Archivio dell'autore: Beatrice Caserini

Volunteering is the way

Ogni martedì, la stessa routine. A scuola una giornata come tante, sei intense ore di autori, artisti e astratte teorie filosofiche. Torno a casa, il pranzo mi aspetta; e poi via di nuovo, sfrecciando con la mia bicicletta azzurra verso la casetta gialla dove passerò il pomeriggio.

Arrivo, c’è E. che mi aspetta per una partita a scala 40, la superefficiente croupier ha già distribuito le carte. La partita ben presto si trasforma in un più impegnativo torneo: carte, carte ovunque, mi sembra di essere nel Paese delle Meraviglie insieme alla regina di cuori.Tra una manche e l’altra, si scambiano due chiacchiere. “Ciao Beatrice! Come stai? Vieni alla festa di Carnevale? Guarda che ci si diverte!”.

Certi martedì la scala 40 viene sostituita dal karaoke e dalle più svariate performance; chi si esibisce cantando classici intramontabili, chi tormentoni estivi completi di coreografia. Non importa il grado di stonatura al quale si arriva: l’importante è l’emozione che ci si mette. E poi, qui nessuno giudica nessuno!

Si sono fatte le 18.00, ancora poco e vado a casa, devo studiare per l’interrogazione di fisica. Ma qua si sta così bene… mezz’ora e vado, giuro.

Cominciano i preparativi per la cena, che impegnano tutti; tra apparecchiare, sistemare e cucinare ognuno ha qualcosa da fare. In fin dei conti in una “famiglia” tanto numerosa è essenziale una perfetta organizzazione!

E’ tempo di andare, anche questo martedì pomeriggio è giunto al termine. Saluto tutti, volano baci sulle guance e strette di mano. “Ci vediamo martedì prossimo!”

Quando ho cominciato a fare volontariato alla casa alloggio per disabili del mio paese, non pensavo che quest’esperienza mi assorbisse tanto. All’inizio era più per “avere la coscienza a posto”, lo ammetto: pensavo che facendo qualcosa di relativamente utile per qualcuno mi sarei sentita meglio con me stessa. Mai avrei pensato che aspettassi il martedì per poter staccare da tutto ed entrare in questa realtà parallela, tanto vicina e al contempo tanto lontana. Ogni settimana esploro un po’ di più questo nuovo mondo, immergendomici totalmente, e inaspettate scoperte non mancano mai: per questi ragazzi, uomini e donne anche solo uscire a bere un caffè è una festa, andare in farmacia da soli è una conquista. Per questo mi sento di ringraziare tutti i miei compagni di martedì pomeriggio: grazie a loro ho riscoperto il piacere che possono dare le piccole cose; una risata, due chiacchiere, una partita a carte.

Mi hanno dato tanto, ed ora tocca a me: deluderli è l’ultima delle mie intenzioni.Image

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Tre generazioni di gioiosi

Il Liceo Gioia. Un luogo che ha visto passare tra i suoi corridoi generazioni e generazioni di studenti.
A partire dal periodo dei nostri nonni, vi proponiamo un breve excursus temporale  sull’esperienza personale fatta dagli studenti nel corso del tempo. Dalla fine della seconda seconda guerra mondiale, passando attraverso la rivoluzione studentesca di fine anni ’60, arriviamo ai giorni nostri, notando affinità e differenze nella vita scolastica di un Gioia in continua evoluzione. Parola agli intervistati.

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Danza: un’opprimente leggerezza

E cinque, sei, sette, otto. Chi, come la sottoscritta, ha passato gran parte del suo tempo libero tra  grand battement e fouettè avvertirà in queste semplici parole, apparentemente prive di significato, una melodia, una dolce sequenza di suoni, pura poesia. Parole che preludono a uno spettacolo magnifico: parte la musica, tanti corpi cominciano a muoversi all’unisono creando una magia.

Ormai sono tanti anni che sono immersa nel mondo della danza, tanti anni che questa disciplina è diventata parte di me; è per questo che, dopo aver sentito della storia di Mariafrancesca Garritano, un irrefrenabile impulso mi ha portato a scrivere e raccontare questo mondo dall’interno.

Costei era una giovane ballerina della Compagnia del Teatro alla Scala di Milano. Era, perché dopo aver denunciato al quotidiano inglese Observer gli innumerevoli casi di anoressia e svariati disturbi alimentari di cui sono affette le ballerine sue compagne, è stata licenziata in tronco. E, ancora una volta, si è ripetuta la stessa storia di sempre: qualcuno, solo per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa che sarebbe stato meglio per molti tenere nell’oscurità, è stato punito a dovere. E, in questo caso, ci ha rimesso perdendo il lavoro.

Lei ha tentato di rendere il mondo consapevole di quello che davvero comporta essere una ballerina: enormi sacrifici, rinunce, pressioni, tutto in nome di questa passione che ti sconvolge la vita; ma fin qui niente di nuovo, è più che giusto che una disciplina richieda degli equi sforzi. Il problema è un altro: la terribile ossessione per la perfezione fisica. Perché se non sei tanto magra da essere anoressica, non sarai mai nessuno.

Oggigiorno si parla dell’anoressia con una leggerezza allucinante. E’ divenuta una consuetudine il fatto che ci siano ragazze (e perché no, anche ragazzi) che smettono di mangiare per volere essere più belli, più magri, più tutto. Ma non è così che dovrebbe essere.

Quello della danza è un mondo complesso. L’ho provato sulla mia pelle, il continuo misurarsi con sé stessa, con le compagne e con il proprio corpo; il desiderio di spingersi sempre più in là per riuscire a farcela. E devo sottolineare ho sempre ballato a livello amatoriale, posso solo immaginare quanto queste sensazioni si amplifichino quando arriva il momento di esibirsi davanti a un pubblico di migliaia di persone. Non ho mai neanche tentato di sfondare; anche quand’ero una bimbetta di un metro e dieci sono sempre stata terrorizzata, bloccata dall’ (allora) ingiustificata paura di poter fare seriamente del male a me stessa.

Ora, non sto cercando di dire che è inevitabile che tutte le ballerine cadano nel baratro di questa malattia, non fraintendete, non si può generalizzare; il mio era un più o meno lucido tentativo di ragionare sul perché, però, spesso e volentieri questo avvenga.

La danza non dovrebbe essere buio, disperazione, soffocamento.

La danza è vita, passione intensa. E potrebbe essere la stessa via che riesca ad allontanare dalla malattia.

Beatrice Caserini

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Raccolta differenziata – Istruzioni per l’uso

Ogni giorno, alle 10.45 suona la campanella che segna l’inizio dell’intervallo. Ogni giorno, tirando gomitate a destra e a manca, cerco faticosamente di raggiungere le macchinette e soprattutto la tanto agognata merenda. E ogni giorno mi si presenta lo stesso problema: dove butto l’incarto?

Già dall’anno scorso il nostro beneamato liceo è stato dotato di contenitori per la raccolta differenziata, allegri scatoloni colorati che affiancano i classici cestini delle cartacce. L’iniziativa è lodevole, senza dubbio. Ma qui sorge spontanea una domanda: Siamo sicuri che ci stiamo impegnando abbastanza in questo progetto? Io stesso devo confessarlo: qualche volta, presa dalla fretta o chissà cos’altro è capitato che gettassi distrattamente ciò che dovevo buttare nel primo bidone che abbia incontrato, in pieno spirito antiecologico. A chi non è successo? Ma non è così che funziona. Vediamo di sfruttare fino in fondo questa opportunità!

In fin dei conti basta davvero, davvero poco. Agli albori di quest’iniziativa ci avevamo messo tutti un po’ più d’impegno, principalmente perché terrorizzati dalla minaccia della leggendaria multa, che avrebbe dovuto essere data a chi non avesse fatto correttamente la raccolta differenziata. Queste sanzioni non credo siano mai state inflitte, e quindi, passata la paura (penso di poter parlare a nome della gran parte di noi Gioiosi), ci siamo rilassati, impigriti; insomma, l’abbiamo “svaccata”, come si suol dire in gergo.

Riciclare i materiali è una delle poche cose a questo mondo che non ha alcuno svantaggio, solo risvolti positivi; fare la raccolta differenziata significa ridurre notevolmente l’inquinamento e, non del tutto scontato, risparmiare denaro (ad esempio per quanto riguarda i mancati costi delle discariche).

Avanti ragazzi, apriamo gli occhi: stiamo per essere letteralmente sommersi dai rifiuti. Ragion per cui, cominciando dall’ambiente che ci è più vicino, la scuola, sarebbe bene cominciare a fare qualcosa di concreto. In fondo, (momento metafora), come tante piccole industri formichine è nostro compito impegnarci perché il formicaio funzioni bene.
Insomma, quello che voglio arrivare a dire è questo: forza gente, attiviamoci, il mondo ha bisogno di noi!

P.S. Allego il link di una chiara guida online alla raccolta differenziata. A mio avviso potrebbe tornare davvero utile!

http://www.rifiutologo.it/upload/file/Guidaallaraccoltadifferenziata.pdf

 

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