Chi si candida? #1 – Paolo Dosi

Sulla falsa riga di “Sveglia Piacenza!”, rubrica di interviste ai personaggi “di spicco” della Primogenita, nasce “Chi si candida?”, rubrica utile a conoscere meglio i candidati al ruolo di sindaco per Piacenza.
Prima puntata, sul piatto c’è Paolo Dosi, supportato dal Partito Democratico e dalla Lista Moderati e Piacentini per Dosi.

1. Innanzitutto, chi è Paolo Dosi prima e durante le elezioni?

Ho 58 anni, sposato, duefigli, un nipote. Dopo il Respighi, laurea in Giurisprudenza a Parma con una tesi in Diritto del Lavoro. Due anni nell’ufficio personale di una grande ditta di autotrasporti e poi la scelta di vita: per venticinque anni libraio e piccolo editore. Nel 2002 entro in consiglio comunale. Dopo due anni entro in giunta (prima amministrazione Reggi) con deleghe a Minori, formazione, politiche giovanili, mondialità. Confermato assessore nella seconda amministrazione Reggi con deleghe a Cultura, Turismo e Sport. Ora sono candidato per la coalizione di centrosinistra: una nuova sfida dopo tutte le altre.

2. Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Piacenza è un frullato di patrimoni genetici di quattro regioni: la solarità emiliana amalgamata con il pragmatismo lombardo, la riservatezza sabauda e la parsimonia ligure. Ne esce un cocktail unico. Il frullato è ulteriormente arricchito dai sedimenti lasciati dai tanti che sono transitati da questo crocevia di tutte le direttrici. Dai romani ai tanti pellegrini sulle vie francigene, romee, di Santiago…Per non parlare dei Farnese, del Raffaello di San Sisto, degli austriaci e dei francesi. Il risultato finale è che abbiamo un patrimonio stupendo, conservato riservatamente in contenitori volutamente sobrii, che sveliamo malvolentieri, facendo peraltro finta di lamentarci della scarsa presenza di turisti disposti ad apprezzarne il valore.

3. Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Certe scelte nascono dalle circostanze. Non avrei mai pensato che a 26 anni sarei diventato libraio, nè che a 51 sarei diventato assessore. Carpe diem: credo di avere capito presto che vale la pena di dare, se possibile, contenuto e significato alla propria esistenza, per il bene proprio e delle persone che ti circondano. Ho cercato di non chiudere gli occhi di fronte ai fatti e alle persone che la vita mi ha fatto incontrare, e credo di poter dire di essere serenamente soddisfatto di quella che, insieme a mia moglie, siamo riusciti a costruire. E ora, con molta libertà, provo questa nuova avventura.

4. Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Due anni fa Piacenza risultava, nella classifica del Sole 24 ore, la città italiana con il più alto numero di concerti in rapporto alla popolazione. Abbiamo molte associazioni culturali, sportive, sociali attive. Il quotidiano locale dedica almeno 6 pagine tutti i giorni alla cultura, eppure ci dipingiamo come una città morta. La vulgata vorrebbe che per essere viva dovrebbe esibire la movida, che peraltro è presente seppure in forme più contenute rispetto ad altre città. Ma la stessa città che rivendica la movida genera contestualmente gli anticorpi dei comitati contrari. Si può fare sempre di più, ma sono anche convinto che Piacenza sia una città realmente viva (anche se non sembra).

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Paolo Dosi?

Credo che saremo capaci più di altri a rispondere alle difficoltà . Vedo un futuro capace di investire in innovazione, università e ricerca, e capace, conseguentemente, di generare occupazione e professionalità. Penso anche che Piacenza sappia valorizzare meglio il patrimonio artistico, museale e musicale, per farne un elemento di maggiore attrazione, seppure con tutti i limiti che, da piacentini, abbiamo.

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Riccardo Covelli

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