Di carcere si muore.

Di carcere si muore, e questa non è una novità. Di carcere si muore ogni giorno, ed è una morte nascosta, misteriosa, a noi ignara. Per molti di noi le persone incarcerate sono fantasmi senz’anima, colpevoli e nulla di più, per giusti motivi rinchiusi in piccole stanze sovraffollate in cui la dignità umana scompare, e non ritorna.

Solamente poche settimane fa due detenuti si sono suicidati. Monia, 42 anni, si è impiccata con un lembo di stoffa nel bagno della sua cella, che condivideva con altre 5detenute. Said, 34 anni, si è suicidato intossicandosi con la bombola del gas in dotazione per cucinare.  
Queste sono solo due persone, persone del cui ricordo si volatilizzerà nel vento del disinteresse, che si aggiungono ai 684 suicidi nelle carceri negli ultimi due anni, senza addentrarsi nelle numerosissime morti sospette e nei disperati casi di protesta che portano detenuti a procurarsi anche gravi ferite.
 

La situazione dei penitenziari italiani è ormai scandalosa, al di là di ogni briciolo di umanità e del rispetto della dignità. Il sovraffollamento aumenta a dismisura ogni anno, non ci sono strutture preparate e conformi a questo tipo di problema, la capienza regolamentare delle carceri è ormai un dato superato nettamente. La corsa ai futuri cantieri sta togliendo fonti d’ossigeno al resto dell’apparato penitenziario, scarso di fondi e di personale specializzato.
 I colpevoli, i trasgressori della legge, i banditi della giustizia, oltre che privi di libertà, sono ormai privi del diritto ineluttabile della dignità.

In seguito al recente cambio di governo, dovuto alla profonda crisi non solo economica del nostro paese e alla presunta probabilità di recessione, molti si sono attivati per chiedere nuove riforme, molti si sono dimostrati fin troppo speranzosi del cambiamento.
Ha anticipato di pochi giorni l’elezione del nostro nuovo premier Monti  una nuova circolare intitolata “modalità di esecuzione della pena – un nuovo modello di trattamento che comprenda sicurezza, accoglienza e rieducazione”, indetta il 25 novembre dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. In base alla modalità di comportamento dei detenuti, nei prossimi mesi, questi saranno schedati a seconda della loro condotta (ognuno con un colore specifico, come nelle trafficate vie di un qualsiasi pronto soccorso). I più meritevoli potranno muoversi come preferiscono all’interno del perimetro carcerario, e ritornare nelle proprie celle puramente per dormire. Anzi, non si parla di celle, bensì di “camere di pernottamento” secondo la dizione ufficiale, termine che sembra essere smentito dalla situazione carceraria attuale, non di certo assimilabile ad una confortevole camera d’albergo.
Questa nuova normativa è stata promossa per rendere la vita dei detenuti più positiva, rivoluzionando la dura routine quotidiana, regolamentando la libertà di movimento in base all’attitudine comportamentale.
Devo ammettere che però questa decisione mi tormenta di alcuni dubbi. Le nostre carceri saranno davvero pronte e ben organizzate nel permettere queste novità? Che codificare ogni persona con un colore non sia poi così efficace? La situazione è critica, le morti sono all’ordine del giorno, come detto precedentemente, non credo sia questione di camminare liberamente nel circuito penitenziario, che faccia di un detenuto, oltre che libero di muoversi, un essere dignitoso.  

Igiene, celle (o meglio, fantomatiche “camere di pernottamento”) che non costringano 8detenuti in 9metri quadrati, attività utili per un possibile inserimento nel lavoro, una più proficua rieducazione prima di tutto.
Quando questi problemi saranno un ricordo lontano, allora si parlerà non di pernottamenti, ma di dignità.

Melania Degli Antoni

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