In un attimo capii che avevo scelto la vita

Lilana Segre è una tra i soli 25 sopravvissuti  dei 776 bambini di età inferiore ai 14 anni Italiani che vennero deportati  nei campi di concentramento. In una delle interviste rilasciate, nella quale racconta cosa sia stata per lei quella esperienza “tragica e squassante” come è da lei stessa definita, una parte specifica mi colpisce sempre in particolare, cioè la vita dopo i lager. Liliana racconta che quando tornò in Italia all’età di quindici anni si sentiva così profondamente cambiata da quella esperienza che le sembrava quasi impossibile trovarsi o potersi paragonare con altri suoi coetanei. Non riusciva quindi a rimettersi in una società che l’aveva respinta e che tutto sommato continuava a respingerla. Concentrò quindi tutte le sue forze nello studio, ma la consapevolezza di essere diversa e più “vecchia” ( o forse vissuta)  rispetto ai suoi coetanei continuò ad accompagnarla fino ai diciotto anni. Questo finché un incontro cambiò per sempre la sua vita. Infatti dal momento in cui incontrò suo marito, di dieci anni più grande, nella sua vita ritornò quell’amore che le permise di diventare piano piano una donna “normale” . Liliana dice di aver fatto una scelta precisa, ha scelto la vita. Questa scelta venne portata sempre avanti con coerenza anche quando, racconta, aveva avuto la possibilità di uccidere uno dei suoi carnefici, perché chi sceglie la vita di certo non può toglierla.

Silvia Alberti

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