La dolcezza della regola: “Impariamo ad ascoltare la musica”

La settimana di Flessibilità (comprendente il periodo dal 13 al 18 febbraio 2012), organizzata ogni anno dal Liceo Ginnasio Statale Melchiorre Gioia, prevede una serie di corsi di approfondimento, scelti dagli studenti, per rendere più interessante la vita scolastica e più vasto l’orizzonte culturale dei ragazzi. Tra le opzioni previste quest’anno spiccava il corso “Impariamo ad ascoltare la musica”, un excursus nella concezione musicale dal Medioevo al Romanticismo, tenuto dalla professoressa Caponetti e conclusosi sabato 18 febbraio 2012, presso la sede del conservatorio Nicolini, dove ha avuto luogo un breve concerto in cui sono state condensate tutte le nozioni imparate durante i giorni di lezione.

La melodia che sento non è un susseguirsi di precetti, o regole, a cui qualcuno si è attenuto nel comporla: sono solo tante emozioni, che nuotano insieme e si mescolano al mio suono, dando vita a quell’estraniarsi meraviglioso che prende, dovunque tu sia. Questa era la mia concezione della musica, pensando a quelli che preferiscono al rumore del mondo quello, magico e rassicurante, di ciò che passa oltre le cuffie, o a quelli che si lasciano rapire dal senso di potenza che l’atmosfera di un concerto può dare, sorvolando serenamente se una nota non è al posto giusto. Oggi ogni aspetto della cultura, non solo la musica, viene trasfigurato sotto la luce delle emozioni, e non sotto quella della ragione, dimenticando così che l’opera d’arte, per esser così perfetta, necessita di un talento soppesato e racchiuso da un sapere esperto, che lo possa indirizzare verso una via più sicura e veloce, più vicino al cuore, ma anche alla mente. Per questo, davanti all’invito “Impariamo ad ascoltare la musica”, la risposta non è stata solo quella schiacciante dell’anima, che la musica la sa già ascoltare, ma dell’intelletto, amante distaccato. Nell’esposizione, l’ascolto, il commento in classe non fluivano solo le sensazioni di fascino di orecchi affamati di piangere, o di ridere, ma soprattutto l’ammirazione verso un canale di espressione che non negava la compresenza di razionalità e sentimento.

L’evento, che prevedeva l’esecuzione di alcuni brani cantati o semplicemente eseguiti senza alcun accompagnamento musicale, è stato introdotto e presentato agli studenti dal professore Massimo Cottica attraverso una prima distinzione tra la musica lirica e la musica vocale da camera, per poi proseguire con l’ascolto diretto delle melodie, che spaziavano tra epoche e continenti lontani, ma accomunati da un uguale senso di raffinata compostezza propria della musica lirica da camera, privilegiata nel corso delle differenti interpretazioni. È stato quindi il soprano Ji Sang Kyung ad aprire l’evento con i due brani “Auch kleine Dinge” di Hugo Wolf, lied contenuto nella raccolta di componimenti “Poesie Italiane” tradotte dall’italiano al tedesco, e “Fleur de blé”( Il papavero), canzone d’amore di Claude Debussy. Ad essa è seguito il tenore Bernardino Di Domenico, interprete della “Musica proibita” di Stanislao Gastaldon e di “Ideale” di Paolo Tosti, e quindi l’esecuzione, da parte dello stesso Massimo Cottica de “L’isle joyeuse”( l’Isola gioiosa) di Claude Debussy, preceduta da un’analisi delle caratteristiche formali e stilistiche delle composizioni del musicista, mentre a concludere l’ascolto sono stati il soprano Sachika Ito e Federico Lisandria, con la sentita interpretazione della “Bachiana Brasileira” di Heitor Villa-Loboso, testo in cui viene messa in risalto la forte e drammatica concezione del compositore riguardo alla vita e alla morte. A facilitare la comprensione ed incrementare il piacere dell’ascolto sono state poi volte le spiegazioni di Massimo Cottica, inserite tra un’esecuzione e l’altra e utili soprattutto per inquadrare il pezzo musicale in un tempo ed in una mentalità. L’interpretazione musicale, coerente con il contesto in cui gli stessi interpreti hanno voluto collocare le melodie, offrendole alla carezza del mondo moderno, si è trovata perfettamente simile a quella che doveva essere propria di un antico salotto di moda in cui veniva eseguita la musica vocale da camera ed in cui la voce vibrava contenuta, dando accenno di espressività ma senza alterarsi ne trasfigurarsi, in un dolce moto di magia che di un quadro di vita tranquilla lanciava solo una sfumatura.

Li guardo e non riesco a credere che stiano sentendo ciò che cantano, che anche solo il pensiero di essere strumenti del passaggio dall’arte più pura all’orecchio più sordo non li tocchi: stanno fermi, e quel suono che prenderebbe me se solo lo ascoltassi un’altra volta, per loro sembra quello di passi lontani, o il rumore di un vento che soffia altrove. Sembra, ma non è. Se li si guarda bene, appare con imponente chiarezza l’evidenza di un passo, o di espressione, forse smorfia, che li trapassa, oltre le facce che devono fare gli interpreti standard, stereotipati dalla massa. In questo momento anche la musica, che, abituati a considerare fiume delle emozioni, inseguiamo con fiducia, mi appare come l’insieme di tante figurine, punti di uno stesso disegno frutto della stessa matita, posati dopo essersi trovati su uno stesso spazio. La grazia della musica di questa stanza in fondo è quella di tenere ancora nelle proprie mani il potere di stabilire un ponte tra la razionalità degli schemi matematici che la fanno esistere e la sensibilità che la rende amabile: snaturata di questo, fuori nel mondo, suonerebbe come quelle arie che, a furia di trovarsi nella bocca del popolo, può perdere di significato, ed essere addirittura fraintesa.

Sul concerto presso il Conservatorio Nicolini verrà scritto un articolo, sintesi e documento dell’esperienza scolastica vissuta, e testimonianza di quanta affascinante ma sconosciuta melodia vi sia ancora da recuperare nel mondo, e da portare all’orecchio della massa, così da ammaestrarla alla bellezza.

Sul concerto presso il Conservatorio Nicolini l’articolo che verrà scritto potrà dire solo quando e dove si è tenuto, alcuni nomi che la volontà di ciascuno sceglierà se tenere a mente, qualche informazione sulla storia della musica, in grado di arricchire, seppur di poco, l’orizzonte culturale, o di suscitare un barlume di curiosità. Ci sarebbero anche altri messaggi, ma poco importanti. È  come quando si ascolta una canzone: certe note rimbombano, altre sussurrano.

Arianna Gazzola

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