fondatore di Libera e altri importanti collettivi, Luigi Ciotti riscalda l’incontro al palazzo Gotico del 29 settembre con parole di speranza. Parole urlate ad un uditorio gremito di giovani, che vogliono essere scossi dal loro torpore. Per un giovane oggi non è facile credere in sé stesso, sapere che uno come lui, come quest’uomo, ci crede è uno stimolo a riempire il proprio presente di qualcosa di grande. Quest’uomo parla di mafia e non ha paura di parlarne, la mafia che vince oggi è quella della corruzione, della politica debole dai tubi rotti che lascia spazio alle infiltrazioni malate. Parla di crisi, del livello di povertà drammatica che il nostro paese sta raggiungendo e del bisogno di solidarietà e fratellanza più attuale e vivo che mai. Ma, ricorda che la solidarietà non deve essere il tappabuchi del diritto, sono i diritti che devono creare uguaglianza.

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Oggettività contro solidarietà: la versione di Maurizio Ferraris

Piacenza, 28 Settembre, Auditorium della Fondazione, ore 15.00

Introdurre una figura come Maurizio Ferraris non è facile, specie se si è una semplice giornalista scolastica non ancora diplomata. L’uomo che mi siede davanti è infatti un professore universitario di fama internazionale(ha insegnato nelle maggiori università europee ed è attualmente docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Torino), dirige il CTAO (Centro interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata) e il LABONT (Laboratorio di Ontologia) presso l’Ateneo Torinese, è direttore de “La Rivista di Estetica” e scrive per le pagine culturali de “ La Repubblica”.  E’ inoltre autore di più di quaranta libri, tradotti in diverse lingue, di cui i più recenti sono “Anima e iPad” e “Il Manifesto del nuovo realismo”. Lasciamo dunque la parola a lui.

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Noi, godiamo | Intervista a Karl Scotch

Non raccontiamoci bugie: quando sentiamo lo stomaco in gola e quel sentore angosciante e profondo come un pugno del fegato, godiamo.
Le orecchie diventano sorde e concedono al resto il corpo il dono dell’udito: vibrazioni e basse frequenze si mescolano a gemiti ad alta voce e ululati in coro, risvegliando i primordiali istinti delle interiora umane.

E’ Karl Scotch, con la sua musica e le sue prestazioni dal vivo, con quei tum-ta alternati a spaziali synth, che ci agita come baristi con un Coca & Rum: di larga veduta, competente e decisamente troppo bravo per essere vero, si racconta (e si sfoga).

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