La carta e la natura

Dio non conosce sesso. Paradossalmente, Dio non conosce neanche legge. Penserà a questo, l’uomo del nostro futuro, avviandosi verso un cammino di unione destinato a cristallizzarsi, portandosi a fianco l’entità amata, qualunque essa sia. Penserà a questo, in un futuro speranzosamente non troppo remoto, passeggiando per la vita in mano a quella stessa entità che sarà invecchiata, e trascinerà stancamente un piede dopo l’altro, offrendosi al rischio di cadere, per l’amore. Penserà a questo in ogni suo battito, in ogni respiro emesso, guardando gli altri uguali, e loro diversi. Paradossalmente, non troverà Dio nemmeno nelle parole degli uomini. Per sicurezza, o per istinto di essere vivente, lo cercherà in un cuore. Naturale.

La natura è ciò che nasce al di fuori delle barriere, e dei limiti imposti, cresce secondo regole proprie e muore mentre nessuno se l’aspetta.
La natura è il diritto a sentirsi umani con doveri e, in particolare oggi, 30 settembre, al tramonto del festival che se ne fa propugnatore, diritti.
La natura è l’uguaglianza di sentirsi liberi, e vivere liberi, in una pianura comune dove sia possibile che il seme, o il germe, della differenza possa scegliere il suo posto al sole e trovarsi nel suo sviluppo, maturando caratteristiche e sfumature tipiche, nel rispetto di ciò in cui consiste la sua linfa.
L’invocazione alla natura è quella, garbatamente gridata, dall’associazione Arcigay L’A.T.OMO di Piacenza, che con il suo intervento, fornisce uno specchio, su cui piangere e combattere, della realtà italiana, ancora aggrappata ad un pregiudizio falsamente naturale, e sempre più terreno di discriminazioni che sanno lasciare segni indelebili.

Una società che esiste sulla carta come tutela e rifugio del senso d’affetto e di famiglia senza specificazioni, ma nelle città e sulle strade si sente ancora vecchia, arrugginita dal vento di opinioni ormai marcite dagli anni. Società dalle porte sbarrate verso la garanzia di nuovi diritti, così come verso il riconoscimento di nuove essenze, con la paura di sgretolare un castello di buoni propositi e di consolidati privilegi nei confronti della normalità. Società che si impone con forza ad un sogno: quello di comunità in cui la natura non sia scusa per legalizzare il normale, ma forza per magnificare il diverso, in cui i mille colori di un’umanità fiera e piena siano i primi grani di un arricchimento, personale e umano, da offrire ai posteri nell’eredità, che più di denaro o di vincoli di costume, lega l’individuo al proprio passato, e a tutto ciò che verrà.

La Costituzione, non solo base giuridica italiana, ma soprattutto fondamento civile e morale della dignità dell’uomo, ogni uomo, è la carta: per cui generare conflitti, ma ancor di più, per spegnerli, in uno sprazzo di lucidità, accarezzando con cura le parole che testimoniano fatti, predicono altri fatti. La Costituzione è la carta, dove risiede la neutralità forgiata con l’inchiostro, dove l’uomo ha diritto di esistere in quanto essere, di ragione e di talento, in un mondo in cui la diversità è il primo passo verso il progresso. Cercando nella carta, la fragilità dello scritto si illumina della propria mente neutra, discendente diretta di un principio di natura che, con l’arrivo di un tutto, si è fatto carta e si concretizza nella parola stessa, garante di un diritto che esiste da secoli.

Il diritto all’amore e all’unione  che coinvolge ogni entità, e ogni sesso, indipendentemente dalla propria posizione nel mondo e nell’intimo. L’uomo è relazione e famiglia, vista da tutti gli angoli e con tutti gli sguardi, in ogni sfumatura: il quadro delle genealogie umane è ricamato dall’amore. Lo troverai nel bianco come nel nero, nel cerchio come nel quadrato, perché l’amore in natura non ha definizione alcuna.
Guardando la carta e guardando la natura, non ci si deve rendere conto di un cambiamento. Guardando la carta e la natura, il sentimento spontaneo è quello della casa, che in superficie stringe nell’abbraccio della fratellanza e in profondo capisce i volti diversi. Guardando la carta e la natura, si loda l’uomo che loda Dio. Dio non fa errori, l’uomo non li ricerca.

In un futuro che possiamo già avvertire come palpabile, l’amore non sembra più ciò che è normale. Normale è vivere e morire, normale è guardarsi le spalle e ridere di stupidi, passati errori, per gioire del presente. Normale è vedere l’individuo che bacia l’individuo, e non voltarsi.
In un futuro che vediamo già come un disegno sfuocato dell’orizzonte, i luoghi comuni sono solo luoghi. E gli uomini e le donne, insieme o da soli, sono solo persone.

Arianna Gazzola.

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