Modigliani, Soutine e gli altri artisti maledetti

Un soprannome, un destino. Modigliani, amichevolmente detto Modì, sembra foneticamente richiamare la parola francese “maudit”, maledetto.

Egli entrerà proprio a far parte della “cricca” dei maledetti di Montparnasse, celebre quartiere che insieme a Montmartre costituiva uno dei luoghi più “bohemiennes” e fecondi dal punto di vista artistico nella splendida Parigi dei ruggenti anni venti.

Questo folto gruppo di artisti, che comprendeva tra gli altri Soutine, Utrillo, Kisling , era solito bighellonare da un bar all’altro, sperperando soldi in bevute e prostitute e passando il tempo a dipingere .

Il collezionista Netter,il cui ritratto campeggia nella prima sala, verrà introdotto in questa comunità di artisti dal mercante polacco Leopold Zborowsky, e rimarrà così affascinato dalle loro opere da acquistarne in gran numero e da offrire dei contratti agli artisti stessi ,in primis a Modigliani di cui coglierà per primo le notevoli potenzialità.

Questo per 15 franchi al giorno, più rimborso spese per le tele, i colori e le modelle, si dedicherà intensamente alla pittura prediligendo dipingere ritratti. Sono presenti nelle mostra ben 17 ritratti di amiche, di tormentate amanti e di compagne di vita. Tra queste spiccano Jeanne Hebuterne (“La ragazza con i capelli rossi”), modella e moglie, suicida a 22 anni, incinta del loro secondo figlio, in seguito alla morte dell’artista stesso, consumato dalla droga e dall’alcool, la poetessa inglese Beatrice Hastings, “Elvire col colletto bianco”, “La bella spagnola” e la “Fanciulla in abito giallo”.

Ritratti di una rara bellezza e decisamente misteriosi, contraddistinti dal fatto che i soggetti dipinti hanno occhi vuoti e indefiniti. Modigliani spesso li lasciava di proposito incompiuti in quanto sosteneva che questi costituissero una porta che conducesse alla scoperta segreti inarrivabili e sfuggenti.

Un altro protagonista della mostra è sicuramente Maurice Utrillo,considerato da tutti come il ”Fou de la Butte”, alcolista nato, addirittura, si dice, svezzato dalla nonna con il vino, per placare le sue sempre più frequenti crisi epilettiche. Egli è il maggior conoscitore del quartiere di Montmartre di cui dipingerà molti scorci caratteristici e inediti come “Rue Norvins” e “Rue Muller”.

La stessa madre di Utrillo, Suzanne Valadon ,è stata un’importante artista e personalità di quegli anni. Assidua frequentatrice e modella di artisti del calibro di Renoir, Degas si conferma come un’ottima pittrice di paesaggi, “Veduta di Corte”, e di nudi.

Chaim Soutine invece si configura come l’artista “più maledetto del gruppo”; ebreo, sfuggito dai pogrom antisemiti dell’Est Europa, giunge a Parigi dove vivrà un’esistenza inquieta tra i fumi dell’alcool e dedicandosi esclusivamente alla pittura, che tramite una pennellata espressionista, riflette perfettamente lo spirito tormentato dell’artista ( “Bambina con il vestito rosso”, “La Pazza”, “Bue squartato”).

Accanto ai famosi, sono presenti altri pittori meno noti tra cui Ebiche, Kremegne, Solà, Chanterov, Haiden, Duray, Fournier, Paresce.

Quest’esposizione, situata a Palazzo Reale a Milano fino all’8 settembre, si configura dunque come un’ottima occasione per approfondire tramite racconti e aneddoti a cura di Corrado Augias il clima febbrile e ebbro del gruppo degli artisti più maledetti del ‘900.

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