Si può crescere anche senza televisione

Articolo di Tommaso Cagnoni, 1° Cl B.

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Appena entro in casa, vedo mia nonna seduta vicino al tavolo intenta a risolvere le parole crociate. Allontano subito mio nonno nella stanza accanto per evitare di essere disturbato o interrotto e, finalmente, inizio l’intervista. Dopo averle posto la domanda “Com’era organizzata la tua vita a quindici anni?”, inizia a parlare con un filo di voce malinconico e subito capisco che non era affatto contenta della domanda. Infatti, mi spiega che aveva il compito di curare una nonna anziana in un luogo isolato dal mondo, mentre sua madre e sua sorella abitavano e lavoravano a Piacenza. Al tempo, poteva giocare soltanto con le cugine e i cugini quando, alla domenica, si incontravano in occasione della messa.

Passiamo, poi, al divertimento. In estate, mi rivela che amava andare a ballare a Piozzano, il piccolo paese sottostante, con gli altri ragazzi. Mentre, nel periodo invernale, ascoltava volentieri le bizzarre storie delle zie, nell’atmosfera calda del salotto di casa. Mi racconta anche di qualche buffo episodio: una volta, per esempio, per poter acquistare una bambola di pezza, aveva venduto segretamente dei sacchi di iuta ad un’associazione, che li utilizzava per bloccare l’acqua esondata da un fiume, del quale al momento non si ricorda il nome. Inoltre, mi spiega che, con sabbia e scatol

ette di lucida scarpe, creavano torte, poiché erano golose di questa pietanza non certo tipica della loro alimentazione. Non aveva piani ben precisi riguardo al futuro: voleva solamente abbandonare quel posto sperduto per trasferirsi in città e qui lavorare, preferibilmente, come sarta. Quando le chiedo di parlarmi del primo mezzo tecnologico che ha utilizzato da ragazza, vedo cambiare la sua espressione, probabilmente vede una traccia di modernità nella sua adolescenza. Mi risponde che non avevano la televisione, ma poteva contare su una rudimentale radio a pila per ascoltare le notizie. Si ricorda che quando suo padre aveva comprato il grammofono era felicissima, perché così poteva ballare e ascoltare la musica anche nel in salotto. Tuttavia, non l’ha utilizzato molto tempo perché diventando grande, iniziava ad uscire con gli amici sempre più spesso. Concluse le domande, torna alle sue parole crociate, mentre qualche lacrima inizia a scendere dai suoi occhi.

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