Dalle bottiglie di Coca Cola ai divi del cinema: Warhol, laicizzazione o agnosticismo iconografico?

Mostra Milano, Palazzo Reale

Mostra Milano, Palazzo Reale

 

Facendo seguito al “non so” circa il valore di Andy Warhol, condivido, ora, l’affermazione che “Warhol rappresenta l’America”, o notoriamente, che Warhol è l’America, nel momento in cui l’America è diventata il mondo.

E ciò è comprensibile, perché l’arte di Andy si è disancorata dalla pittura degli espressionisti astratti e aprioristici, il cui stile intende andare oltre l’oggetto, oltre la raffigurazione dell’esperienza quotidiana, che li angustia profondamente; invece, gli artisti della Pop Art hanno al centro del loro interesse la prosaica e massificata realtà americana, senza commenti espliciti, positivi e negativi.

Sono espressionisti astratti Gorky, Pollok e Kline; esemplare artista pop è, invece, Warhol.

Warhol intende rifare le immagini che stanno sotto gli occhi di tutti per sottrarle all’invisibilità: e da qui il suo acume, che consta non tanto in una reviviscenza, ma in una tesaurizzazione di un epoca, ingigantita dall’isolamento della singola immagine e della sua serigrafia.

Da qui il campeggiare sulla tela dei volti “dilatati” di Liz Taylor e di Marilyn Monroe e da qui la ripetizione seriale di lattine, bottiglie, banconote.

Condivisibile, anche, è l’asserzione che nell’arte di Warhol vi è un fondo di nichilismo e in essa vi aleggia un senso di morte e di dissolvimento. Infatti l’immagine artificiale, per sua stessa natura, da un lato non può che bloccare la vita, esserne in un certo senso la negazione, dall’altro è comunque destinata a un rapido consumo.

Niente è più esplicativo di tutto ciò, dei ritratti in negativo di Marilyn, di Jacqueline Kennedy in lutto, dei vari “disastri” e dell’opprimente “suicidio”.

La mostra a Palazzo Reale, a Milano, attiva dal 24 ottobre 2013 al 9 marzo 2014, ha rivelato un artista miscredente, che pensava che la sua opera non avrebbe avuto futuro, che la sua “commercial art” non avrebbe più significato nulla, forse, per la presenza di luce effuse e del cromatismo labile ed evanescente: per ora, almeno, caro Andy, il tuo vaticinio non si è avverato, probabilmente, perché il business è la miglior forma d’arte e, tu, non l’hai mai rinnegata.

Gli interrogativi del 29 dicembre 2013 restano, e la risposta è sempre “non so”, ma la disponibilità a “capire” a “vedere” ha rimosso i pregiudizi, i preconcetti.

 Paolo Balordi

 

Advertisements

1 Commento

Archiviato in Attualità

Una risposta a “Dalle bottiglie di Coca Cola ai divi del cinema: Warhol, laicizzazione o agnosticismo iconografico?

  1. ravecca massimo

    Le mani di Gesù dipinte da Leonardo nel Cenacolo, uniche nel dipinto, una con la palma verso il basso e l’altra verso l’alto indicano che Gesù era ambidestro come naturalmente era Leonardo e in parte Michelangelo Buonarroti? Non a caso Andy Warhol riprodusse, oltre il Cenacolo, serialmente la Gioconda e Marilyn Monroe che richiamano lo stesso volto archetipo. Cfr. ebook (amazon)di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

    Mi piace