La crisi aguzza l’ingegno?

Di questi tempi, la parola più pronunciata in qualsiasi ambito è “crisi” e i vocaboli associati alla decadenza economica (ma non solo) dei vari paesi del mondo sono lavoro, famiglia, politica e denaro.

Restringendo il campo, ci ritroviamo nel più semplice ambito famigliare e nella gestione delle attività ed economie domestiche. I genitori, cittadini e figli dell’odierno declino dello stato, sentono la crisi in modo molto più acuto rispetto ai figli, che spesso e volentieri sembrano mancare della consapevolezza di che cosa stia davvero accadendo attorno a loro. Il pensiero comune di madri e padri è che i giovani di oggi siano poco collaborativi in casa e che non si sforzino più di tanto per cercare di comprendere come alleviare le preoccupazioni che ogni giorno, per mezzo di telegiornali o quotidiani, affogano la serenità della quiete famigliare.

C’è un grande desiderio di ritrovare nei figli lo spirito di organizzazione e auto sufficienza che possa disfare i nodi di questa crisi che affievolisce le speranze di un presente e un futuro felice. Non si può negare che comunque ci sono giovani che fanno del loro meglio e di loro spontanea volontà, ma la dura verità è che la maggior parte lo fa solo dopo varie esortazioni. La mancanza di collaborazione è la conseguenza principale di una pigrizia di chi non vuole darsi pensiero di un problema che è dilagato in quasi tutto il pianeta. Se una studentessa di quarta in un liceo italiano sta scrivendo un articolo di questo genere, significa che sta gradatamente diventando consapevole del fatto che tutti i genitori abbiano bisogno di prove tangibili da parte dei loro figli di una “maturazione in corso”.

Francesca Gandolfi

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