La follia in teatro: Lucia di Lammermoor

Il 26 febbraio 2016 è andata in scena al Teatro Municipale di Piacenza “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti. Tratto dal romanzo di Walter Scott “The Bride of Lammermoor”, il melodramma riduce all’osso gli elementi di ambientazione storica e politica per concentrarsi sulla vicenda amorosa. Riscontriamo quindi nelle figure di Lucia, soprano, innamorata di Edgardo, tenore, ma ostacolata dal fratello Enrico, baritono, il classico terzetto vocale di epoca romantica. Al di là tuttavia di facili schematismi, il capolavoro di Donizetti si distingue per l’acuta analisi psicologica dei personaggi, in particolare della protagonista, che, incapace di coltivare il proprio amore in un mondo retto da disumane convenzioni sociali, decide di costruirsi una realtà alternativa e perfetta, approdando alla follia. Le connotazioni musicali costruiscono il ritratto di un’anima bella (si pensi ad esempio all’utilizzo dell’arpa, strumento dal suono morbido e cristallino), che finisce per deformare le circostanze presenti, in un tentativo di estraniazione culminante nella celeberrima scena della follia (2°atto). La complessità di questo ruolo è superiore a quella di un semplice soprano di coloratura, perché oltre all’abilità tecnica richiede una forte presenza drammatica. Il rischio più grande è che Lucia divenga una sorta di usignolo, una bambina cresciuta e inadatta ad affrontare la vita, mentre le sue volatine e i suoi virtuosismi esprimono sì un patologico distacco dall’esistenza concreta, ma sono pure il risultato di una sofferenza profonda e insanabile. Gilda Fiume (Lucia) riesce ad evitare una lettura superficiale del personaggio, così come la freddezza spietata di Enrico e la statura eroica di Edgardo sono tangibili nelle interpretazioni di Mario Cassi e Giuseppe Gipali, anche se nel quadro complessivo non mancano cadute di tono ed il risultato è buono ma non esaltante. La regia è caratterizzata da toni cupi a livello scenografico e da un certo sincretismo nei costumi, sebbene la scelta più efficace sia quella di far portare in scena da Lucia il cadavere insanguinato del marito, che ha ucciso dopo essere stata costretta ad un matrimonio di convenienza ed in cui identifica in preda al delirio la figura dell’amato.

Marcello Gastaldi

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