Intervista a un “Ex studente” del Liceo Gioia: Luigi “Gigi” Scattaglia – La storia: dal Liceo alla Laurea

E: Presentati: che università stai facendo, a che punto sei e cosa vorresti fare dopo?
G: Allora, io sto facendo la facoltà di lingue e letterature straniere a Milano, sono al terzo anno (quasi in dirittura d’arrivo) e quello che vorrei fare è ciò che ho fatto in questi tre giorni di flessibilità, ossia l’insegnante.

E: In questi anni che hai trascorso in università, c’è stata una frase o una massima di qualche professore che ti ha accompagnato e spronato ad andare avanti?
G: Sì, più che altro sul discorso di non studiare solo per arrivare a un voto, non solo per il profitto scolastico, ma essendo consapevoli che sarà poi la strada per il futuro, questa è forse la cosa più importante. Spesso l’università e il liceo opprimono con l’idea di avere sempre una media alta, ma non esiste solo quello, dev’esserci un piacere e una passione in quello che si fa.

E: Chi ti introdusse a questo pensiero?
G: I miei insegnanti di letteratura russa, vedendo che ero molto interessato al corso, mi avevano suggerito appunto di non pensare solamente al voto. Nonostante io non l’abbia portata alla flessibilità come argomento, questa materia è una di quelle che mi sono interessate di più all’università e credo che potrei proporla l’anno prossimo.

E: Ti senti di ringraziare questa scuola per qualche cosa?
G: Sì, sicuramente. Non è casuale il fatto che io sia tornato, non l’avrei fatto se non mi sentissi molto legato al Gioia. Ci sono stati alti e bassi ma il percorso che ho fatto qui è il percorso che sto portando avanti non solo a livello didattico ma anche come crescita personale. E’ anche per quello che sono tornato.

E: Qualcosa invece che le recrimini?
G: Non saprei…(ride, ndr). Sempre su questo piano è difficile per un professore portare avanti un programma e nel frattempo un “piano di crescita personale” per i ragazzi. Questa compenetrazione è forse la cosa che è mancata un po’ di più… Ma non ne faccio una colpa ai professori, credo sia il sistema scolastico che è un po’ limitante da quel punto di vista.

E: Otto anni fa hai cominciato il Gioia con indirizzo linguistico e, sempre su questa scia, hai proseguito con l’università. Se tu potessi tornare indietro faresti le stesse scelte di scuola e indirizzo?
G: Tutte le scelte che ho fatto fin’ora le rifarei sempre. Sono molto più portato per questo tipo di materie, quindi anche una scuola come il Romagnosi non avrei potuto farla per il tipo di materie. La mia indecisione era stata tra il classico e il linguistico, in ogni caso sarei venuto al Gioia fin dal principio e credo di aver fatto la scelta giusta.

E:  Questo cambio dal tedesco (al liceo) al russo (in università) a cosa è dovuto?
G: A me è dispiaciuto molto lasciare tedesco, perché penso sia una lingua bellissima e molto sottovalutata dagli studenti…pensano sia troppo difficile e poco accessibile. Inizialmente avevo scelto di fare russo e inglese all’università, poi ho scoperto che quest’ultimo aveva una preparazione che non mi piaceva e ho dovuto ripiegare su un’altra lingua. Non ho ripiegato sul tedesco perché sarebbe stato difficile riprenderlo dopo un lungo periodo in cui non lo avevo più praticato, quindi ho deciso per spagnolo che avevo già studiato e che mi piace molto. Tornando indietro forse sceglierei russo e tedesco essendo molto legato al tedesco. Sono sicuro che lo riprenderò dopo, però consiglio anche il russo e spero che in futuro si possa insegnare nei licei poiché non è una lingua così distante come la si può vedere.

E: Tu hai fatto il Rappresentate d’Istituto per due anni e ora hai detto che vorresti diventare insegnante. Se tornassi al Gioia come professore, riproporresti, stando dalla parte della cattedra, gli ideali che hai perseguito con impegno nel tuo incarico di rappresentante?
G: Penso che anche gli insegnati più “conservatori”, se così si può dire, da giovani abbiano avuto i loro ideali. A questa domanda ora ti potrei rispondere si mentre un domani potrebbe non essere più così. Non è detto, ecco. Ad esempio in questo corso della flessibilità, oltre a parlare della letteratura cubana, ho anche cercato di spronare i ragazzi a portare avanti i propri ideali, di innamorarsi della scuola e, in questo modo, di non guardare al Rappresentante come a una figura istituzionale che “fa un po’ figo” ma di spingere i rappresentanti stessi a cambiare qualcosa, perché alla fine sono i giovani che devono cambiare le cose. Dipende anche da come cambiano i tempi, se la situazione rimanesse quella odierna e io fossi un professore in futuro, sicuramente cercherei di spronare i ragazzi a fare qualcosa di più.

E: So che ci tieni a lasciare qualcosa di tuo a chi ti legge. C’è qualcosa che vorresti dirci, un consiglio che vuoi dare a noi che siamo ancora al liceo?
G: Sì, di non vedere la scuola solo come un dovere, un obbligo. E’ difficile quando ci sei dentro, per questo sono tornato: per trasmette agli altri questa cosa che ho imparato. Consiglio di tornare, come tornare al nido dopo che te ne sei andato. Ognuno prendere la propria strada e ha la propria vita però nella formazione dei ragazzi, secondo me, l’elemento principale sono i ragazzi stessi. Siamo noi che dobbiamo auto-formarci nel momento in cui ci sono delle difficoltà, dobbiamo essere noi a “svegliare qualcosa”.  Quindi il consiglio che do è di uscire rimanendo comunque legati alla scuola perché acquisiremo informazioni nuove che potremmo donare agli altri per arricchirli.

Elena Fermi

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