Lettera alla luce

Eccomi.

Non credevo potesse essere così immediato; che la vita potesse nascere e concretizzarsi così nel giro di un pensiero, un pensiero che sono io dentro di te.

Sono proprio uno nuovo, della vita, venuto all’improvviso ad occupare un posto destinatomi, a riempire la realtà di persone che non conosco e, soprattutto, a ritrovarmi nel buio di uno spazio umano, per dipendere da un essere che, con pazienza e coraggio, seguirà la mia crescita in questa tana e anche fuori.

L’unica mia cellula mi dice che esso sarà qualcuno di speciale, una donna che io riconoscerò tra mille dall’odore o dallo sguardo, una donna che si trasformerà per me e mi accompagnerà in questa baraonda di vita fino a scomparire, quando sarò pronto, o forse no. Mi dice di amarla, di proteggerla quando gli anni le impediranno di proteggere me, di piangere, ridere e camminare solo per lei, mi dice che la vita con lei sarà più facile e più difficile quando lei se ne andrà, mi dice, urlando insistente, di chiamarla “mamma”. Una parola strana, per le mie orecchie non ancora nate, per le mie riflessioni acerbe, per tutto me stesso che non esiste; una parola che risuona come un’eco tra queste tue pareti, rimbomba nel silenzio del mio rifugio e si accosta quasi naturalmente all’idea che io mi sto facendo di te. “Mamma” ripete la mia cellula, “mamma”, ma che cosa vuol dire “mamma”? Io non so niente di ciò che mi aspetta, ti prego cellula spiegamelo tu: la “mamma” è ciò che di bello trovi al mondo, la tua consolazione, il tuo appoggio, ciò a cui tendi e verso cui sei teso, c’è un po’ di mamma in ogni cosa che ti piace. C’è silenzio in questa tana, ovattato dal bisbiglio della mia cellula solitaria e dalla macchina dei miei pensieri che cerca di trovare parole da dire al nulla, o anche a te, la prima protagonista di questo mio nuovo viaggio. Mi guardo intorno con gli occhi che non ho e vedo l’oscurità calda del tuo ventre, spezzata dalle voci di tutti quelli che dentro al tuo corpo vivono e lavorano, e penso che forse, in questo buio infinito, ciò che più desidero è la luce, quella che arriverà alla fine, anzi all’inizio, quella del sogno o della realtà, la luce che sfiorandomi mi farà piangere pazzo di rabbia per non averla vista prima.

Una luce che cerco da sempre o da mai, la luce della speranza, la luce che non ho chiesto ma ora esigo e esigerò sempre più, la luce che può consumarsi solo tra le considerazioni esiliate dal corpo, in questo luogo speciale che tutti e nessuno conosce. Ed ora, nella scintilla di coscienza concessami, ho deciso che ti chiamerò luce; e alle mie gambe, alle braccia, alla testa e al cuore, quando nasceranno, dirò che un giorno vedremo la luce e saremo immersi in una realtà diversa, nuova e meravigliosa, e vedremo la fine in ogni piccolo dolore o gioia, nel singhiozzo che diventa pianto e poi improvvisamente risata, secondo l’assurdo gioco della vita.

E cosa sarebbe in questo stesso istante la mia goccia di vita senza sapere di te: solo una goccia di un qualunque mare.

Com’è bella invece, ora che ha trovato la sua luce! Com’è bella ora che assomiglia all’ultimo sorso d’acqua che berrai prima di vedermi, per la prima volta, come una piccola virgola che ti cambierà l’anima, alla lacrima di commozione che scenderà sulla tua guancia durante ogni ecografia, man mano che mi vedrai crescere, ed infine a quella goccia che ti bagnerà il vestito, a quella goccia che sarò io dopo di te.

Ora sì che questo piccolo essere è diventato vita; vedi luce, non c’è bisogno di tanto, per compiere un miracolo. Così è successo oggi, nel corpo di una donna che forse non andrà mai in televisione, che forse lavora duro per mantenersi, che forse ha un sogno, che forse è innamorata, insomma, che forse è luce per qualcuno, e se non oggi, domani. E, dopo questa lunga chiacchierata, mi rendo conto che le mie parole mai dette non ti verranno riportate da nessuno né io potrò ripeterle; magari un giorno, guardandoti, mi ritorneranno in mente o magari sarà una delle mie cellule, a ricordarmele. Forse è questo il nostro destino, sapere già tutto prima di nascere e poi dimenticarsene e vivere sudando per imparare ancora, in un cerchio che si ripete costantemente. Ma io uscirò da qui sicuro di sapere l’essenziale, perché una volta al mondo cercherò la luce e in quella direzione andrò.

Tra poco mi riconoscerai anche tu, ed allora inizierà il nostro bellissimo percorso insieme. Non sarà difficile vedermi per te che vedi nel cuore e anche oltre.

Ricordati di non piangere, né di preoccuparti; solo vivi, luce, nell’attimo di felicità che ti regalerà il futuro, vivi facendo tutto ciò che ti piace fare, vivi lontano dal mondo nell’unico universo che solo le luci conoscono.

Vivi, mamma, che non sei sola.

Vivi, mamma, vivi per due.

Auguri alle luci che brillano, hanno brillato e aspettano ancora di brillare nel mondo, auguri a tutte loro e in particolare ad una che per me sarà sempre un po’ speciale.

Arianna Gazzola

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