Sulla strada del capolavoro

Quando un capolavoro si affaccia, appena nato, sullo scenario eterogeneo e vario dell’opinione pubblica, ci si chiede dove sia nato. Forse in un luogo ameno e lontano, sottratto al male e al dolore, ispirato da una mente alta ed attenta, risultato immobile di un’attività divina. Forse oltre l’immaginabile, in una nebbia di magia e di sfida, in un cielo che rimane sempre azzurro, in una terra sempre fertile. Ma non è così.
Il capolavoro, così strettamente legato all’idea stessa dell’umano, non deve essere inseguito, ma capito, non allontanato ma avvicinato, non idealizzato ma fatto proprio. Il capolavoro è nell’uomo che vive e si muove tra la pace e la guerra, nascosto tra le bellezze così come tra le viltà, germoglio anche nell’individuo più umile, ed il genio dell’artista è raccoglierlo dal suo nulla, per renderlo immenso.
Lorenzo Calza, fumettista ed illustratore piacentino( tra le sua opere più conosciute la serie a fumetti gialli Julia e quella di She, sulla rivista Style) ha parole vere e semplici per esprimere un concetto essenziale ma non scontato: l’individuo, giovane o vecchio, ricco o povero, pieno o vuoto, guarda la vita, oggi sfuggente e affannata, e non è mai sazio di usare fantasia e ingegno per scoprire che tutto è fonte, e ispirazione, di riflessione. L’ oggi nasconde storie impreviste che il nostro estro creativo si vergognerebbe ad ignorare, ed il singolo istante non può essere lasciato a se stesso: anche da una tragedia, un crimine, una morte, la bocca può iniziare a parlare e a danzare, gioiosa di contribuire alla crescita del nostro patrimonio di vita. E sono proprio le parole il primo e più importante veicolo del processo artistico: la parole che corrono, scambiandosi e stravolgendosi, aprendosi in significati insoliti e documentando con la propria chiarezza. Le parole sono i ponti e le chiavi tra le sensibilità, i manifesti di un vivere comune. Parole che si completano, se affiancate all’attimo sfuggente di un’immagine, rappresentazione, a volte sofferta, a volte liberatoria, della realtà che vive, sfondo di figure che rubano un momento della nostra vita per trasformarla e decodificarla, mostrarcela lineare e chiara, come un enigma svelato. Parole e immagini cambiano il nostro intimo, perché gettano luce sui suoi momenti bui, e l’esterno brulicante, perché, anche dai suoi difetti, sono in grado di creare saggezza e meraviglia. Ed è così che il piccolo uomo, teso allo stesso tempo a comprendersi e a superarsi, crea inconsapevole la medicina meno amara per vivere, il tentativo più alto di aprirsi un paradiso, senza guardare in alto. L’uomo crea l’arte, perché bisognoso di porsi domande, e di avere risposte. Crea l’arte perché desideroso di giocare con la realtà, e di disegnarla con i contorni che vorrebbe. Crea l’arte per vivere. Vivere per sempre. Perché le sue opere stanno in terra, animandola e scaldandola, e saranno il pane e l’acqua per l’analisi dei prossimi, in grado, a poco a poco, di creare qualcosa che abbatte ogni confine.
E dopo aver guardato e studiato, sudato e pianto, l’uomo consegna il suo capolavoro: l’ha trovato nella quotidianità difficile, sui visi di chi dà emozioni vere, e lo ha partorito amandolo come frutto di ciò che lo rende umano, consapevole di aver dato voce all’esperienza e all’istinto. Consegnandolo all’umanità, dona la sua strada e il suo cuore, e niente potrebbe essere più grande di questo.
Arianna Gazzola

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2 commenti

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2 risposte a “Sulla strada del capolavoro

  1. Anna

    Continua a scrivere Arianna, non smettere mai

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  2. Grazie, Arianna, sono lusingato e colpito. E’ sempre bellissimo e stimolante incontrare voi ragazzi. Scrivi con forza e talento. Il resto sarà tutto carattere, come ti dicevo. E non alludo al “font”! 😉 Lorenzo Calza

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