“L’AMICO FRITZ”:UNA CORNICE IDILLIACA DI SCENARI E DI SENTIMENTI

Una melodia d’apertura allegra e soave abbraccia l’intero Teatro Municipale di Piacenza e il suo pubblico, che rimane inebriato e stupito dalla bellezza di uno sfondo scenico unico nel suo genere e dal suono, che traendo la sua fonte dall’eccellenza dei musicisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, rimane il padrone indiscusso della scena iniziale e accompagna dolcemente la visione dello spettatore.
Attira subito gli sguardi un magnifico “quadro” scenografico, che richiama lo stile della pittura di Lega, Fattori e Signorini e si concentra su un uso armonioso e poetico del colore.
All’interno di questa cornice la realtà è immobile, allo stesso modo lo sono i personaggi, che sembrano veri protagonisti di una tela d’autore. Tuttavia, il loro animarsi e prender vita a poco a poco, fa comprendere quanto in realtà essi siano i motori dinamici dell’azione, l’autentico spirito dell’opera d’arte, quella lirica e quella visiva.
L’atmosfera si ravviva ancora di più con l’entrata in scena di Fritz Kobus, personaggio interpretato da Ivan Defabiani, che con orgoglio e fierezza afferma il proprio motto esistenziale: “Amico a tutti e sempre, marito no”. Questo delinea fin da subito la personalità del giovane uomo, il quale schernisce addirittura l’amore e lo struggimento degli amanti per esso.
La spavalderia di Fritz, il “benefattore”, data la sua prodigalità e generosità nei confronti di chiunque si trovi in una situazione di di miseria, è destinato a spegnersi non appena giunge sulla scena Suzel, figlia del fattore della residenza di campagna di Kobus, impersonata da Sarah Baratta. 
La ragazza, con i suoi modi pacati e i suoi comportamenti ingenui, dettati da pura gentilezza ed esplicati in umili gesti-come il porgere un mazzetto di viole in omaggio a Fritz- la rendono la donna ideale per abbattere il muro di ostentato orgoglio e distacco dall’amore del suo padrone.
Molto interessante il ruolo del rabbino David, che tenta con ogni mezzo a sua disposizione- persino il racconto di episodi biblici- di aiutare i due giovani, Fritz e Suzel, a confessare i propri sentimenti inespressi.
La connessione unica che s’instaura tra la ragazza e il suo padrone si avverte nel “duetto delle belle ciliegie”, dove sullo sfondo di un paesaggio primaverile di rinascita della natura, tutto è “palpito d’amore”: le passioni, alla stregua degli elementi naturali, si risvegliano e bussano al cuore dei due giovani.
L’intesa armonica tra i due protagonisti e tra essi e la natura circostante viene interrotta nel momento più bello e i due si separano. Fritz accompagna gli amici in una visita della sua tenuta, mentre Suzel rimane sola con il rabbino, e ha modo di riflettere su ciò che prova per il suo padrone. David, usando la sua abilità ingannatrice, escogita uno stratagemma con il quale convince Suzel a scegliere un marito al più presto; in seguito, in assenza della ragazza, parla a Fritz del matrimonio imminente di questa, suscitando in lui indignazione e sconforto, tanto da partire con gli amici e lasciare Suzel senza alcun saluto.
La fanciulla si dispera, crogiolandosi nel dolore, poichè non è in grado di capacitarsi della partenza di Kobus. David, ha così attuato il suo astuto piano, che si risolve infine con il ritorno di Fritz, lo svelamento dell’equivoco del matrimonio e il trionfo dell’amore, la “fiammella eterna che il mondo ha in sè”, l’ immortale fonte di vita.
Il quintetto Nucci, Renzetti, Cabassi, Centolavigna e Schmid ha creato, partendo da elementi semplici come l’abile capacità registica, la curata scelta del colore “macchiaiolo” dedicato alle scenografie, la piacevolezza della musica lirica, la raffinatezza compositiva e cromatica dei costumi teatrali e i giochi spettacolari di luci e ombre, a creare un’opera di arte pura. 
Distaccandosi completamente dalla complessità, che molto spesso, viene considerata dai più un’elemento costante in uno spettacolo, necessario per suscitare una riflessione critica da parte del pubblico o unicamente utilizzato per poter ottenere etichette di lode, “L’Amico Fritz” si posiziona invece a un livello di fedele originalità rispetto allo scritto di Chatrian ed Erckmann e alle composizioni musicali di Pietro Mascagni. Prevalgono la semplicità, l’armonia, l’atmosfera idilliaca, l’equilibrio delle sfumature tonali della musica e degli elementi scenografici e un tocco in più, una rilettura creativa che sottolinea una serie di dettagli poco conosciuti e li rende ingredienti perfetti per appagare un pubblico che ricerca il diletto e lo svago. Un pubblico che vuole non solo essere spettatore della realtà complessa della vita quotidiana , bensì anche di quella idilliaca, chiara e armoniosa dell’arte lirica, in particolare quella che contraddistingue “L’Amico Fritz”.

Giorgia Lazzari

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