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Noi, godiamo | Intervista a Karl Scotch

Non raccontiamoci bugie: quando sentiamo lo stomaco in gola e quel sentore angosciante e profondo come un pugno del fegato, godiamo.
Le orecchie diventano sorde e concedono al resto il corpo il dono dell’udito: vibrazioni e basse frequenze si mescolano a gemiti ad alta voce e ululati in coro, risvegliando i primordiali istinti delle interiora umane.

E’ Karl Scotch, con la sua musica e le sue prestazioni dal vivo, con quei tum-ta alternati a spaziali synth, che ci agita come baristi con un Coca & Rum: di larga veduta, competente e decisamente troppo bravo per essere vero, si racconta (e si sfoga).

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Chi si candida? #4 – Andrea Paparo

La domenica è snervante nella sua tranquillità: nulla si crea, nulla si distrugge. Si aggiunge però la componente meteorologica sfavorevole, anzi, sfavorevolissima, che mi costringe a restare sulla scrivania, in preda ad una melanconia pigra, immotivata, quasi invisibile.
Non contento, mi accascio sul computer, cercando non so cosa di preciso, ed esploro il web: accedo a Facebook, e vedo un numero rosso in alto a sinistra, sull’icona dei messaggi; cliccando, scopro che Andrea Paparo, candidato sindaco per Piacenza, sostenuto da Piacenza Viva, Sveglia Piacenza e Popolo della Libertà, mi ha risposto ad un’intervista di qualche giorno fa.

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Chi si candida? #3 – Pierpaolo Gallini

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle elezioni in arrivo: tocca a Pierpaolo Gallini, candidato sindaco dell’ Unione di Centro e appoggiato dall’Onorevole Casini. Cinque domande a bruciapelo, cinque risposte ben fatte.

1. Innanzitutto, chi è Pierpaolo Gallini prima e durante le elezioni?

Sono nato a Carpaneto il primo maggio del 1958 e sono sposato con Adele, che otto mesi fa mi ha fatto il regalo più bello: il piccolo Giovanni.
Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Parma nel 1983, dove ho conseguito la specializzazione in Diabetologia e quella in Odontostomatologia.
Esercito la professione di medico e dentista a Carpaneto e Piacenza, ma non faccio il medico, sono un medico! La mia è stata una vocazione ispirata da grandi amici medici di famiglia: il dott. Gobbi, il dott. Bazzani e il dott. Drei.
Se la medicina è stata una vocazione, per la politica parliamo di vera passione: ho iniziato ad interessarmi di politica al liceo e durante l’universita’. Dal 1984 al 1994 sono stato Consigliere comunale e Capogruppo DC nel comune di Carpaneto.
Sono stato eletto Segretario provinciale dellʼUdC nel 2007 e Consigliere nazionale nel 2008. Dal 2009 sono Assessore Provinciale al Welfare e alle Politiche Sociali.
NellʼUnione di Centro ho trovato la collocazione naturale per un cattolico che come me intende impegnarsi a favore dei propri concittadini, cosa che intendo fare con la massima dedizione.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

La solidità e la tenacia dei propri abitanti, una coesione sociale significativa e una capacità imprenditoriale perseverante.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

A Piacenza ho le mie radici, vi sono cresciuto, ecco perchè, incoraggiato dal leader nazionale Pier Ferdinando Casini, ho deciso di candidarmi con quella formazione politica, Udc-Unione di Centro, che si caratterizza per la promozione dei valori legati alla persona e alla comunità, e per essere lontana da logiche estremiste e populiste.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Effettivamente la città meriterebbe qualche occasione di maggiore fermento e rivitalizzazione però, guardiamoci intorno, Piacenza è una città dove si vive ancora bene.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Pierpaolo Gallini?

Credo davvero che, in questo particolare momento di difficoltà economica e sociale, la nostra città possa distinguersi grazie alle sue particolari doti di laboriosità e al buon livello di servizi sociali, se sarà amministrata da un sindaco capace di ascoltare e condividere le decisioni.

Riccardo Covelli

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Chi si candida? #2 – Mirta Quagliaroli

Secondo appuntamento con “Chi si candida?”: è il turno di Mirta Quagliaroli, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, appoggiata da Beppe Grillo durante il comizio di sabato 21 aprile in Piazza Cavalli. Scopriamola.

1. Innanzitutto, chi è Mirta Quagliaroli prima e durante le elezioni?

Sono mamma, moglie e lavoratrice e mi confronto tutti i giorni con le difficoltà quotidiane sia prima che durante le elezioni, con il raddoppio degli impegni e tanta passione indirizzata alla realizzazione delle idee del Movimento 5 Stelle.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è una città a misura d’uomo che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione urbanistica e demografica, causata dall”estendersi delle periferie e delle frazioni in concomitanza con una presunta vocazione logistica, che hanno ferito il territorio e non hanno dato nessuna possibilità di sviluppo, soprattutto a lungo termine. Piacenza è una città inconsapevole delle proprie potenzialità.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Faccio parte del Movimento 5 Stelle fin dalla sua nascita e il fine del movimento è quello di realizzare la gestione partecipata della cosa pubblica. Questo è l’intento che voglio perseguire con impegno. Tutti noi dobbiamo essere agenti del cambiamento, io per prima, che ci porti verso una società più onesta, solidale in una parola migliore.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Piacenza è senz’altro una città che ha il grosso problema di un centro storico da rivitalizzare. Non si può dire che sia una città morta,anzi, ci sono alcuni eventi molto importanti come il piacenza jazz fest che sono troppo poco valorizzati. In effetti gli eventi e le situazioni di svago e ristoro all’interno della città coprono poche esigenze e sono spesso slegati tra loro e fini a se stessi. Penso che Piacenza abbia molte potenzialità che insieme possiamo iniziare a sviluppare.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Mirta Quagliaroli?

Vedo una città che si deve svegliare e che deve guardare alla multiculturalità come risorsa, dove oltre al polo logistico e alle grandi catene, deve puntare ai prodotti di territorio e alla filiera corta, al polo universitario come centro culturale e ad una città dove sia più facile andare in bici che in macchina. Una città che deve essere valorizzata e deve essere teatro di nuove sperimentazioni sia di amministrazione della cosa pubblica sia nei vari settori economici, turistici, imprenditoriali, ecc. con coraggio e passione. Le idee non mancano, proviamoci insieme.

Riccardo Covelli

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Chi si candida? #1 – Paolo Dosi

Sulla falsa riga di “Sveglia Piacenza!”, rubrica di interviste ai personaggi “di spicco” della Primogenita, nasce “Chi si candida?”, rubrica utile a conoscere meglio i candidati al ruolo di sindaco per Piacenza.
Prima puntata, sul piatto c’è Paolo Dosi, supportato dal Partito Democratico e dalla Lista Moderati e Piacentini per Dosi.

1. Innanzitutto, chi è Paolo Dosi prima e durante le elezioni?

Ho 58 anni, sposato, duefigli, un nipote. Dopo il Respighi, laurea in Giurisprudenza a Parma con una tesi in Diritto del Lavoro. Due anni nell’ufficio personale di una grande ditta di autotrasporti e poi la scelta di vita: per venticinque anni libraio e piccolo editore. Nel 2002 entro in consiglio comunale. Dopo due anni entro in giunta (prima amministrazione Reggi) con deleghe a Minori, formazione, politiche giovanili, mondialità. Confermato assessore nella seconda amministrazione Reggi con deleghe a Cultura, Turismo e Sport. Ora sono candidato per la coalizione di centrosinistra: una nuova sfida dopo tutte le altre.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è un frullato di patrimoni genetici di quattro regioni: la solarità emiliana amalgamata con il pragmatismo lombardo, la riservatezza sabauda e la parsimonia ligure. Ne esce un cocktail unico. Il frullato è ulteriormente arricchito dai sedimenti lasciati dai tanti che sono transitati da questo crocevia di tutte le direttrici. Dai romani ai tanti pellegrini sulle vie francigene, romee, di Santiago…Per non parlare dei Farnese, del Raffaello di San Sisto, degli austriaci e dei francesi. Il risultato finale è che abbiamo un patrimonio stupendo, conservato riservatamente in contenitori volutamente sobrii, che sveliamo malvolentieri, facendo peraltro finta di lamentarci della scarsa presenza di turisti disposti ad apprezzarne il valore.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Certe scelte nascono dalle circostanze. Non avrei mai pensato che a 26 anni sarei diventato libraio, nè che a 51 sarei diventato assessore. Carpe diem: credo di avere capito presto che vale la pena di dare, se possibile, contenuto e significato alla propria esistenza, per il bene proprio e delle persone che ti circondano. Ho cercato di non chiudere gli occhi di fronte ai fatti e alle persone che la vita mi ha fatto incontrare, e credo di poter dire di essere serenamente soddisfatto di quella che, insieme a mia moglie, siamo riusciti a costruire. E ora, con molta libertà, provo questa nuova avventura.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Due anni fa Piacenza risultava, nella classifica del Sole 24 ore, la città italiana con il più alto numero di concerti in rapporto alla popolazione. Abbiamo molte associazioni culturali, sportive, sociali attive. Il quotidiano locale dedica almeno 6 pagine tutti i giorni alla cultura, eppure ci dipingiamo come una città morta. La vulgata vorrebbe che per essere viva dovrebbe esibire la movida, che peraltro è presente seppure in forme più contenute rispetto ad altre città. Ma la stessa città che rivendica la movida genera contestualmente gli anticorpi dei comitati contrari. Si può fare sempre di più, ma sono anche convinto che Piacenza sia una città realmente viva (anche se non sembra).

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Paolo Dosi?

Credo che saremo capaci più di altri a rispondere alle difficoltà . Vedo un futuro capace di investire in innovazione, università e ricerca, e capace, conseguentemente, di generare occupazione e professionalità. Penso anche che Piacenza sappia valorizzare meglio il patrimonio artistico, museale e musicale, per farne un elemento di maggiore attrazione, seppure con tutti i limiti che, da piacentini, abbiamo.

In conclusione clicca qui per accedere al sito ufficiale di Paolo Dosi, aggiornato quotidianamente con news, eventi e iniziative!

Riccardo Covelli

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Ne voglio ancora

Il problema di base che mi spinge a scrivere quest’articolo, dopo due mesi di assenza, è una crisi di nervi e un collasso del mio sistema nervoso, nulla di grave.

“It’s wanting more that’s gonna send me to my knees”.

Sono quasi due mesi che ho messo da parte la penna, due mesi che ho spostato i pensieri da un’altra parte.
Vedete, ho 17 anni: per quelli come me, più fai, più hai possibilità di sbocciare; più sudi, più porte ti apri.
Ci ho sempre creduto fermamente, ho passato un trimestre infernale, a correre dietro ad ogni sbocco possibile, cercando di rendermi disponibile per chiunque, tentando di essere il più utile possibile a chi avesse bisogno di me.

Di colpo, la mia testa è esplosa; tremavo nel letto, stringendo con le unghie il cuscino contro le tempie, cercando una via di fuga da quell’inferno che sapeva troppo di reale. Era tutta causa mia, e lo sapevo.

Qualche diavoleria farmaceutica e il dolore passa in fretta. Il mattino dopo il problema non era più il dolore fisico: la testa, che fino a qualche ora prima si rivoltava pietosamente su sé stessa, ora respirava aria fin troppo pulita.

Ho desiderato più di quanto sia in grado di sopportare, sono finito in ginocchio, sull’orlo di una crisi di nervi.

Qual era il problema? Credetemi, il dolore mi aveva accecato la mente: qualsiasi pensiero mi sembrava folle e subordinato ad un’inconfutabile follia (finalmente, potevo dirlo: ero impazzito); qualsiasi idea e/o risoluzione portava ad un peggioramento della mia salute mentale; inseguivo inconsapevolmente l’autodistruzione.

Le porte che avevo aperto mi stavano risucchiando, strappando ciascuna un pezzo di me, con denti affilati che smembravano ogni singolo mio muscolo, lasciandosi dietro soltanto scie di sangue e budella; gli spiragli di futuro che mi si erano preposti erano troppo vasti e troppo numerosi per poterli vivere tutti.

Non mi restava che ammettere la debolezza, forse solo mia, forse comune a tutti noi; una debolezza ed una fragilità che cerchiamo di illudere ogni singolo giorno, come quella storia sulla gazzella che ogni mattino si svegliava e scappava dal leone, per paura di essere divorata. Era vita, quella?

“I made it happen from myself”.

Quante persone vediamo ogni giorno della nostra vita, a cui non diamo particolare peso, magari rendendoci conto troppo tardi della loro importanza, solo quando ci sono passate di fronte, guardandoci per un’ultima volta, scappando da noi, forse per paura, forse per troppo amore, forse ancora per distruggerci con i sensi di colpa per averle lasciate fuggire?

Ci rendono vittime di una pena che detestiamo, ma che in fondo meritiamo; lo sbaglio più grande è guardare e attendere, magari per giorni, settimane, mesi; ma attendere cosa? L’impossibile?

“L’ho fatto succedere io”: sarà la frase migliore con cui ne potrete uscire.

“Just keep me where the light is”.

Niente vie di mezzo, niente compromessi: siate decisi e decisivi.

Il futuro è laddove saremo in grado di crearlo: se volete incazzarvi e denunciare il mondo, fondate un giornale indipendente, imparate le basi dell’intonazione e cantate; se volete diventare famosi, ingegnatevi (ma niente (ir)reality-show); se volete innamorarvi, sappiate cogliere il fiore quando sboccia, non un giorno prima, non uno dopo.

Esprimetevi, comunicate e siate protagonisti della vostra vita.

La luce è una sola, sappiatela scegliere tra le tante e rimaneteci dentro: lasciatevi ricoprire e immergetevi in essa con coraggio e senza paura per ciò che succederà.

State dove c’è la luce e non spostatevi mai.

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Sveglia Piacenza! – Roberto Reggi

Eccoci ancora qua: una domenica mattina nebbiosa e malinconica nella Bassa Piacentina, una giornata di riposo e tregua dopo una settimana lunga.

La quarta puntata della nostra rubrica ha come ospite il nostro Sindaco, Roberto Reggi, generoso nel concedermi qualche minuto per rispondere alle solite 5 domande.

Innanzitutto, chi è Roberto Reggi?

Il mio vero mestiere e’ ingegnere nel settore dell’ energia, ma temporaneamente ricopro il ruolo di Sindaco della mia città e svolgo questo servizio a tempo pieno.

Cosa pensa di Piacenza? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Piacenza e’ una città dove si vive bene in tutte le età della vita ed i servizi essenziali sono di ottimo livello. Manca un po’ di spirito d’ iniziativa nel settore commerciale ed è scarsamente tollerante, in particolare con i giovani. La maggioranza dei suoi cittadini e’ generosa ma poco propensa al cambiamento.

Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa la spinge a faticare per migliorare la sua città?

Svolgere questo servizio per la mia città mi onora moltissimo e lo faccio con passione per contribuire, spero in maniera significativa, a migliorare la vita dei suoi cittadini, a partire dai miei tre figli.

Cosa direbbe ai piacentini che criticano piacenza, accusandola di essere una città morta, ecc.. ?

Di valorizzare le tante opportunità che offre e di smettere di criticare e basta aspettando che siano altri a renderla viva. Piuttosto di darsi da fare per renderla piu vivace, ognuno di noi può fare tanto.

Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza e, in generale, per il nostro Paese?

Vedo buone prospettive di sviluppo per la nostra città nonostante il contesto di crisi generalizzata. Abbiamo ancora voglia di studiare, divertirci, lavorare ed invecchiare bene e così credo anche del nostro Paese!

Riccardo Covelli

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