Io su quella nave c’ero…

Fortunatamente, però,  non il 13 Gennaio 2012 alle ore 21.40, quando si è schiantata contro uno scoglio presso l’Isola del Giglio ( Grosseto). Sono ormai alcuni giorni che sentiamo parlare di questa tragedia: i giornalisti assetati di scandalo sono alla ricerca di un capro espiatorio, trovato nel comandate Schettino, vengono trasmesse  immagini terribili  e rese pubbliche telefonate agghiaccianti. In un tale clima, è difficile credere che quella nave adagiata su un fianco nel Mar Mediterraneo sia la stessa su cui mi sono imbarcata quattro anni fa. Eppure non ci sono dubbi, è proprio lei, la Costa Concordia. Gli scintillanti ponti  su cui passeggiavano migliaia di persone, le allegre e chiassose sale da pranzo dove tutti si riunivano, i colorati e luminosi bar in cui si scherzava in compagnia, le comode e lussuose cabine e i grandiosi teatri dove si assisteva  agli spettacoli dell’ equipaggio adesso sono mezzi distrutti, riempiti non più da spensierati vacanzieri, ma dalla fredda acqua marina.  Guardando i video terrificanti che circolano alla televisione e su internet, non ho potuto fare a meno di pensare che, tra quella massa di persone urlanti e spaventate, avrei potuto esserci anch’io.  Succede in un attimo: si passa da un’atmosfera serena e ridente a una terribile tragedia.

Avvenimenti come questi, oltre a suscitare una giusta indignazione, devono anche stimolarci alla riflessione. Possiamo evitare le disgrazie? Certo, guardando questo caso in particolare, ci sarebbe molto da dire sulla professionalità del comandante, ma è davvero tutto riconducibile a lui o resta un po’ di spazio anche alla contingenza? Per fortuna o purtroppo, a voi giudicare, nella vita gli uomini non possono mai controllare completamente le situazioni. E’ dal ‘300 che i grandi pensatori si pongono il problema dell’ imprevedibilità, del peso del “ Fatum” sulla vita umana.  Si possono fare tutti i calcoli della probabilità possibili, ma, a volte, anche un evento che aveva l’ 1% di probabilità di accadere, si verifica. Il Titanic era considerato inaffondabile, le torri gemelle indistruttibili, le navi della Costa Crociera le più affidabili e il comandante Schettino un esperto nel suo settore.

E quindi? Cosa dovremmo fare noi giovani, che abbiamo appena intrapreso la nostra navigazione,  ignorando quando approderemo o  come sarà il mare durante il viaggio? Sapendo che incontreremo uno scoglio sulla nostra rotta, saremo disposti a cambiare il tragitto per scongiurare un naufragio o, troppo sicuri di noi stessi, continueremo per la nostra strada, convinti di riuscire ad evitare una collisione all’ultimo momento? Certo, nella vita bisogna rischiare, “ cogliere l’attimo” come diceva Orazio, ma è solo quando sta affondando inesorabilmente che l’uomo si rende conto di essere piccolo, fragile e, tutto sommato, impotente.

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