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I 5 scatti del Festival del Diritto

foto di Sofia Baldi

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di | 20 dicembre 2012 · 15:47

Il sacerdote della strada

Esistono grandi uomini anche senza grandi titoli, Don Ciotti, indubbio protagonista del nostro tempo, è uno di quelli. Laureato in “scienze confuse” come egli stesso si definisce, tutto quello che sa lo deve alle persone, ai volti, alle storie, alla sua parrocchia: la strada. È opportuno definirlo un vero e proprio testimone di solidarietà: fondatore di Libera e altri importanti collettivi, Luigi Ciotti riscalda l’incontro al palazzo Gotico del 29 settembre con parole di speranza. Parole urlate ad un uditorio gremito di giovani, che vogliono essere scossi dal loro torpore. Per un giovane oggi non è facile credere in sé stesso, sapere che uno come lui, come quest’uomo, ci crede è uno stimolo a riempire il proprio presente di qualcosa di grande. Quest’uomo parla di mafia e non ha paura di parlarne, la mafia che vince oggi è quella della corruzione, della politica debole dai tubi rotti che lascia spazio alle infiltrazioni malate. Parla di crisi, del livello di povertà drammatica che il nostro paese sta raggiungendo e del bisogno di solidarietà e fratellanza più attuale e vivo che mai. Ma, ricorda che la solidarietà non deve essere il tappabuchi del diritto, sono i diritti che devono creare uguaglianza.

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Ho visto l’inferno e m’è piaciuto

Piove. Piove e ho lasciato l’ombrello a casa. Piove, ho lasciato l’ombrello a casa e devo raggiungere i Teatini per una conferenza. Piove, ho lasciato l’ombrello a casa, devo raggiungere i Teatini per una conferenza e sono in via Taverna. Ho in mano uno dei tantissimi programmi del Festival del Diritto che mi sono procurato; questo, forse per la pioggia, forse per la fretta, mi pare più rovinato degli altri. Butto un occhio sulle ultime due pagine, osservando la cartina con i luoghi del Festival, e  giungo alla rapida conclusione che il riparo più vicino sia in quel dell’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Riparo. A questo punto scorro fino agli eventi di sabato 29. Sono le sei e dieci. Vedo con immenso piacere che è iniziata una conferenza da appena dieci minuti. Scopro con estremo rammarico che non è una conferenza, ma una lettura collettiva di poesie, che hanno qualcosa a che fare con l’Inferno. O forse con Auschwitz. Poco importa, la pioggia aumenta d’intensità. Io ci vado, poi vedo.

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Abuso edilizio, arte tutta italiana

Il signor architetto è in ritardo. Aereo annullato. E già partiamo male. Forse la cosa era voluta, perché è tipico dei grandi (artisti) perdere la cognizione del tempo. Oppure, più semplicemente, diamo ancora una volta la colpa all’Alitalia.
Mi viene in mente Crozza e la sua imitazione, il suo ‘Architetto Designer Art Creator Life Styler Fuffas’. Lui sapeva vendere bene il suo prodotto, cioè baggianate. E mentre aspetto il vero signor architetto osservo la gente in sala con un filtro abbastanza polemico. Guardo questa nuova generazione di architetti venuti a sentire questo life styler. Molte delle cose che origlio sono considerazioni ironiche nei confronti di Fuksas e del suo ego. E di nuovo penso a Crozza, a quanto volesse enfatizzare l’ignoranza e l’arroganza di questi nuovi architetti. E penso ad una frase, messa in bocca a quel Fuffas di La7: “I politici pensano poco al cittadino… l’architetto non ci ha mai pensato”.
E qui mi riallaccio all’intervento di Settis, un altro che si occupa d’arte, che però non si è fatto aspettare per la conferenza di pochi giorni fa. Forse perché non aveva bisogno del ritardo. Gli è bastato aprire bocca per mostrarci il suo calibro. Settis ha parlato di abusi edilizi (la bellezza di 9 milioni in Italia, contro i 4 in India), di mancata tutela del paesaggio, del territorio e dei beni culturali. E dall’altro lato vedo tutti questi giovani architetti bisognosi di stupire il pubblico (pubblico, non cittadini), aspiranti alla meraviglia. Settis ci ha messo davanti un paradosso: l’Italia è il paese europeo con il più basso tasso di crescita demografica, eppure è anche il paese con il più alto tasso di consumo del territorio. Fuksas ci dice che in Italia non c’è posto per gli architetti, che non c’è futuro. Ricordo un’intervista in cui proprio Fuksas diceva che in Italia ci sono circa 5000 iscritti ad architettura e c’è posto solo per 500. Ricordo che tale affermazione mi aveva colpito, essendo prossima all’iscrizione ad architettura. Sono d’accordo. L’Italia è veramente il paese delle stramberie. Settis ha basato il suo intervento sul fatto che l’Italia sia stata la prima nazione al mondo ad inserire la legge per i beni culturali e il territorio tra i principi fondamentali della Costituzione, sul fatto che sia stata proprio l’Italia a fare scuola, a indirizzare gli altri Paesi, sul fatto che l’Italia abbia una tradizione artistico – culturale invidiata da tutto il resto del mondo, e sul fatto che, ora, proprio l’Italia non stia facendo altro che giganteschi passi indietro. Già, perché queste ottime leggi, in campo pratico, non funzionano. Settis sostiene che gran parte della colpa vada ricondotta alla scuola, nella quale questi temi vengono quasi totalmente messi da parte. E da studentessa, confermo. Ancora, perché questa urbanistica aggressiva? Sempre Settis richiama alle nuove offerte del Piano Casa portato avanti dal governo Berlusconi e dice che si tratta di un piano che legittima e quasi incoraggia l’abuso edilizio. Quando si dice ‘o tempora o mores’. E ancora, questi benedetti architetti? Fuksas ha proposto una specie di esodo. L’architetto, che, guarda un po’, lavora all’estero ormai da anni, sarà anche arrivato in ritardo, ma almeno le cose le dice. In Italia non ci sono più committenti. Ed effettivamente, guardando il progetto dell’aeroporto di Shenzhen fatto proprio dal nostro Signor architetto, per il quale il governo cinese ha investito la bellezza di 1,5 miliardi di euro, non posso non pensare alla nostra misera ed umile Malpensa, che a paragone sembra l’aeroporto che io costruivo col Lego da bambina. Non posso non pensare alla nostra maledetta tratta Piacenza – Milano, e al fatto che un treno regionale di Trenitalia, per percorrere questi miseri 66 Km, ci impieghi, non considerando i ritardi, più di un’ora. E ora, che ci resta da fare? Emigriamo tutti quanti? Smantelliamo mezza Italia e ricostruiamo tutto? Vendiamo tutti i nostri beni culturali, li mandiamo in luoghi dove saranno tenuti e valorizzati, meglio, nella speranza di sanare in parte questo debito pubblico da record? Potrebbero essere proposte alla Fuffas. In effetti. Settis ha concluso il suo intervento con un monito, cioè che bisogna iniziare a tutelare concretamente il territorio in quanto specchio della nostra cultura. Dall’altro lato Fuksas è proiettato nel futuro. E se la soluzione fosse questa? Se l’Italia non rimanesse ancorata alla sua tradizione, alla sua ostentazione del classicismo, al portare i tempi d’oro che furono a vessillo per esaltare una nazione che sta andando pian piano alla deriva? Se fosse ancora in grado di fare scuola, se mostrasse a tutti il suo valore artistico attuale, dando fiducia a questi nuovi architetti, artisti del futuro? Se questi artisti, come Fuksas, che fondano la loro conoscenza e la loro bravura proprio sulla nostra meravigliosa cultura, non fossero costretti a fuggire in Cina o in India, ma avessero spazio anche qui? Se ci fosse ancora la possibilità per meravigliare ed essere meravigliati? E non più solo per le nostre inefficienze?

Cecilia Pizzaghi

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Il Festival dei paradossi

Logo Festival del DirittoLa seconda edizione del Festival del Diritto di Piacenza si è chiusa con grande successo. Nei palazzi più belli del centro storico piacentino grandi esponenti di vari ambiti hanno trattato temi attuali, seguendo ciascuno quel filone del diritto più affine alla propria disciplina. Per questa occasione Piazza Cavalli, e così anche gran parte della città, si è tinta di bianco e blu, i colori del Festival, trasformandosi in una sorta di salotto pubblico, attorno al quale ruotavano tutte le attività. Continua a leggere

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