Un tuffo nel passato

Articolo di Emilia Guardascione, 1°Sc Bacuto-emilia

Mia madre è seduta al tavolo, mentre sorseggia il suo caffè pomeridiano. Approfitto di questo momento per porle alcune domande. Le chiedo come fosse la sua tipica giornata ai quindici anni e lei risponde dopo vari secondi, forse perché assolta dai suoi pensieri. “Ho frequentato un istituto commerciale che raggiungevo in compagnia della mia amica d’infanzia Tonia. Abitando in città erano necessari pochi minuti di pullman per andare a scuola. Tornata a casa dalle lezioni aiutavo mia madre in alcune faccende domestiche e successivamente tornavo a studiare, ma quando non avevo impegni uscivo con le mie amiche a fare una passeggiata”.

Mia madre è seduta al tavolo, mentre sorseggia il suo caffè pomeridiano. Approfitto di questo    momento per porle alcune domande. Le chiedo come fosse la sua tipica giornata ai quindici anni e lei risponde dopo vari secondi, forse perché assolta dai suoi pensieri. “Ho frequentato un istituto commerciale che raggiungevo in compagnia della mia amica d’infanzia Tonia. Abitando in città erano necessari pochi minuti di pullman per andare a scuola. Tornata a casa dalle lezioni aiutavo mia madre in alcune faccende domestiche e successivamente tornavo a studiare, ma quando non avevo impegni uscivo con le mie amiche a fare una passeggiata”. “Come ti divertivi a quel tempo? Uscivi il sabato sera?”. La donna mi guarda e fa una piccola risata e scuote la testa, assumendo subito dopo un’aria seria, come se fosse pronta a raccontare di quanto era una ragazza modello. “Di solito uscivo la domenica sera assieme alla comunità della mia parrocchia, ma qualche sabato ho trasgredito le regole e sono andata in discoteca. Modi più semplici in cui mi divertivo erano semplicemente fare shopping e andare al cinema con le mie amiche”. Mi guarda come per farmi proseguire con le domande, come al solito va molto di fretta. Mi sorride con fare strano quando le chiedo se a quel tempo si sarebbe immaginata così come ora e se ha raggiunto i suoi obbiettivi. “Il mio lavoro è perfettamente affine agli studi che ho svolto, ma ho un unico rimpianto: quello di non essermi laureata in medicina. Se potessi tornar indietro realizzerei il mio sogno e indosserei il camice bianco che ho sempre desiderato”. “Quale fu il primo mezzo tecnologico che hai usato?”. Al pronunciare quella frase mia madre alza gli occhi al cielo e scrolla le spalle, come se si aspettasse questa domanda. “La tv a colori fu la prima vera e propria innovazione che avvenne in casa, nonché il primo oggetto tecnologico che imparai ad usare”. Risponde quasi annoiata dalla domanda, così passo alla successiva. “Cosa mi puoi dire sul veganismo e l’olio di palma? Ne sentivi parlare?”. Mi guarda come se la risposta fosse ovvia. Si sistema meglio sulla sedia e posa la tazzina di caffè ormai vuota sul tavolo. “Certo che no, molto raramente sentivo parlare dell’essere vegani e quant’altro. Ricordo di una mia amica che studiava macrobiologia ed era vegetariana. Era vista come pazza da tutta la mia compagnia e spesso si diceva che queste scelte alimentari non erano per nulla sane e che non c’era gusto a privarsi della carne o di altri cibi”. Poso il foglio e la penna sul tavolo, mentre lei si alza e sospirando torna a fare ciò che aveva interrotto poco prima.

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