Non propio nerd

1800 studenti, ognuno con la propria storia e le proprie caratteristiche. Ognuno può davvero dimostrare qualcosa di diverso: ci sono quelli che quando vedono uno strumento sentono già la musica, quelli che sono catapultati in un altro mondo quando hanno fra le mani un romanzo, altri che hanno tutte le qualità per poter essere degli atleti. Ci sono anche quelli che quando si trovano di fronte a un problema da risolvere o un teorema da capire sanno effettivamente da dove cominciare. 

Venerdì 6 Marzo si sono tenute a Parma, presso il Campus universitario, una sorta di quarti di finale della gara di matematica riservata alle scuole di 2^ grado. Tra le 37 scuole che si sono sfidate c’è anche la squadra del Liceo Gioia che ha guadagnato il quarto posto con un totale di 1145 punti, venendo così ammessa alle gare di Cesenatico. Parlando con alcuni membri della squadra, Giovanni Croci e Thomas Soprani, sono venuta a conoscenza di un’attività di cui spesso non si parla o che non viene riconosciuta in maniera adeguata.

Potreste spiegarmi meglio il contesto della gara?  

Il 6 Marzo abbiamo preso parte a questa gara alla sede del Campus universitario di Parma. Ci siamo confrontati con altre 37 scuole di 15 diverse province italiane. Al termine di questa selezione, solo le prime 9 avevano la possibilità di accedere alla fase successiva che si terrà a Cesenatico. Altre due scuole di Piacenza hanno partecipato, Respighi e Colombini, ma il Gioia è stata l’unica scuola piacentina ad aver superato la selezione.

Come è costituita la squadra?

Una squadra è formata da 7 studenti e da alcune riserve. All’interno della squadra ci sono poi un capogruppo, nel nostro caso Francesco Sala, che nelle ultime Olimpiadi Internazionali di Matematica a Città del Capo ha conquistato una medaglia d’oro, due d’argento, una di bronzo e una menzione d’onore. Inoltre abbiamo un consegnatore, Thomas Soprani, che ha il compito di restituire le risposte e tenere sotto controllo la situazione generale delle altre squadre. I componenti della squadra sono scelti secondo il rendimento e alle posizioni raggiunte nelle Olimpiadi di matematica. Ovviamente un ruolo importante è anche quello dell’insegnante coordinatrice dell’attività, la professoressa Betti. Senza allenatore non si va da nessuna parte.

Come lavorate per prepararvi?

Ci incontriamo una volta a settimana e facciamo esercizio insieme. Durante una gara si lavora a coppie solitamente così che ciascun componente della coppia possa in un qualche modo controllare l’altro ed evitare di perdere punti per errori di calcolo o motivi simili. Ci dividiamo il lavoro in base alle caratteristiche e i punti di forza di ciascuno.

La vostra può essere considerata come una qualunque altra squadra?

Sì, la nostra può essere paragonata a una qualunque altra squadra. C’è giusto qualche differenza: partono decisamente meno insulti che durante una partita di uno sport. Si è stimolati ad aiutare molto i propri compagni. Essere parte di questo gruppo ha avuto effetti positivi sulla cooperazione e siamo più propositivi quando vediamo un componente in difficoltà. Siamo uniti e i diversi momenti passati insieme hanno permesso di instaurare un grande rapporto. Come in ogni squadra ci sono soddisfazioni nel vedere premiati i propri sforzi e nel raggiungere certi risultati. Poi, ovviamente, ci sono anche quei momenti di frustrazione. Ad esempio a Parma siamo rimasti in terza posizione fino agli ultimi 6 secondi finali e siamo stati superarti proprio sulla fine. La cosa è stata particolarmente irritante. 

Far parte di una squadra di matematica è considerato un po’ da nerd. Come vi definireste voi invece?

Come prima cosa non ci definiamo dei nerd, siamo ragazzi normali come chiunque altro. Quando si partecipa alle gare si può davvero vedere diversi tipi di persone: quelli che definiresti dei veri e propri nerd e quelli che ti chiedi per quale motivo si trovino lì. È un po’ semplicistico definire qualunque membro di una squadra di matematica un nerd. Quando si pensa ad una squadra di calcio, si pensa legittimamente che i calciatori siano super muscolosi e con i piedi buoni, ma si trova tantissima gente che vola con un filo di vento o che ha dei mattoni al posto dei piedi. È ovvio che siano banali stereotipi, noi non ci consideriamo così, ma non possiamo cambiarci agli occhi degli altri. Rimaniamo ragazzi normalissimi con tutti gli interessi che hanno i ragazzi della nostra età.

Chiara Serioli

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