Libertà assoluta: giusta, sbagliata o un’utopia?

Per vari motivi quest’anno mi sono ritrovata a discutere con diverse persone con molte opinioni differenti a proposito del tema “libertà di stampa”, argomento che si è poi allargato ad una riflessione sulla “libertà” più in generale. Tutte le persone con le quali ho parlato mi hanno portata a riflettere: può esistere una libertà assoluta e incondizionata?

Se noi dicessimo che la libertà debba necessariamente essere illimitata per definirsi tale, come sarei propensa io stessa ad affermare, saremmo portati a chiederci: uno, allora, è libero di uscire dalla porta di casa e sparare al suo vicino? Io penso che la risposta sia sì. Certo, dal punto di vista giuridico e morale no, ma di fatto se io volessi uscire e uccidere il mio vicino potrei benissimo tentare (e a volte, o spesso, riuscirci); non è forse vero che si continua incessantemente ad investigare casi di delitti e omicidi? Se decidessi di farlo, ovviamente, poi dovrei affrontare le conseguenze delle mie azioni dal punto di vista penale e vivere il resto della mia vita con il pensiero devastante di aver privato della vita un altro essere umano e di aver causato dolore ai suoi cari. Non è giusto, ma sta di fatto che, se proprio volessi, potrei farlo.

E questo cosa vuol dire? Che è giusto ignorare del tutto leggi e norme in nome della libertà assoluta? Che si può accettare di sprofondare in un caos di animali allo stato brado che se le danno di santa ragione e che usano violenze fisiche e psicologiche? Ovviamente no. Le leggi sono necessarie e vanno per forza rispettate se speriamo di mantenere relazioni civili con tutti gli altri; ma queste norme non limitano forse la nostra libertà? Allora dobbiamo negare la potenziale esistenza e la giustiza di una libertà assoluta.

Come possiamo sostenere che la libertà debba essere illimitata pur mantenendo le leggi? Non è forse un controsenso? Ma che io scelga di rispettare o meno queste norme, è una decisione presa autonomamente e in assoluta libertà. Allora forse la libertà, quella vera, sta nelle nostre menti, nelle nostre decisioni. Se tutto ciò è vero, non è forse giusto che io possa essere libera, completamente e senza nessun tipo di limite, di poter esprimere ciò che accade nella mia testa? Ovviamente, in un mondo ideale, probabilmente non dovrebbero esserci leggi a limitare tutto questo. Probabilmente in un mondo ideale saremmo tutti abbastanza maturi da poter esprimere liberamente le nostre opinioni e le nostre idee senza ferire ed essere feriti. Forse, in questo mondo ideale, saremmo davvero tutti fratelli in grado di confrontarsi, magari anche con conversazioni accese, ma l’obbiettivo di tutti sarebbero la crescita e il progresso e il tendere al miglioramento perenne di noi stessi e di ciò che ci circonda. Ma questa è un’utopia.

Il mondo in cui viviamo è tutt’altro che perfetto. Come possono tante idee diverse coesistere se non frenate da qualcosa in qualche modo? Le leggi sono necessarie ad una convivenza il più pacifica possibile. Ma allo stesso tempo come può esistere il progresso se veniamo costantemente frenati e regolati? Cos’è più giusto? Parlare liberamente e combattere per le proprie idee nonostante tutto e tutti o aspirare a una convivenza pacifica nella quale regna la moderazione? È meglio il calore di un fuoco ardente e distruttivo dalle cui ceneri può nascere qualcosa di splendido e magnifico, o è meglio il tranquillo zampillare dell’acqua che mantiene immutato ciò che ci sta intorno? Certamente ogni singola persona su questa Terra avrà un’opinione diversa in merito.

C’è una frase che esprime parte del mio punto di vista in maniera eccellente, tratta di un film intitolato “La Duchessa” la cui protagonista, Georgiana Stewart, dice: < One is either free or he is not. The concept of freedom is an absolute: after all, one could not be moderately dead, or moderately loved. Or moderately free. It must always remain a matter of either-or. >.

Non si può essere liberi con limitazioni; essere liberi ma… essere liberi però… Se c’è anche solo una piccola limitazione vuol dire non essere liberi. Non si può essere morti ma… Essere morti però… E non possiamo lottare per la libertà e poi essere pronti a metterle delle catene, o applicarla in un campo circoscritto. O si è liberi o non li si è. O si è morti o non li si è. La libertà non ha termini che possano essere negoziati.

La libertà è libertà di parola, di pensiero, di espressione e in tutte le sue forme oppure è sottomissione. La libertà è correre liberi altrimenti la si definisce cattività. La libertà è tutto o nulla, e anche se questa è davvero un’utopia e un qualcosa di fisicamente irrealizzabile su questa Terra è giusto, secondo me, perseguire un qualcosa che le assomigli il più possibile.

Forse, per ora, questo qualcosa è mantenere leggi che regolino e limitino il nostro comportamento, ma abolire completamente qualsiasi freno ci sia a rallentare la nostra libertà di espressione. Non so. So solamente che per me la libertà è fuoco e che a questo fuoco distruttore e creatore dovrebbe essere concesso di bruciare.

Clementina Labò

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