Nei tribunali come a scuola il gergo la fa da padrona

<<Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza>>, queste le parole del filosofo John Searle. Ciò che intendono ci tocca molto più di quanto potremmo pensare, o così almeno pensa lo scrittore Gianrico Carofiglio (54 anni), scrittore di thriller-legali ed ex-magistrato. E’ stato proprio lui, con passione e interesse, ad aprire gli occhi a tutti coloro che hanno partecipato al suo incontro durante il Festival Del Diritto, il 26 settembre. Con parole più semplici di quanto ci si sarebbe aspettati, è andato subito al cuore del problema: scrivere comporta un impegno di verità e correttezza nei confronti dei destinatari. Diciamo che lui ne sa qualcosa, avendo lavorato a lungo nel mondo del diritto. Si è subito schierato a favore di un linguaggio pulito, libero da giri di parole e da possibili inganni legali. Il gergo giuridico italiano risulta infatti arretrato e molto più complicato rispetto a quello inglese, apparentemente senza motivo. Le giustificazioni dei giuristi che persistono nell’utilizzo di esso sembrano più deboli mano a mano che Carofiglio continua ad elencarle: se si parlasse diversamente si correrebbe il rischio di non essere presi sul serio, di non fare carriera, di non essere accettati. Sembra quasi che stia parlando di una scuola in cui la moda ha la sola funzione di essere seguita, o si rischia di essere isolati. Eppure questa è la situazione dei tribunali italiani, luogo in cui le parole dovrebbero essere chiare per chiunque, soprattutto per coloro che dovranno ascoltare la sentenza del giudice. Questa lingua così tecnica e spesso sbagliata non può far altro che limitare la democrazia, confondere e spaventare inutilmente.
Bisognerebbe “dare una ripulita” al dizionario giuridico, dal momento che tutte le metafore e le figure retoriche che lo riempiono per la maggior parte costituiscono solo un alto muro di nebbia tra gli esperti e la “gente comune”.
Quindi, ecco la sfida di Gianrico Carofiglio: portare anche in italia l’innovazione di un parlato legale più chiaro e comprensibile a tutti. Ci sono stati troppi “sono stato frainteso” e manipolazioni, che avrebbero potuto essere evitati, ma che continuano a ripetersi ogni giorno nei tribunali italiani.
Non sarà un processo facile, ovviamente, ma necessario al progresso e alla messa in pari con il resto del mondo, perché non è in alcun modo accettabile un simile attaccamento ad un vocabolario non solo inutile, ma anche contro-producente.

Sofia Digeronimo 3^clB

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