Danimarca: felicità sbiadita

La Danimarca, in questi giorni, è stata dichiarata dal quotidiano Corriere della Sera  uno dei paesi più felici.
Eppure il tasso di alcolismo in questo paese nordico è davvero alto rispetto a quelli Italiano ed Europeo in generale: ogni Danese secondo le statistiche, infatti, consuma 89.9 litri di birra all’anno.
Sorge quindi spontaneo chiedersi come due aspetti così contrastanti siano conciliabili.

È tipico dei paesi con climi molto rigidi un tasso di alcolismo alto e una socialità limitata. Il freddo e il vento tagliente trasformano, per nove mesi all’anno, una passeggiata in un calvario: il crepuscolo giunge prestissimo, infatti la Danimarca chiude alle cinque , nel vero senso della parola.

Non chiudono solo i negozi, chiude la vita, tutta la vita danese si chiude in casa. Il venerdì e il sabato sono gli unici giorni in cui i locali non sembrano far parte di città fantasma.
Che cosa fanno ,dunque, i  giovani (e i non tanto giovani) nelle poche ore di libertà? Bevono, bevono e bevono. Alle nove sono ubriachi fradici e urinano allegramente in strada. Dunque le occasioni di svago sono mal vissute e non portano ad una socializzazione profonda. Sembra quasi che una serata da sobri lì sia una cosa squallida, che si diventi alcolisti per educazione.

Non si beve per dimenticare ma perché è l’unico modo che si conosce per divertirsi e per rompere la monotonia di uno Stato che ti da sempre tutto pronto. Non bisogna  infatti tralasciare gli aspetti che vengono considerati positivi di questo paese, che sono, però, un’arma a doppio taglio. La Danimarca offre un futuro sicuro ai propri cittadini.
Un futuro sicuro alle ragazze madri, a chi perde il lavoro, a chi è completamente povero, agli studenti. Le prime ricevono una casa e uno stipendio proporzionale ai figli, gli studenti hanno due anni di alloggio gratuito, chi è nullatenente ha diritto a una casa e ad uno stipendio a vita.

È un futuro così sicuro che annoia, così sicuro che non riserva nessuna sorpresa. Queste sono tutte misure che ogni Italiano approverebbe, ma che forse fanno perdere la voglia di lottare per un futuro migliore. Infatti se ognuno è sicuro che comunque vada andrà tutto bene, perde la voglia di crearsi la vita che vuole.
Una casa è un diritto, ma uno stipendio va guadagnato, bisogna almeno provare e queste norme tolgono il bisogno di tentare. Inoltre non esiste criminalità organizzata e anche la delinquenza è poco diffusa (scartando ovviamente gli ubriachi un po’ molesti del sabato sera).

Forse tutta questa critica verso un paese che in apparenza potrebbe sembrare così perfetto è solo per rivalutare almeno un po’ l’Italia, che in fondo in fondo non è così male. Un Paese che, anche quando va male, sorride perché almeno c’è il Sole.

L’idea che mi sono fatta andando in Danimarca è che i Danesi sappiano guardare la felicità solo attraverso una fotografia sbiadita. Una felicità  che non è altro che la noia di uno Stato sempre giusto.

Serena Bergamaschi

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4 commenti

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4 risposte a “Danimarca: felicità sbiadita

  1. Anonimo

    Vi ringrazio per i vostri commenti, ogni critica è costruttiva. Non era mia intenzione offendere nessuno, il mio punto di vista era ovviamente e volutamente esasperato ai massimi termini. Comunque farò tesoro delle vostre osservazioni e quando tornerò in Danimarca, forse la vedrò con occhi diversi. Sono contenta che mi abbiate letto e che abbiate commentato nonostante la mia giovane età.
    Serena Bergamaschi

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  2. Mori Stefano

    Gentile Sig.na Bergamaschi.
    Mi trovo a commentare negativamente il suo articolo, che denigra una nazione che fa delle politiche sociali il suo punto di forza.
    Innanzitutto premetto che sono stato fidanzato per 9 anni con una ragazza danese, di Copenhagen, quartiere Frederiksberg, e ho avuto modo di vivere alla pari dei danesi, e quindi non come turista, in tutte le stagioni dell’anno.
    Un conto è andare in un paese da turista, magari immaginando cose che poi non troviamo, o per pigrizia, o per abitudine, vedi questione cibo, che per molti italiani sembra essere fondamentale, un conto è avere la fortuna di vivere la vita vera, inserito nella società che visitiamo e cercando di capire la problematiche del paese che visitiamo.
    Innanzi tutto non è vero che per 9 mesi si vive al buio, al freddo, ricordo un capodanno, a Piacenza -10 a Copenhagen +2 per esempio, oviiamente essendo un paese nordico non si può pretendere caldo in inverno, mai stata a Neuhaven in estate, spero conosca il posto, dove per bere una birra si deve aspettare per ore, oppure fare un passeggiata in uno dei tanti giardini tra maree di persone, oppure mai stata ad apprezzare lo spirito natalizio, che inizia con la prime domenica di avvento, dove ogni settimana viene accesa una candela in ogni casa, e per i bambni la tv trasmette il calendario natalizio, ovvero delle favole che terminanano a Natale, oppure mai partecipato al pranzo natalizio della vigilia, per loro molto più importante di quello del 25, con lo scambio dei regali , mai stata a Bakken, parco giochi come Tivoli, fuori Copenhagen.
    Queste sono solamente alcuni esempi che mi permetto di riportare, esempi di vita vissuta, ah, per quanto rigurada i ragazzi ubriachi… beh, non bisogna andare tanto distante………… basta venire in qualche locale della ostra amata città per rendersene conto….
    Mi sono permesso, magari con un tono leggermente aggressivo, e di questo chiedo scusa, di elencare solo alcune delle mie esperienze positive della mi a vita in Danimarca, non da turista , ma da “cittadino” , dove le cose si vedono in modo diverso.
    Mi permetto di darle un consiglio, da viaggiatore navigato, la prossima volta che va a visitare un paese diverso dal nostro, beh, cerchi di dimenticare le aspettative da catalogo o da guida turistica, e cerchi di apprezzare le cose come sono, la gentilezza, a bellezza, o quant’altro, cerchi di mettere da parte ” the italian do it better” e si cali nel viaggiatore che cerca informazioni, che si immerge nella cultura del paese che visita….
    Ah dimenticavo, in quale altro paese le persone dai 10 ai 90 anni per un buon 80% parlano un inglese fluente?
    Un’ultima cosa, in questa mia replica, non ho parlato della situazione sociopolitica, di cui lei ha fatto cenno, ormai non esiste più un paese del bengodi, ognuno ha i propri problemi, magari sarà un’altra occasione di discussione,
    Cordiali saluti

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  3. Carlo

    Gentile Sig.na Bergamaschi,
    mi dispiace molto leggere quello che lei ha scritto, ma non sono per niente d’accordo con lei e, seppur con qualche distinguo per i tono un po’ accesi, devo dare ragione a Giordano.
    E’ profondamente scorretto e immotivato attaccare una nazione e una popolazione come quella danese in modo così subdolo e meschino.
    Data la sua giovane età, spero che possa cambiare idea, magari ritornando in Danimarca, visitandola in modo più attento e approfondito, cercando di comunicare con le persone (che inizialmente sono un po’ chiuse, ma allo stesso tempo ospitali e rispettose), di apprezzare l’ottima cucina locale (a mio avviso migliore della nostra rinomata cucina italiana) e di non lasciarsi trarre in inganno solo per il fatto che è comune abitudine bere più birra che in Italia.
    D’altronde al giorno d’oggi un peccato veniale come quello di bere in compagnia è decisamente meno grave di quello che accade in Italia o in altri Paesi.
    La Danimarca ha sempre avuto come principale obiettivo da parte della politica interna, governo dopo governo da circa 100 anni a questa parte, quello di mettere al primo posto lo stato sociale, favorendo il benessere del singolo e non della “casta amministrativa”, abituando le persone a crearsi un futuro, una famiglia, a costruirsi una casa.
    Le aziende danesi sono all’avanguardia e investono in tutto il mondo; in Italia abbiamo diversi esempi nel settore delle macchine industriali, ma non sono da sottovalutare nemmeno il settore del design (fra i primi a livello mondiale), dell’arredamento e soprattutto della produzione dell’energia sostenibile (eolica, geotermica e solare).
    Altro aspetto da non trascurare è che l’importazione dei prodotti alimentari è ridotta al minimo; grazie alle serre si produce ogni tipo di frutta e verdura sul posto, riducendo l’impatto ambientale e l’inquinamento dovuto ai trasporti. L’allevamento è completamente a livello locale, sostenibile, con ogni tipo di animali allevati all’aperto, che si possono vedere passando per le strade statali o provinciali.
    Inoltre dal punto di vista delle infrastrutture sono all’avanguardia: basti pensare ai tunnel sottomarini per passare da un alto all’altro dei fiordi (ci sono fiordi, insenature marine e non fiumi), ai ponti apribili per lasciar passare le barche e i battelli, ai maxi-ponti strallati che mettono in comunicazione le varie isole e anche la Svezia (Copenhagen-Malmoe) e ai 5 aeroporti presenti su tutto il territorio nazionale, fra la penisola dello Jutland e il principale Kastrup di Copenhagen.
    Non la voglio annoiare con troppe informazioni, ma spero che il mio messaggio possa esserle servito a ripensare alle sue opinioni.
    La invito comunque a continuare a scrivere e ad analizzare in modo critico le sue personali esperienze.
    Cordiali Saluti

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  4. Giordano Carini

    Mi dispiace dover leggere un articolo come questo. Ciò che viene riportato è decisamente falso e tendenzioso. Lavorando per una azienda danese e andando saltuariamente in Danimarca, posso affermare che la qualità della vita è desisamente alta, il livello di istruzione non paragonabile con quello italiano, le persone sono accoglienti e disponibili, l’inglese lo conoscono tutti, dal taxista alla persona anziana che incontri per strada.
    L’Italia in confronto è un disastro sotto tutti i punti di vista.
    A differenza di noi in Danimarca le persone vivono e lavorano nel mondo reale senza montarsi la testa, non sono sommersi da orde di immigrati e i giovani danesi, a differenza degli italiani, sono pieni di iniziativa e di voglia di lavorare e costruirsi un futuro.
    Non mi dilungo ulteriormente, ma prima di scrivere certe cose e denigrare un Paese all’avanguardia, prego informatevi e prendetevi le responsabilità di quello che scrivete, pagandone se è il caso le dovute conseguenza.

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