La Marmaglia e il suo gomitolo – Lettera alla redazione

Pubblichiamo un commento all’articolo di Arianna del 15 Aprile inviatoci da uno dei giornalisti della Marmaglia:

“Rispondo con questo account ma a titolo personale. Innanzitutto grazie per il bell’articolo che, non lo nego, mi ha anche un po’ commosso. Siamo contenti che qualcuno abbia letto e apprezzato il nostro lavoro, ma soprattutto che sia servito, seppur in minima parte, a suscitare domande e a far nascere un dibattito. E’ questo infatti il nostro compito: non si tratta di offrire ai lettori un giornale di pura informazione (per quello esiste già un’ampia scelta), nè un volantino di partito o il bollettino di un’associazione. Si tratta di provare, con il supporto della rivista, a suscitare una piccola riflessione nelle menti di quella che viene ormai definita da tutti la “generazione perduta”. Di provare, insomma, a lanciare un sasso nello stagno della condizione giovanile. La nostra proposta è principalmente questa e tale rimarrà, fino alla fine. Nel frattempo cerchiamo di offrire ai lettori un prodotto interessante, indipendente, approfondito nei limiti del possibile e graficamente piacevole. Evidentemente non facciamo abbastanza: il nostro obbiettivo, quello di coinvolgere un buon numero di ragazzi piacentini nella “comunità” dei lettori e dei collaboratori, è ben lontano dall’essere raggiunto.

Fatta questa premessa puramente autocelebrativa, passo alla parte interessante: quella del “dibattito aperto”. Leggo nell’articolo: “è vero, la “marmaglia” è una realtà che si sviluppa, o vuole svilupparsi, da sola, ed il fatto di riuscirci con le sue proprie forze è un onore, ma perché tutto questo impegno e sforzo a distaccarsi dalle penne del giornale d’istituto, dalla voce di ragazzi che si propongono i suoi stessi ideali e obiettivi, che vorrebbero abbeverarsi come lei di pura cultura e non delle falsità che oggi ci propongono in modo così testardo?”. E’ senz’altro vero che la nostra rivista nasce come alternativa all’Acuto, visto, a torto o a ragione, come esperienza quanto meno limitante della partecipazione dei giovani. E’ anche vero però che il nostro progetto è subito (e aggiungo, per fortuna) mutato nella costruzione di una rete, di un movimento editoriale ma prima ancora culturale tra le varie scuole e università di Piacenza. Insomma ci siamo detti: ma perchè auto-limitarci ad una scuola, ad un istituto chiuso, quando i temi che trattiamo e le cose che ci riguardano da vicino vanno ben oltre al nostro “orticello”? Perchè tagliare fuori ragazzi che, come scrivete, “vorrebbero abbeverarsi di pura cultura e non di falsità”?

Non confondete quindi la nostra scelta “di rottura” con lo schema del giornalismo studentesco tradizionale con una scelta di chiusura: è esattamente il contrario. Ed è il contrario perchè quello che scrivete sull’acuto ci sembra importante proprio come quello che scriviamo su La Marmaglia. Talmente importante da non doverlo limitare ad una sola scuola: ma perchè mai questi pezzi che trovo sul vostro sito dovrebbero interessare soltanto agli studenti del Gioia? Io credo che dovremmo sforzarci (e qui esco dal campo del giornalismo studentesco) di aprirci il più possibile al confronto, anche allo scontro (nel senso buono del termine) con l’Altro, con il pensiero differente dal nostro. Per fare questo basta un giornale d’Istituto, ma si può anche considerare un’esperienza di più ampio respiro. Per questo invito tutta la redazione dell’Acuto, singolarmente e collettivamente, a partecipare al nostro progetto: non credo ci sia nulla da perdere, semmai qualcosa da guadagnare. Con questo non voglio affermare che il giornale d’istituto non abbia significato: è un’esperienza assolutamente positiva e perderla sarebbe un delitto. Noi però non ci poniamo (non più) come alternativa ad esso: bensì come un qualcosa di più, che può arricchire la nostra comunità di giovani e la nostra città in generale. Per questo mi dispiace che sia passata l’idea (e questo forse per causa nostra) che la Marmaglia si ponga, in un certo senso, al di sopra degli altri giornali studenteschi. Come scrivete, “se ti dovesse arrivare il nostro filo non disprezzarlo, non rifiutarlo. Anche quello è filo di cultura”. Secondo me i “fili” di cui parlate si potrebbero anche intrecciare. Francesco”

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