Archivi del giorno: 7 febbraio 2016

In un attimo capii che avevo scelto la vita

Lilana Segre è una tra i soli 25 sopravvissuti  dei 776 bambini di età inferiore ai 14 anni Italiani che vennero deportati  nei campi di concentramento. In una delle interviste rilasciate, nella quale racconta cosa sia stata per lei quella esperienza “tragica e squassante” come è da lei stessa definita, una parte specifica mi colpisce sempre in particolare, cioè la vita dopo i lager. Liliana racconta che quando tornò in Italia all’età di quindici anni si sentiva così profondamente cambiata da quella esperienza che le sembrava quasi impossibile trovarsi o potersi paragonare con altri suoi coetanei. Non riusciva quindi a rimettersi in una società che l’aveva respinta e che tutto sommato continuava a respingerla. Concentrò quindi tutte le sue forze nello studio, ma la consapevolezza di essere diversa e più “vecchia” ( o forse vissuta)  rispetto ai suoi coetanei continuò ad accompagnarla fino ai diciotto anni. Questo finché un incontro cambiò per sempre la sua vita. Infatti dal momento in cui incontrò suo marito, di dieci anni più grande, nella sua vita ritornò quell’amore che le permise di diventare piano piano una donna “normale” . Liliana dice di aver fatto una scelta precisa, ha scelto la vita. Questa scelta venne portata sempre avanti con coerenza anche quando, racconta, aveva avuto la possibilità di uccidere uno dei suoi carnefici, perché chi sceglie la vita di certo non può toglierla.

Silvia Alberti

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Un ricordo per il futuro

“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”. (da “Il diario di Anna Frank”)

Il 27 gennaio, giornata della memoria, anche gli studenti del liceo Gioia hanno dato il loro contributo per ricordare la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la proposta di alcuni passi di “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, i ragazzi dell’orchestra del liceo hanno eseguito il brano “Gam Gam”, che riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23. In pochi minuti si è voluto non solo volgere il pensiero alle vittime della Shoah, ma anche non dimenticare tutte le vittime delle catastrofi umane presenti. La giornata della memoria diventa oltre che emblema del ricordo, anche simbolo dell’insegnamento: ci costringe a imparare dal passato e a riflettere su ideali ancora attuali.

“I “salvati” del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l’esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della “zona grigia”, le spie. […] Mi sentivo sì innocente, ma intruppato tra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti. […] La demolizione portata a termine, l’opera compiuta, non l‘ha raccontata nessuno, nessuno è mai tornato a raccontare la sua morte. ” (da “I sommersi e i salvati” di Primo Levi)

Primo Levi ci propone qui di guardare i sopravvissuti come persone che hanno rinunciato alla loro integrità e umanità per entrare a far parte del sistema assurdo del Lager. Levi si sente colpevole della morte di tutti quelli che sono rimasti “sommersi”. Lega quindi indissolubilmente la sopravvivenza alla condizione necessaria dell’egoismo, infatti i “salvati” sono riusciti a vivere perché hanno preso parte all’organizzazione del campo lasciando morire al posto loro qualcun altro. Questo terribile peso, porterà infatti Primo Levi a scegliere la strada del suicidio.

“Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno.” (da “I sommersi e il salvati” di Primo Levi)

La funzione della memoria perde valore se non viene applicata all’interpretazione del presente, deve evidenziare ciò di cui l’Uomo è capace, fino al punto di astrarsi del tutto dalla propria umanità.

Chiara Serioli, Nausicaa Fermi

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