Chi ama il cinema lo difende.

Al festival del cinema di Bobbio un regista ha dichiarato, sconsolato, che nel suo paese (ovvero l’Italia) sono state distribuite nelle sale cinematografiche solo venti copie del suo film, un prodotto di qualità artistica elevata.
Il film ha continuato ad essere proiettato in vari festival del mondo e solo così ha raggiunto un certo grado di notorietà presso il grande pubblico.
Cambiamo scenario: Megaupload e Megavideo, i popolarissimi siti di condivisione in rete e streaming, vengono oscurati dall’FBI per aver violato le norme anti – pirateria e i loro capi vengono arrestati dal dipartimento di giustizia americano.
Ultima immagine: in molte sale cinematografiche, prima che il film inizi, si può leggere a lettere bianche su fondo nero “CHI AMA IL CINEMA LO DIFENDE”.

Sommando questi elementi, mi è giunta spontanea una riflessione: come si definisce l’amore per il cinema?
Perché io non ho dubbi che quel famoso film distribuito in sole venti copie sia stato visto da qualcuno su qualche sito di streaming che ora è stato chiuso. Magari proprio su Megavideo.
E non vedo come mai queste persone il cinema non lo dovrebbero amare, visto che hanno passato il loro tempo davanti allo schermo del computer a guardare questo film, invece di fiondarsi nelle sale per ridacchiare davanti a uno scadentissimo cinepanettone (le cui copie vendute ai cinema sono state sicuramente più di venti). Fermo restando che il riconoscimento dei diritti di chi lavora è sacrosanto, il guadagno dalla trasmissione in streaming si può ricavare non dal pagamento del film stesso ma dalla pubblicità in rete, che dal canto suo è uno strumento estremamente utile per la sponsorizzazione di prodotti artistici.
Ci troviamo di fronte a un problema, perché non esiste un sistema che ci permetta di smettere di usarli, questi siti streaming.
E non esiste, probabilmente, perché il concetto di amore per il cinema – che, sono più che d’accordo su questo, va difeso – forse dovrebbe essere rivisitato da quelle stesse persone che pretendono di definirlo.
Quando, nell’editoriale di Duellanti, parlando della chiusura di Megavideo, Marco Toscano scriveva: “Il cinema continuerà a riempirci gli occhi e i giorni, nel buio di una sala affollata o da uno schermo di luminosa solitudine” intendeva proprio questo: il cinema è, e continuerà ad essere grazie alla sua unicità, molto più di una semplice pellicola e di un semplice “ne distribuisco venti, tanto quanti soldi vuoi che ne tiri fuori?”.

Detto questo, presto il problema della distribuzione cinematografica poco funzionante in Italia verrà probabilmente preso in considerazione: i tempi sono maturi.
Nel frattempo, un piccolo ringraziamento va anche allo streaming: grazie per aver tenuto viva in noi la magia del Cinema, anche se nel buio della nostra camera da letto.

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