Laura Boldrini: “Facciamo di questa Camera la casa della buona politica”

Terza donna a presiedere Montecitorio, Laura Boldrini è presidente della Camera della 17esima legislatura. La deputata di Sel, candidata dal Pd, alle elezioni della Camera del 16 marzo ha ottenuto 327 voti. Arriva a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a “difendere e rappresentare i diritti degli ultimi”, occupandosi di crisi umanitarie, migrazioni, convivenza civile e diritti. Il suo bagaglio di esperienze in Italia e in molte periferie del mondo è tutto ciò che intende mettere al servizio della Camera. Laura Boldrini si è candidata per senso di responsabilità, per avviare un radicale cambiamento in Italia a partire dai rappresentanti in Parlamento. Il nuovo Presidente della Camera aspira a restituire credibilità all’Italia puntando sul merito e sull’onestà, cercando di ridare ai cittadini fiducia in una politica diversa da quella che negli ultimi anni di crisi ha creato solo indignazione nella società, allontanando i cittadini dalle istituzioni. Il Presidente della Camera considera la politica come servizio, confronto e mediazione per il bene comune. Al centro di questa politica pone la comunità e la partecipazione, come valori da contrapporre all’individualismo. Crede fermamente nella Costituzione italiana, per lei “la più bella del mondo”, e in nome di quest’ultima vuole dare piena dignità a ogni diritto, ingaggiando una battaglia contro la povertà e ascoltando lo smarrimento di una generazione prigioniera della precarietà che cerca certezze e speranza fuori dal nostro Paese. Il suo piano di recupero di credibilità verterebbe sulla centralità della solidarietà e del welfare, favorendo così il processo di integrazione europea su base politica e sociale. Volgendo lo sguardo su una cartina geografica, la Boldrini vede l’Italia con la vocazione naturale per svolgere un ruolo di ponte con il Nord Africa, il Medio Oriente e i Balcani, potendo istituire partenariati con i paesi mediterranei in un’ottica di condivisione e sviluppo. Altre direttive per raggiungere la credibilità del Paese sono il rispetto degli obblighi internazionali, la tutela dei diritti umani per i popoli oppressi e per tutte le minoranze. In particolare, è necessario valorizzare due figure: quella del migrante, rendendosi consapevoli della mobilità del mondo contemporaneo e del processo di globalizzazione; quella della donna, rivendicandone un ruolo centrale nella società, contrastando la sottocultura maschilista e evitando la rappresentazione mediatica denigratoria della figura femminile. Di fronte alla crisi, l’unica possibilità di recupero di crescita e di rilancio consiste nella lotta agli sprechi, in una fiscalità equa che non gravi solo sui ceti medi e sul lavoro dipendente. In diretta tv a Ballarò, lo stesso giorno dell’elezione, annuncia insieme al Presidente del Senato Pietro Grasso che “ci siamo tagliati gli stipendi dl 30 per cento”. Si pronuncia in questa direzione a Radio Anch’io: “Vorrei che anche gli stessi dipendenti della Camera, nella misura che riterranno e sempre in accordo con i sindacati, dessero un segnale di sobrietà. Non sarà facile, ma ci proveremo. Gli italiani amerebbero di più questo palazzo”. Sempre a Radio anch’io, commenta il suo incontro con il pontefice: “Papa Francesco rimette al centro quelli che la politica a volte non vuole vedere, i poveri e gli ultimi. Abbiamo molto da imparare da lui. […] Viene dalla fine del mondo, è un papa migrante, è prezioso averlo e deve essere fonte di ispirazione anche per la politica”. Una donna che sicuramente porterà una svolta importante nella politica italiana, una donna che all’ingresso dell’Aula che l’aveva appena eletta Presidente pensò a tre cose: al papà che voleva facesse l’avvocato, alla figlia Anastasia che sempre l’ha appoggiata nella sua missione e ad una pasta, rigorosamente in bianco. L’unica, a sentire la figlia, che sa cucinare. Ma direi che un cuoco in Parlamento può aspettare.
Giulia Anguissola

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