PRIVACY E SOCIAL: i ragazzi si confrontano sui rischi e sulle abitudini dei nuovi mezzi di comunicazione con un esperto

Nel mese di febbraio, la nostra classe, 2LB, insieme alla classe 1LG, ha partecipato al progetto “Privacy e Social” proposto dalle insegnanti Maria Grazia Freschi e Lucia Vaienti e tenuto dall’esperto Gianluca Dadomo. Durante il laboratorio abbiamo analizzato alcune scene di film allo scopo di informarci sui rischi che corriamo ogni giorno utilizzando le piattaforme digitali, attraverso le quali siamo costantemente manipolati senza rendercene conto.
Riportiamo una breve intervista all’esperto.

Si può presentare e parlare brevemente della sua formazione e di quali motivi lo hanno spinto ad interessarsi al rapporto tra social e giovani?
Mi chiamo Gianluca Dadomo. Prima di scoprire il cinema in un percorso universitario, la mia realtà lavorativa consisteva nel prestare servizio come interprete per un’azienda commerciale canadese e il controllo qualità di un’azienda alimentare. Dalla prima lezione di cinema – ricordo ancora come il professore scomponeva The Prestige di C. Nolan – è cambiato tutto. Da quel momento ho lavorato come redattore e filmmaker per i più importanti siti web del panorama italiano. La ricerca di una libertà creativa come giornalista mi ha spinto a focalizzarmi sulle interviste, le analisi tecniche dei supporti Blu-ray e dei nuovi impianti sposati dalle sale, sino alla partecipazione a svariate edizioni del Festival di Venezia e all’aiuto-regia con registi del calibro di Marco Bellocchio e Giuseppe Piva.
Negli ultimi anni il mio interesse è virato notevolmente sul percorso scolastico, probabilmente per il timore che non ci sia una consapevolezza sociale nello sposare l’arrivo delle nuove tecnologie. Un’app social è frutto di una strategia commerciale invasiva che si è radicata velocemente nei giovani e negli adulti, ben prima di capire se fosse necessaria o solo un passatempo.
Da ex studente a cui non sono mai stati proposti laboratori di indagine su questi fenomeni ho pensato che i nostri giovani li meritassero perché possano capire lo strumento, come impiegano il loro tempo e quali danni può causare alla struttura sociale.
Cosa ne pensa del rapporto tra teenager e social network? Vede delle differenze nella comunicazione e nelle modalità di rapporto tra i giovani di oggi rispetto alla sua generazione?
Una differenza abissale. Mi rincuora che alcune insegnanti sulla sessantina talvolta mi fanno notare come la mia generazione sia profondamente diversa dalla loro.
Da figlio dell’anno 89 ho vissuto la fine dell’analogico, con i suoi videoregistratori VHS e i floppy disk, e la nascita del digitale, con i DVD, la console di gioco Playstation e le prime fotocamere senza pellicola. Il primo aspetto, quello più evidente, è che noi tendevamo a giocare all’aria aperta e vivere l’esperienza del videogioco in gruppo, ritrovandosi a casa di un amico magari per organizzare dei tornei. Vivevamo il cinema come un rito sociale e, visto che mancava una connessione internet decente, ci scambiavamo i pareri sui fumetti e cartoni invece di riportarli sui social con degli sconosciuti. Non penso che gli studenti oggi non condividano i loro hobby; purtroppo lo fanno attraverso il filtro di uno schermo perdendo l’approccio realistico della condivisione di pareri.
Crede che i social abbiano le giuste norme per tutelare la privacy?
Il mondo dei social è vulnerabile. E non sto parlando della fragilità del rapporto con il prossimo. Mi riferisco alla debolezza della struttura di queste applicazioni. I nostri dati vengono salvati e tracciati con la promessa che saranno protetti da occhi indiscreti. Sono tantissimi gli episodi che hanno visto un gruppo di hacker impossessarsi di dati sensibili come password, carte di credito e rubriche; va ricordato che gli hacker sfruttano le debolezze di un sistema, il che implica che l’applicazione che tutela i nostri dati è stata un po’ troppo sbadata, al punto che numerose indagini sostengono che alcuni atteggiamenti spensierati fossero studiati ad hoc per favorire campagne pubblicitarie più mirate. È chiaro che uno scenario del genere ricordi il film di spionaggio complottista ma l’esperienza mi insegna che anche la mente più brillante può sottovalutare l’ingegnoso panorama tecnologico, al punto che reputo che sia fondamentale imparare a proteggere autonomamente la propria privacy prima di delegarla alle corporazioni.
Quali sono i social più utilizzati? Quanto influiscono sulla vita delle persone?
Instagram e Facebook vanno per la maggiore in Italia. Generalizzando i più giovani utilizzano il primo e i genitori il secondo.
In merito all’influenza dei social ti risponderò con un aneddoto: il cameriere del ristorante ha appena portato un piatto decorato e sfizioso. Il commensale estrae lo smartphone e scatta una foto. Pensi che l’abbia scattata perché vuole custodire un ricordo della serata o perché non vede l’ora di aggiornare il suo profilo e far sapere a tutti i suoi follower cosa, come e dove sta mangiando?
La differenza tra i due atteggiamenti pare sottile ma non lo è affatto.

La classe II lingB

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