Lui, intanto, va avanti

Ricordo bene quando arrivai in questa scuola, schierato con la maglia del Che ed i jeans strappati; volevo fare la rivoluzione, volevo picchiarmi con i poliziotti, volevo protestare. Non ero altro che un bambino capriccioso con una bandiera rossa in mano. Poi, col passare del tempo, questa furia, questa voglia di ribellione, sono andate via via scemando, sostituite da una pacata rassegnazione e da una sfiducia incolore.

Lui invece, nonostante tutto, va avanti a combattere. Va avanti a combattere anche se la scuola (superiore, per lo meno) l’ha finita da un pezzo. Va avanti a combattere in una maniera diversa da quella che intendevo io, con discorsi invece di insurrezioni, petizioni al posto dei fumogeni.

Lui si chiama Niccolò Morelli, e se come me siete più vicini alla fine del liceo che all’inizio lo conoscete bene, e sapete che è stato ed è tutt’ora uno dei personaggi più discussi del Gioia negli ultimi anni. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere virtuali con lui l’altro giorno, e ho pensato di condividere la conversazione con voi.

Tutto inizia quando gli chiedo…

Sei pronto ?

Credo di sì. Quanto sarà imbarazzaante la cosa ?

Molto poco spero.

Ok, andiamo.

D’accordo. Prima cosa, sei mai stato intervistato prima  d’ora?

Si, l’ultima volta che sono stato intervistato è stato l’anno scorso dall’Acuto, mi sembra dalla Beatrice Cristalli o dalla Marghe in qualità di rappresentante. Diciamo mi ero preparato bene soltanto una domanda: mi avevano chiesto se ero favorevole alla autogestione o all’occupazione, proprio mentre stavamo programmando l’autogestione e non tutti erano favorevoli.

Sai che tutti si aspettano che questa intervista vada inevitabilmente a finire sull’argomento “politica”, vero?

Beh, ormai ci sono abiutato. Voglio vedere per quante domande riuscirai a trattenerlo l’argomento  “politica“.

Immagino che dopo tutto questo tempo a parlare sempre e solo di riforme dell’istruzione, scioperi, diritti degli studenti, tu abbia anche un po’ voglia di cambiare argomento. C’è qualcosa di cui vorresti parlare ma non hai mai avuto opportunità di farlo?

Si, più che altro è una cosa che non sono mai riuscito a fare cioè dei ringraziamenti; non sono mai riuscito a ringraziare chi mi ha accompagnato nel percorso che come tu hai elencato prima è stato pieno di lotte, di dibattiti, di confronti. In particolare Gigi, Jimmy, la Vittoria, Michele, la Silvia, e tutti gli udiessini sparsi per il Gioia che mi hanno dato una mano enorme e che adesso stanno facendo un lavoro egregio.

Un mucchio di gente quindi.

Si, è la cosa di cui vado più orgoglioso: ho fatto moltissimi sbagli, ma se c’è una cosa di cui vado fiero è quello di aver contribuito a rilanciare la partecipazione degli studenti.

Beh, io ho fatto tre anni di liceo in cui tu sei sempre stato al centro delle vicende scolastiche, e tutt’ora sei un personaggio ambiguo dell’ambiente Gioia, capace di dividere gli studenti in chi ti odia e chi ti ama. Indubbiamente però quello che hai appena citato è stato un tuo grande merito. Come hai fatto?

Mettendoci la faccia nel bene e nel male: in terza ho iniziato candidandomi con una lista sinceramente imbarazzante come la “Lista Chuck Norris”, poi però ho iniziato ad interessarmi dei temi della scuola con una raccolta firme per la palestra del Gioia, che raccolse in meno di due settimane 1600 firme tra studenti e genitori e che ha permesso una fase di dialogo tra provincia e scuola. Poi ho fondato l’Unione degli Studenti a Piacenza, convinto che, come recita lo slogan dell’ “Altra Lista”, una scuola diversa non fosse solo necessaria ma anche possibile. Queste sono state le tappe fondamentali, ma c’è sempre stato un grandissimo lavoro dietro, per stilare il programma dell’Altra Lista facevamo riunioni fino alle otto di sera. Però arrivati ad oggi lo dico senza problemi: ne è valsa la pena, perchè siamo riusciti a coinvolgere tanti studenti ed è questa la chiave fondamentale della buona rappresentanza al Gioia, che si vede ogni giorno sul vostro gruppo su facebook (comunque su quel gruppo siete cattivissimi).

In effetti, siete riusciti a far tornare la voglia di votare a uno sfiduciato nella politica come me…

A maggior ragione dico che ne è valsa la pena. Però bisogna sempre fare attenzione: basta un attimo e tutto questo percorso va in frantumi. Siete voi che dovete essere vigili su ciò che fanno i rappresentanti, come su quello che fanno i professori; tutti devono essere corretti con tutti (e tutte).

Questa esperienza, di rappresentante prima di istituto poi di consulta, e in seguito di capo di un movimento, cosa ti ha lasciato?

Tanta nostalgia. Adesso che mi occupo del movimento più a livello nazionale devo dire mi mancano molto i duelli di dialettica con la preside, oppure i richiami del vicepreside Pezza, le ore passate in bidelleria e spettegolare con Carmen e Antonio. Mi manca anche il movimento a Piacenza. Lo seguo ancora molto, però tra le altre cose dovrei anche studiare un po’.

Immagino… visto che sei arrivato a parlare di quello che fai adesso, come hai vissuto questo passaggio, dal liceo all’università, da livello provinciale a livello nazionale?

L’università è un altro mondo, dinamiche molto diverse e siccome ormai ho una deformazione professionale, partecipazione studentesca sotto i piedi. Fortunatamente faccio una cosa che mi piace molto: sociologia, lo studio della società e mi appassiona un sacco. Per quanto riguarda del passaggio dal provinciale al nazionale si tratta di un bel salto: la possibilità di conoscere tantissimi studenti e studentesse di tutta Italia e la possibilità di confrontarsi con il nuovo ministro dell’Istruzione sono esperienze uniche. Tra le altre cose (e questo è abbastanza uno scoop) ha approvato una nostra proposta di una legge quadro sul diritto allo studio.

Del tipo?

Del tipo che gli abbonamenti per i trasporti per gli studenti saranno a prezzi più vantaggiosi e i libri di testo non avranno più prezzi assurdi, saranno garantite aulee autogestite all’interno delle scuole, così come la possibilità di accedere a servizi culturali (musei, teatri…) con prezzi ancora più vantaggiosi per gli studenti e, dulcis in fundo, un miglioramento dell’erogazione delle borse di studio.
Questo grazie a finanziamenti di 2 miliardi di euro che sono stati “trovati” nei bilanci del ministero ma a cui mancavano delle firme e che erano ormai nel dimenticatoio.

Una piccola rivoluzione, quindi?

Direi di si. Almeno Profumo non si mette ad urlare come faceva la Gelmini quando gli veniva proposta una legge del genere. Una piccola critica a Miss Neutrina la dovevo fare, altrimenti non ero credibile, dai!

A questo punto una domanda che pare scontata : meglio il governo tecnico?

Effettivamente questa me la sarei dovuta preparare.

Basta un si.

Si e no: sono persone più competenti e con un’alta professionalità, però non ho apprezzato la manovra che pesa sulle classi meno abbienti. Sono contento invece per le varie liberalizzazioni, e che abbiano deciso di non coinvolgere il settore dell’acqua pubblica.


Facciamo qualche passo indietro. Tornando al tuo “passaggio di livello” provo ad invertire la domanda: come hai trovato la situazione del gioia dopo aver tastato quella universitaria?

È ad un ottimo livello: gli studenti partecipano e si interessano, ci sono un sacco di attività “spontanee” e la scuola si impegna molto per le attività degli studenti (assemblee d’istituto pagate dalla scuola, eventi musicali…). Spesso ci lamentiamo ed è giusto così, però diamo anche atto a ciò che la scuola ha fatto e sta facendo molto per noi.

Vuoi farti una domanda e autorisponderti?

È abbastanza inusuale come cosa, ma lo faro: se tornassi indietro lo rifaresti? Si, rifarei tutto ciò che ho fatto fino ad adesso.

Abbiamo finito. È stata poi così imbarazzante come cosa?

Direi di no. In fondo, mi diverto con le interviste, sopratutto rileggendole qualche tempo dopo. Posso lasciare un telegramma a tutti gli studenti del Gioia?

Di solito sono io che faccio le domande… Comunque fai pure.

Buon proseguimento d’anno a tutti quanti. E un augurio speciale per quelli che dovranno dare la Maturità. In bocca al lupo!

Riccardo Bassi

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