Chi si candida? #4 – Andrea Paparo

La domenica è snervante nella sua tranquillità: nulla si crea, nulla si distrugge. Si aggiunge però la componente meteorologica sfavorevole, anzi, sfavorevolissima, che mi costringe a restare sulla scrivania, in preda ad una melanconia pigra, immotivata, quasi invisibile.
Non contento, mi accascio sul computer, cercando non so cosa di preciso, ed esploro il web: accedo a Facebook, e vedo un numero rosso in alto a sinistra, sull’icona dei messaggi; cliccando, scopro che Andrea Paparo, candidato sindaco per Piacenza, sostenuto da Piacenza Viva, Sveglia Piacenza e Popolo della Libertà, mi ha risposto ad un’intervista di qualche giorno fa.

Sorrisino.

Innanzitutto, chi è Andrea Paparo prima e durante le elezioni?

Partiamo dal presente. Ho 38 anni, sono sposato con Beatrice e sono padre di due gemelle che tra poco compiranno quattro anni. Attualmente sono assessore provinciale al Lavoro e al Sistema scolastico, ma la mia passione per la politica nasce da molto lontano, da quando, come qualcuno dice, portavo ancora i pantaloncini corti. Dopo anni di militanza e di sano interesse, appena ventenne ho avuto la grande opportunità di venire eletto presidente della Circoscrizione 3: ruolo che ho ricoperto con grande passione ed interesse e che mi ha permesso di iniziare a prendere dimestichezza con la vita amministrativa. Ricordo quegli anni anche come un laboratorio in cui ho potuto sperimentare un metodo che, ancora oggi, cerco di applicare con rigore: quello dell’ascolto, di tutti,

indipendentemente dai colori politici, perché penso che solo il confronto possa portare a un arricchimento. Ascolto quindi, e decisione, come quella di recuperare il parco della Galleana, che proprio negli anni della mia presidenza vide l’avvio dei lavori che lo hanno restituito alla città. Nel 1998 sono stato eletto per la prima volta, tra i più votati, in Consiglio comunale, dove ho ricoperto il ruolo di capogruppo di An prima di essere chiamato in Giunta dall’allora sindaco Guidotti con le deleghe di assessore alle Politiche giovanili e al Decentramento (era il 2000). In quegli anni ho dato un impulso decisivo a tendenze e ho dato vita a Tracce, kermesse musicale capace di portare nella Primogenita artisti italiani di respiro internazionale (Consoli, Subsonica, Gazzé, Elisa e altri). Nel 2002 sono stato rieletto in Consiglio comunale e così nel 2007, quando sono nuovamente stato chiamato a ricoprire il ruolo di capogruppo di An fino al 2009, quando il neo-eletto presidente della Provincia Massimo Trespidi mi ha chiamato nella sua squadra di Governo aprendomi le porte a un’esperienza che ha arricchito notevolmente la mia esperienza di amministratore.Nonostante gli incarichi e l’impegno politico, non si può dire che io sia un politico di professione. Poco più che ventenne, infatti, sono stato tra i fondatori del Temple bar, che ha contribuito a rivitalizzare una zona della città al tempo molto degradata. Oggi sono amministratore di una società che occupa di marketing.

Che cos’è Piacenza? O meglio, quali sono i pilastri che sorreggono l’intera città?

Il manifatturiero è stato per anni la vera vocazione della nostra città. Negli ultimi anni Piacenza ha invece deciso di scommettere sulla logistica, ma credo che ora sia necessario raccordare maggiormente i due settori tornando a dare spazio, più che al trasporto, a una produzione di qualità in grado di portare posti di lavoro per i nostri giovani.
Ma Piacenza, oggi, è anche sinonimo di università e ricerca, anche se penso che nei pr

ossimi anni sarà basilare intrecciare maggiormente l’attività degli atenei presenti e dei centri di ricerca con il tessuto economico e produttivo del nostro territorio. Credo anche che corra l’obbligo di sfruttare e valorizzare maggiormente le bellezze artistiche, architettoniche o culturali in genere della nostra città, che, tanto per fare un esempio, a volte pare vivere all’oscuro della presenza in pieno centro di una delle principali gallerie di arte moderna d’Italia.
Penso infine che per dare solide fondamenta alla nostra città occorra basarsi su un altro pilastro: l’innovazione tecnologica. Voglio infatti che Piacenza diventi una realtà all’avanguardia, una città cablata, dove fare meno code e avere la possibilità di accedere a servizi, prenotazioni e assistenza on-line.

Qual è il motivo per cui lei fa ciò che fa? Cosa l’ha spinta a candidarsi per il ruolo di sindaco?

Mi sono candidato perché questa comunità mi sta a cuore, in primo luogo, per tre semplici ragioni: Piacenza è la città in cui sono nato, in cui sono cresciuto e in cui vivranno le mie figlie. E’ quindi naturale che voglia il massimo per loro e per i piacentini che vivranno la città di domani. Ma c’è di più. Infatti, mi sono candidato per dar voce a una generazione di giovani che hanno una visione privilegiata su un mondo che ha cambiato marcia e che non può più essere governato da persone che hanno la velocità di crociera tarata sul mondo di vent’anni fa. La mia candidatura e quella delle persone che mi sostengono ha una forte impronta generazionale, perché credo che sia giunta l’ora che chi ha meno di quarant’anni e fino ad oggi è rimasto a guardare si assuma delle responsabilità. Una in particolare: rendere Piacenza una città in cui sia un piacere vivere, lavorare, costruirsi una famiglia.

Cosa direbbe a chi critica la vita piacentina, parlando di Piacenza come “città morta”? Becero realismo o banalizzazione di un problema molto grande?

Credo sia esagerato parlare di città morta, perché ci sono tante realtà vitali capaci di proporre interessanti iniziative che, fino a oggi, non sono state sufficiente supportare – o semplicemente messe in rete – dall’Amministrazione. E’ vero, però, che Piacenza ha bisogno di essere rivitalizzata, a partire dal centro storico. Basta fare una passeggiata dopo le otto di sera per rendersi conto di quanto sia desolante. Io ho intenzione di cambiare marcia, di valorizzare ciò che di buono c’è e di incentivare la nascita di nuove attività, agevolando chi si renderà disponibile a garantire un’apertura serale. Città che distano pochi chilometri da noi hanno centri vitali: noi abbiamo due università piene di giovani, perché dovremmo rinunciare a raggiungere lo stesso obiettivo?

Concludendo, quali prospettive per il futuro vede per Piacenza, con o senza Andrea Paparo?

Credo che Piacenza abbia l’ultima occasione per cambiare marcia e guardare al futuro da una prospettiva differente, altrimenti potrebbe essere troppo tardi e la città potrebbe restare relegata a un ruolo di Cenerentola. Spero che Piacenza e i piacentini credano nel mio progetto, nella serietà e correttezza che ho sempre cercato di dimostrare in politica e nelle idee e nei progetti che in queste settimane di campagna elettorale ho presentato. In caso contrario, continuerò a spendermi per la mia città, mettendomi, come ho sempre fatto, a disposizione dei piacentini.

Riccardo Covelli

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