Sveglia Piacenza! – Giovanni Castagnetti

Terza splendida e speciale puntata della nostra rubrica tutta piacentina!
La formula è sempre la stessa: 5 domande, 5 risposte. Niente censura, niente limiti: interviste nude e crude, belle e buone.

L’ ospite di oggi è Giovanni Castagnetti, Assessore al Futuro presso il Comune di Piacenza, uomo di mondo e motore della cultura piacentina.

1. Innanzitutto, qual è il tuo mestiere?

Da 4 anni ad oggi sono Assessore al Futuro presso il Comune di Piacenza con deleghe all’infanzia, alla scuola, alla formazione e alle politiche giovanili. Per poter svolgere al meglio questo incarico ho chiesto l’aspettativa dal mio abituale lavoro.

Sono, infatti, educatore professionale presso il Ser.T. (servizio tossicodipendenze) dell’AUSL di Piacenza, distretto della Val D’ Arda. La mia sede di lavoro è presso l’ospedale di Cortemaggiore.
Il servizio si occupa di diverse forme di dipendenze: tossicodipendenza da sostanze psicotrope, alcolismo, gioco d’azzardo patologico, ma anche di disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia).

Io nello specifico mi occupo soprattutto di tossicodipendenza.
Dalla presa in carico dei pazienti (primo colloquio) al loro accompagnamento durante le fasi del programma terapeutico (eventuale disintossicazione, colloqui durante le fasi successive, colloqui con familiari, eventuale inserimento lavorativo o inserimento in comunità terapeutica, ecc…) sono anche il riferimento per le persone in carcere che dichiarano di essere tossicodipendenti e che richiedono un percorso alternativo alla pena.

2. Cosa pensi di Piacenza? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Piacenza, come tutte le città, ha delle caratteristiche proprie.
È di sicuro molto legata alla tradizione e quindi conservatrice, che a volte è un grande pregio (fa i passi necessari senza andare oltre le proprie possibilità), ma a volte non riesce a cogliere i pregi dell’innovazione. Di sicuro è una città dove la solidarietà è di casa ma viene svolta con il garbo e la misura di chi l’ha nel sangue quindi non è appariscente, ma molto concreta e incisiva.

Di questo dobbiamo esserne fieri. Se vogliamo vedere il rovescio di questa medaglia è che è molto frazionata in tante associazioni che a volte si sovrappongono nei propri scopi magari disperdendo energie preziose (ma questo appunto solo se vogliamo essere pignoli). Quello che osservo con stupore e orgoglio è che si stanno muovendo anche tanti giovani in diverse direzioni e obiettivi: dai diritti umanitari, alla solidarietà, al volontariato internazionale, ad interessi artistici in senso lato, nel mondo della scuola, ecc… .

3. Qual è il motivo per cui fai ciò che fai? Cosa ti spinge a faticare per migliorare la tua città?

Nel mio percorso di vita, per rimanere in tema con quanto detto sopra, ho condiviso con altre persone dei percorsi di impegno sociale: negli scout, in parrocchia, come obiettore di coscienza (svolgendo il servizio civile presso un doposcuola sostenuto dalla Caritas di Piacenza), anche con il mio lavoro (che ha delle implicazioni di grande contatto umano), all’interno dei soci di Banca Etica, ecc… .
In questo percorso ho cercato di mettere al centro delle mie attenzioni le relazioni umane e i bisogni delle persone nella convinzione che si possa davvero stare meglio se le persone stanno meglio con se stesse e con gli altri. Questa esperienza amministrativa, nata dalla mia adesione alla lista civica che ha sostenuto l’attuale sindaco (Roberto Reggi, ndr), l’ho intrapresa cercando di mettere al centro lo spirito di servizio che ho imparato nel percorso scout allargandolo a tutta la comunità piacentina rispetto a quella che poteva essere un gruppo più ristretto come ad esempio il gruppo scout o la mia parrocchia o il mio lavoro.

Devo ammettere che quello che sto facendo è faticoso. Ma ne vale davvero la pena.
Osservare che gruppi di giovani aderiscono ad iniziative oppure, se motivati, le propongono a loro volta è un grosso incentivo. Forse per mia natura personale, ho cercato di non essere troppo “istituzionale”, mettendomi molto in gioco durante le iniziative. È molto dispendioso ma, ho osservato, che questo ha accorciato molto la distanza tra una “amministrazione” e le persone, facendo sì che molte di queste ultime si attivino a loro volta.

4. Cosa diresti ai piacentini che criticano piacenza, accusandola di essere una città morta, ecc.. ?

Io penso che ormai sia un ritornello usuale dal quale si uscirà a fatica. Dico questo con dispiacere perché più vado avanti e più mi accorgo di quante e, molto spesso, belle cose, quante persone, enti, associazioni, esercizi commerciali si mettono in gioco nei campi più disparati. Chi è su facebook penso possa avere il polso della situazione.
Nella settimana in cui sto scrivendo (oggi è il 7 novembre) ci sono tanti e tali eventi (pubblici o privati) tra i quali bisogna fare una cernita e a malincuore dover rinunciare a qualcuno.

Solo per citare qualche numero legato ad attività del mio assessorato: dall’inizio dell’anno c’è stato “Tendenze d’inverno”, due serate che hanno fatto il pienone al Fillmore (almeno 2000 persone); a Spazio 4 l’evento Waiting Tor The Jingle (musica ed altro con almeno 3000 persone); 15 serate di concerti sempre a Spazio 4 (con un totale di 4000-5000 presenze); Tendenze Festival (6000 presenze); adesso ci apprestiamo a Tendenze Acustiche e vediamo come va. (curiosità: qui potrete trovare l’intervista a Nicola Curtarelli & 29100 Factory, organizzatori di questa marea di eventi)
Ma si può ricordare l’esperienza del Loft 51, gli aperitivi musicali, il Baciccia che propone eventi tutto l’anno, il Bullone, ecc… .
E questo solo in ambito musicale: dici poco? Lo sforzo che come cittadini e giovani dobbiamo fare è prestare attenzione, ed informarci meglio altrimenti le opportunità, tante, ci passano sotto il naso e non riusciamo a coglierle.

5. Concludendo, quali prospettive per il futuro vedi per Piacenza e, in generale, per il nostro Paese?

Questo è un tasto dolente. Le prospettive negative del Paese si riversano a livello locale e tutti i cittadini ne fanno le spese.
Non proprio tutti a dire il vero. Quello che si osserva è che si sta allargando sempre di più la forbice tra chi è possessore di ricchezze (che spesso diventa ancora più ricco) e chi o non ne ha oppure fino a ieri era nella condizione di “normalità” (viveva cioè  senza troppi fronzoli ma dignitosamente) e che ora sta arretrando nel suo abituale tenore di vita.

Di sicuro, pur dovendo far fronte a questa situazione economica con misure economiche adeguate, bisogna trovare le risorse per far intravedere uno sviluppo futuro. Far sì, in parole povere, che il progetto politico del Paese non sia sul consenso immediato, ma abbia un respiro più ampio, altrimenti si vivrà sempre nell’emergenza e nel qui ed ora.

Penso che Piacenza, nel suo piccolo abbia dimostrato che questo respiro ampio paghi e che si riescono a trovare le risorse per sostenere la parte sociale e i bisogni delle persone, ma anche si possono mettere le basi per un futuro dignitoso e con meno incognite.

Le parole chiave sono: scuola, ricerca, ma anche cultura e risparmio. E per quest’ultima intendo uno sforzo per investire su uno sviluppo urbanistico più a misura d’uomo e che tuteli l’ambiente ad esempio nell’ambito delle risorse rinnovabili. Da ultimo investire su processi culturali che si basino sulla eticità e sull’uguaglianza. E in questo campo, qui a Piacenza, possiamo davvero insegnare molte cose.

Riccardo Covelli

Advertisements

Commenti disabilitati su Sveglia Piacenza! – Giovanni Castagnetti

Archiviato in Sveglia Piacenza!

I commenti sono chiusi.