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Idee regalo tecnologiche 2012

Dopo essere sopravvissuti alla fine del mondo annunciata dai Maya ed aver tirato un sospiro di sollievo, non ci resta che pensare a cosa poterci regalare (se non l’abbiamo già fatto) per queste feste. Rieccoci un anno dopo (malgrado il ritardo) con la rubrica sui 5 migliori oggetti tecnologici usciti nel 2012 che ognuno di noi vorrebbe (o avrebbe voluto, ormai) trovare sotto l’albero. Bando alle ciance, passiamo ai fatti.

1. iPhone 5

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Il primo classificato è lui, lui, sempre e solo lui. In continuità con i precedenti modelli, l’iPhone 5 è il miglior iPhone di sempre, più leggero, più veloce e più alto del precedente. Il design è in linea con quello dei 4/4S, ma con un tocco di novità grazie al fondo satinato ed opaco intervallato sopra e sotto dal vetro. Al tatto è davvero sorprendente sia per il suo leggerissimo peso di poco più di un etto (112 g) da farlo sembrare vuoto all’interno, sia per il retro satinato che lo rendono davvero piacevole da tenere in mano. È stato inserito uno schermo retina 16:9 da 4″ più alto del precedente e nella confezione sono presenti gli EarPods, auricolari Apple di qualità più prestanti e comodi dei precedenti. Inoltre il nuovo connettore Lightning è più veloce nel trasferire i dati e nel ricaricare la batteria del dispositivo. Insomma tanti piccoli punti positivi che migliorano design ed usabilità del telefono e lo confermano in testa alla classifica. Solito neo: prezzo elevato, aumentato di qualche decina di euro, causa tasse italiane.

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Chi si candida? #4 – Andrea Paparo

La domenica è snervante nella sua tranquillità: nulla si crea, nulla si distrugge. Si aggiunge però la componente meteorologica sfavorevole, anzi, sfavorevolissima, che mi costringe a restare sulla scrivania, in preda ad una melanconia pigra, immotivata, quasi invisibile.
Non contento, mi accascio sul computer, cercando non so cosa di preciso, ed esploro il web: accedo a Facebook, e vedo un numero rosso in alto a sinistra, sull’icona dei messaggi; cliccando, scopro che Andrea Paparo, candidato sindaco per Piacenza, sostenuto da Piacenza Viva, Sveglia Piacenza e Popolo della Libertà, mi ha risposto ad un’intervista di qualche giorno fa.

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Chi si candida? #3 – Pierpaolo Gallini

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle elezioni in arrivo: tocca a Pierpaolo Gallini, candidato sindaco dell’ Unione di Centro e appoggiato dall’Onorevole Casini. Cinque domande a bruciapelo, cinque risposte ben fatte.

1. Innanzitutto, chi è Pierpaolo Gallini prima e durante le elezioni?

Sono nato a Carpaneto il primo maggio del 1958 e sono sposato con Adele, che otto mesi fa mi ha fatto il regalo più bello: il piccolo Giovanni.
Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Parma nel 1983, dove ho conseguito la specializzazione in Diabetologia e quella in Odontostomatologia.
Esercito la professione di medico e dentista a Carpaneto e Piacenza, ma non faccio il medico, sono un medico! La mia è stata una vocazione ispirata da grandi amici medici di famiglia: il dott. Gobbi, il dott. Bazzani e il dott. Drei.
Se la medicina è stata una vocazione, per la politica parliamo di vera passione: ho iniziato ad interessarmi di politica al liceo e durante l’universita’. Dal 1984 al 1994 sono stato Consigliere comunale e Capogruppo DC nel comune di Carpaneto.
Sono stato eletto Segretario provinciale dellʼUdC nel 2007 e Consigliere nazionale nel 2008. Dal 2009 sono Assessore Provinciale al Welfare e alle Politiche Sociali.
NellʼUnione di Centro ho trovato la collocazione naturale per un cattolico che come me intende impegnarsi a favore dei propri concittadini, cosa che intendo fare con la massima dedizione.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

La solidità e la tenacia dei propri abitanti, una coesione sociale significativa e una capacità imprenditoriale perseverante.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

A Piacenza ho le mie radici, vi sono cresciuto, ecco perchè, incoraggiato dal leader nazionale Pier Ferdinando Casini, ho deciso di candidarmi con quella formazione politica, Udc-Unione di Centro, che si caratterizza per la promozione dei valori legati alla persona e alla comunità, e per essere lontana da logiche estremiste e populiste.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Effettivamente la città meriterebbe qualche occasione di maggiore fermento e rivitalizzazione però, guardiamoci intorno, Piacenza è una città dove si vive ancora bene.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Pierpaolo Gallini?

Credo davvero che, in questo particolare momento di difficoltà economica e sociale, la nostra città possa distinguersi grazie alle sue particolari doti di laboriosità e al buon livello di servizi sociali, se sarà amministrata da un sindaco capace di ascoltare e condividere le decisioni.

Riccardo Covelli

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Chi si candida? #1 – Paolo Dosi

Sulla falsa riga di “Sveglia Piacenza!”, rubrica di interviste ai personaggi “di spicco” della Primogenita, nasce “Chi si candida?”, rubrica utile a conoscere meglio i candidati al ruolo di sindaco per Piacenza.
Prima puntata, sul piatto c’è Paolo Dosi, supportato dal Partito Democratico e dalla Lista Moderati e Piacentini per Dosi.

1. Innanzitutto, chi è Paolo Dosi prima e durante le elezioni?

Ho 58 anni, sposato, duefigli, un nipote. Dopo il Respighi, laurea in Giurisprudenza a Parma con una tesi in Diritto del Lavoro. Due anni nell’ufficio personale di una grande ditta di autotrasporti e poi la scelta di vita: per venticinque anni libraio e piccolo editore. Nel 2002 entro in consiglio comunale. Dopo due anni entro in giunta (prima amministrazione Reggi) con deleghe a Minori, formazione, politiche giovanili, mondialità. Confermato assessore nella seconda amministrazione Reggi con deleghe a Cultura, Turismo e Sport. Ora sono candidato per la coalizione di centrosinistra: una nuova sfida dopo tutte le altre.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è un frullato di patrimoni genetici di quattro regioni: la solarità emiliana amalgamata con il pragmatismo lombardo, la riservatezza sabauda e la parsimonia ligure. Ne esce un cocktail unico. Il frullato è ulteriormente arricchito dai sedimenti lasciati dai tanti che sono transitati da questo crocevia di tutte le direttrici. Dai romani ai tanti pellegrini sulle vie francigene, romee, di Santiago…Per non parlare dei Farnese, del Raffaello di San Sisto, degli austriaci e dei francesi. Il risultato finale è che abbiamo un patrimonio stupendo, conservato riservatamente in contenitori volutamente sobrii, che sveliamo malvolentieri, facendo peraltro finta di lamentarci della scarsa presenza di turisti disposti ad apprezzarne il valore.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Certe scelte nascono dalle circostanze. Non avrei mai pensato che a 26 anni sarei diventato libraio, nè che a 51 sarei diventato assessore. Carpe diem: credo di avere capito presto che vale la pena di dare, se possibile, contenuto e significato alla propria esistenza, per il bene proprio e delle persone che ti circondano. Ho cercato di non chiudere gli occhi di fronte ai fatti e alle persone che la vita mi ha fatto incontrare, e credo di poter dire di essere serenamente soddisfatto di quella che, insieme a mia moglie, siamo riusciti a costruire. E ora, con molta libertà, provo questa nuova avventura.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Due anni fa Piacenza risultava, nella classifica del Sole 24 ore, la città italiana con il più alto numero di concerti in rapporto alla popolazione. Abbiamo molte associazioni culturali, sportive, sociali attive. Il quotidiano locale dedica almeno 6 pagine tutti i giorni alla cultura, eppure ci dipingiamo come una città morta. La vulgata vorrebbe che per essere viva dovrebbe esibire la movida, che peraltro è presente seppure in forme più contenute rispetto ad altre città. Ma la stessa città che rivendica la movida genera contestualmente gli anticorpi dei comitati contrari. Si può fare sempre di più, ma sono anche convinto che Piacenza sia una città realmente viva (anche se non sembra).

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Paolo Dosi?

Credo che saremo capaci più di altri a rispondere alle difficoltà . Vedo un futuro capace di investire in innovazione, università e ricerca, e capace, conseguentemente, di generare occupazione e professionalità. Penso anche che Piacenza sappia valorizzare meglio il patrimonio artistico, museale e musicale, per farne un elemento di maggiore attrazione, seppure con tutti i limiti che, da piacentini, abbiamo.

In conclusione clicca qui per accedere al sito ufficiale di Paolo Dosi, aggiornato quotidianamente con news, eventi e iniziative!

Riccardo Covelli

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Il Diario della Maturità #3 – Cosa fare?

Ora che l’esame si avvicina sempre di più, vogliamo distrarci parlando di quel che verrà dopo. Che cosa c’è nel nostro futuro? Avendo scelto un Liceo, è scontato che dovremo affrontare almeno ancora tre anni di studio. Ecco allora che incombe su di noi la scelta dell’università, una decisione che influenzerà molto la nostra vita.

È un argomento scottante per qualsiasi maturando; a parte qualche raro illuminato che sa da quando era piccolo che cosa avrebbe fatto da grande, tutti gli altri sono davanti a un enorme buco nero. Cosa fare: lanciarsi dentro a capofitto o rimanere sull’orlo a guardare?

Chi non sa proprio dove sbattere la testa può iniziare a navigare sui siti delle università, anche se molti sono davvero disorganizzati. Per capire dove cercare le informazioni si perde un po’ di tempo, ma è il posto giusto per trovare tutto sulle facoltà e i loro piani di studio.

Invece, se si vuole entrare direttamente in contatto con il mondo universitario, esistono gli open day: sono giornate in cui le università aprono le porte agli studenti liceali. Ci sono le presentazioni dei corsi e si ha la possibilità di parlare con insegnanti e studenti, che sono disponibili a chiarire ogni dubbio.

Abbiamo visto che queste giornate aiutano davvero a capire com’è l’ambiente dell’università e della città. È ovvio che la presentazione sia sempre positiva: l’università cerca di dare un’immagine rassicurante, valida e seria di sé.

La scelta però va fatta guardando alla qualità dell’università, ma anche alle proprie inclinazioni.

Non è facile capire a diciotto anni cosa vogliamo fare “da grandi”, aggiungiamo poi che la crisi ci sta impedendo anche solo di sperare in un futuro simile a quello che hanno avuto i nostri genitori. La preparazione e l’impegno non garantiscono più un lavoro adeguato. La confusione è tanta, e così anche la responsabilità della scelta.

È vero che il presente non è dei migliori, ma possiamo costruire il nostro futuro per riuscire a realizzarci.

Perciò niente paura, la decisione arriverà da sé!

Comunque, dato che siamo ragazze serie, pensiamo che le vere decisioni difficili siano altre…

Elena Zanella & Alessandra Peroncini

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Il Diario della Maturità #2 – La terza prova

Eccoci di nuovo qui a parlare di “colei-che-non-deve-essere-nominata”.  L’argomento di oggi è la terza prova: a tutte le quinte tocca fare almeno un paio di simulazioni.  Questa parte dell’esame consiste nella folle idea di fare quattro compiti in classe in tre ore.

La nostra prima simulazione sarà lunedì (se a qualcuno interessa…) e già ci chiediamo come sarà possibile ripassare tutto il programma di quattro materie contemporaneamente.

Sappiamo da fonti certe che le reazioni di chi ha già affrontato questo incubo sono state fuori controllo: qualcuno ha pianto per la troppa tensione accumulata, qualcun altro ha studiato tutta la notte e ha rischiato di addormentarsi sul foglio.

All’inizio temevamo di dover studiare tutte le materie perché i professori non ci volevano dire quali avrebbero messo nella prova. Ma, dopo estenuanti suppliche e occhioni speranzosi, hanno ceduto: ora almeno sappiamo di che morte dobbiamo morire!

Ci faremo una bella studiata e affronteremo questa super-verifica.

Intanto abbiamo una certezza: il modello della terza prova sarà quello tradizionale con domande aperte. La caduta del governo Berlusconi, questa crisi economica e tutte le insicurezze che ha portato hanno almeno un aspetto positivo. Ci siamo liberati di uno dei peggiori Ministri dell’Istruzione che abbiamo mai avuto. La Gelmini voleva rifilarci una prova INVALSI a crocette, dopo anni di verifiche a domande aperte. La motivazione era di “mettere un freno a quell’esplosione ingiustificata di cento e lode che si registra ogni anno con distribuzione anomala sul territorio con una prova oggettiva all’esame di Stato”. Secondo noi sarebbe stata un’assurdità perchè questo tipo di valutazione non rispecchia il livello di preparazione dello studente. In pratica se non sai le risposte, ci tiri e ti può andare bene. E i cento e lode sarebbero stati assegnati in modo comunque arbitrario.

Polemiche politiche a parte, abbiamo finito l’articolo e le scuse per non iniziare a studiare.

A presto con il terzo appuntamento dei deliri da Maturità.

Alessandra Peroncini  & Elena Zanella

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