Gli anni 80 di mio padre

Articolo di Giacomo Debè, 1°Sc A.

Finita la cena, chiedo a mio padre se è disponibile a rispondere ad alcune domande sulla sua adolescenza. Fin da subito, mi dimostra tutta il suo interesse e la sua curiosità sulle domande, nonostante avesse appena terminato una dura e faticosa giornata di lavoro. Dopo aver ricevuto la sua attenzione, decidiamo di sederci comodi sul divano così da essere sia concentrati che rilassati. Inizialmente gli chiedo come fosse organizzata la sua giornata tipica. Dopo qualche secondo, mi risponde dicendomi che le sue giornate generalmente non erano molto diverse da quelle dei giovani d’oggi: iniziavano con la solita mattinata scolastica dalle 8.30 alle 13.30, per poi proseguire con l’arrivo a casa e il pranzo. Nel pomeriggio, dopo aver fatto i compiti, usciva con gli amici oppure si risposava a casa.

 Un paio di minuti di pausa per riordinare i concetti nel cervello, e per tentare di ottenere nuovamente la sua attenzione, e si continua. Chiedo come fossero i loro divertimenti e i loro svaghi. Mi risponde con parte della prima risposta, cioè le uscite con gli amici, aggiungendo anche i calcetti della domenica e le escursioni in bicicletta nelle campagne vicine. Proseguì, con fare molto concentrato ed eccitato, raccontando di un altro suo passatempo: andare con gli amici al bar a giocare ai videogames, specialmente di inverno o quando il tempo non era dei migliori. I più amati e famosi videogiochi di quel periodo erano PacMan e Space Invaders.

Sicuramente la domanda che lo incuriosisce maggiormente è quella sui sogni/obiettivi da 15enne, legata alla tipica domanda: “COME TI VEDI DA GRANDE?”. La sua risposta è immediata e molto chiara; infatti in adolescenza ormai non immaginava neanche lontanamente di poter realizzare i sogni maturati anni prima, diventare astronauta, pilota di formula 1 o cose del genere, bensì la sua aspirazione era molta più concreta, cioè diventare geometra. Inoltre mi dice, con aria malinconica e nostalgica, che in realtà il suo obiettivo da bambino era anche intraprendere una importante carriera politica.

Successivamente, decido di “cogliere l’attimo” e approfittare del momento felice e pieno di ricordi, per porgergli la domanda successiva, cioè quale fu il primo mezzo tecnologico utilizzato in adolescenza. Mi risponde che fu il computer portatile la prima vera forma di tecnologia che usò.

Conclusa l’intervista, mi sorprende ringraziandomi del bel momento passato insieme, in cui è riuscito a “tuffarsi” nel passato e nei ricordi, per poi stendersi stremato sulla sua poltrona per riposare.

 

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