Django Unchained – Una recensione

Notte. Due fratelli a cavallo spingono tra i boschi un gruppo di schiavi neri comprati da poco durante un’asta. Il gruppo si sta facendo strada a fatica grazie alla luce di una torcia quando incontrerà uno straniero, la cui presenza è del tutto inaspettata. È il dottor Schulz, un cacciatore di taglie dai modi all’antica, intenzionato a comprare Django, uno degli schiavi, e a liberarlo dopo che questi l’avrà aiutato ad uccidere alcuni ricercati.
Ambientato nel Sud degli Stati Uniti, pochi anni prima dello scoppio della guerra di secessione americana, il nuovo film di Quentin Tarantino racconta la collaborazione tra lo schiavo e il suo liberatore, un finto dentista che per guadagnare soldi si dà alla caccia di criminali, preferendo nella formula “vivo o morto” la seconda opzione.

Mentre nel precedente Bastardi senza gloria il regista dichiarava il proprio rifiuto nei confronti dell’antisemitismo, nella sua ultima fatica si pone con decisione contro il razzismo: il protagonista da semplice schiavo diventerà un inesorabile giustiziere di schiavisti bianchi, spietati e violenti, che non si fanno scrupoli a frustare anche le donne. Insieme al collega Schulz si lancerà alla ricerca dei tre criminali che sanciranno il suo passaggio definitivo da servo a uomo libero. Tuttavia, il passato di Django riaffiora non appena gli è concesso, tormentandolo con i ricordi della moglie, torturata e venduta, e ordinandogli di andare a salvarla.

Django-Unchained

Per 165 minuti lo spettatore fa un salto indietro nel tempo ed entra a contatto con un mondo fatto di una violenza grottesca ma anche ironica, di dialoghi surreali ricchi di humour nero e di lotte per la giustizia, per la libertà e per la sconfitta del rancore che tormenta il protagonista. Non mancano abbondanti citazioni di capolavori del genere western anni 60 e 70, citazioni che lasceranno soddisfatti gli appassionati del genere, mentre la colonna sonora si rivela di ottima qualità con una scelta di brani che passano dal blues al rap.
Una volta finite le quasi tre ore del film, rimane ben poco da dire, forse è solo il caso di porre dei sentiti ringraziamenti a Quentin Tarantino, per averci regalato un’altra volta il suo ennesimo capolavoro.

Luca Villaggi

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