Monkey Project ft Poor Mountain: live at Glam Winterclub

Ore 21.30, sabato 30 aprile. Glam Winterclub. Fuori dal locale c’è gente che fa la fila per entrare. Nel locale è ospite Dario Ballantini nella parte dello stilista di moda Valentino. Là davanti un musicista dei Monkey Project (Paskov Nasco, batterista) fa entrare me e una mia amica come “ospiti”. Bella accoglienza. Le bands protagoniste della serata sono Monkey Projekt e Poor Mountain. Sono le 21.45 e ambedue le band devono ancora fare il sound-check. C’è un clima gradevole in quel momento, c’è calma, un po’ di musica di sottofondo.

Ore 22.15. Iniziano i Monkey Project formati da Lorenzo Villa (voce principale), Simone Orrico (chitarra), Jacopo Merlini (chitarra), Michel Carini (basso) e Paskov Nasco (batteria). Esordiscono con LSF dei Kasabian, dando inizio a un’energia unica che percorrerà tutto il loro mini-concerto. Il loro repertorio varia dal pop commerciale all’indie rock, genere molto di moda in questo periodo. Alla fine ci sorprendono con un pezzo scritto da loro, “Animal’s Night”, che ha influenze indie e pop insieme. Il loro sound, unito alla compattezza tra gli strumenti, rende dei pezzi apparentemente soft energici. Mi ha colpito molto il fatto che abbiano suonato stando fermi ognuno nella sua posizione e siano riusciti nell’intento di risultare unici nel loro genere.

Ore 23 circa. E’ il turno dei Poor Mountain formati da Gianemilio Fontanella (voce principale), Riccardo Covelli (chitarra), Gianluca Fumi (chitarra), Giacomo Covelli (basso) e Filippo Cattadori (batteria). Salgono sul palco con energia singolare, disinvolti, sicuri di suonar bene quella sera: atteggiamento positivo per chi vuole fare un live. Esordiscono con “Hands” dei Raconteurs e subito dopo con la mitica “Psycho Killer” dei Talking Heads. Il loro repertorio è, in generale, indie-pop e lo si vede dal tipo di canzoni che suonano quasi sempre. Gli Arctic Monkeys sono un pò il loro cavallo di battaglia (4 pezzi su 11 sono loro cover), anche perché sanno bene che sono apprezzati dal pubblico che li segue. Nel repertorio c’è un brano scritto da loro, “Into the Wild”, probabilmente ispirato all’omonimo film. Il loro sound è prevalentemente indie, ma contaminato da generi diversi in base alle canzoni che suonano.

Durante il post-concerto vediamo la marea di gente che è nel locale per farsi scrivere l’autografo da Dario Ballantini. Non c’è nessuno sobrio. Fuori c’è gente ubriaca persa che urla cori da stadio e cori razzisti verso Samuel Eto’o, attaccante dell’Inter camerunese. A parte questo dettaglio, devo dire che la serata è andata meglio di quanto pensassi. Pubblico presente al concerto fantastico, atmosfera ottima, accompagnata da una musica altrettanto ottima. E brave le band!

Leonardo Marchini

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