FAME DI SOLIDARIETA’: uno sguardo sulla drammatica situazione di povertà in Italia.

Oggi, in Italia, nel 2014,  quattro milioni di persone non possono mangiare.

Uomini, donne, anziani e bambini che non possiedono denaro a sufficienza per comprarsi lo stretto necessario per vivere e sostenere il più naturale dei bisogni primari. Quattro milioni di persone che hanno fame e corrispondono, abbandonando l’astrazione sterile dei numeri, all’intera popolazione dell’Emilia Romagna, a una massa di cittadini che costituisce l’equivalente di quella degli abitanti di Roma e Milano messe insieme. Secondo i dati forniti dall’ISTAT, il 15% dei bisognosi è costituito da famiglie povere, il cui numero è in allarmante crescita, il 25% da persone sole, e il 60% da famiglie straniere. Inoltre, il numero degli indigenti alimentari, a causa anche della crisi economica e della disoccupazione crescente, è in continuo e preoccupante aumento: si calcola che le persone al di sotto della soglia di povertà alimentare siano il 47% in più rispetto al 2010, così come anche le richieste d’aiuto alle organizzazioni caritative e alle associazioni volontaristiche.

Dati sconcertanti che non appartengono a paesi del terzo mondo o a nazioni in guerra, bensì a una realtà estremamente vicina, intrinseca alla nostra. Per quanto ci si ostini a sottovalutare il periodo di crisi che sta affrontando il nostro paese, le cifre parlano chiaro e gridano che il 6,66% della popolazione italiana non ha soldi per mangiare. Non si tratta di carovita o redditi vari, di tasse superflue o partiti politici, ma di cibo, il prodotto più necessario alla vita, il primo di cui ci si dovrebbe occupare e preoccupare. La reazione dei media è invece quella di un ottuso silenzio, spezzato solo da trafiletti di articoli in quinta pagina su giornali locali. Televisione e stampa che si occupano di questo fenomeno lo descrivono con un implicito distaccamento, trattandolo come un dato di fatto, una situazione drammatica e inevitabile.

E invece qualcosa si può fare davvero. L’ultimo sabato di novembre, infatti, si terrà, presso una fitta rete di supermercati aderenti in tutto il territorio nazionale, la diciottesima giornata della Colletta Alimentare, attività organizzata dal Banco Alimentare e completamente gestita da volontari. La Colletta raccoglie le offerte, in prodotti unicamente alimentari, di chi deciderà di devolvere ai bisognosi una parte della propria spesa e le distribuisce a titolo gratuito alle associazioni caritative,  le quali a loro volta le donano ai poveri attraverso mense e pacchi alimentari. Nel 2012, la Colletta Alimentare ha raccolto più di 9.500 tonnellate di cibo, che unite alle eccedenze che la Rete Banco Alimentare recupera ogni giorno, hanno aiutato e sostenuto 1,8 milioni di persone in condizioni di bisogno. Non c’è nulla di astratto o perbenista in tutto questo: a fine giornata è possibile osservare le colonne dei prodotti raccolti e inscatolati, pronti ad essere spediti. Si tratta di un aiuto concreto e immediatamente tangibile, in grado di cambiare realmente le cose.

Ma il primo passo inizia con la consapevolezza, qualcosa infatti cambia anche solo prestando attenzione a questi dati e prendendone coscienza. Perché è ormai tanto inutile quanto impossibile cercare di mantenersi estranei a questo fenomeno di povertà che ci colpisce da vicino e continuare a credere che non faccia parte della nostra realtà. È finito il tempo di rimanere sordi alle richieste d’aiuto, chiusi nella propria ovattata ignoranza; è ora di aprire gli occhi e tendere una mano.

Elisa Silva

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