La Marmaglia e il suo gomitolo

Il gomitolo della cultura perduta (e ritrovata)…

La “marmaglia” è un gruppo, solitamente di persone, che giunge da ogni parte con le proprie idee, convenzioni, regole, forma a poco a poco un torrente umano in continua crescita che straripa dalle strade, dalle città, dalla chiusa individualità del singolo. La “marmaglia” è un gruppo di persone che si muove per far rumore, svegliare gli animi assopiti, suscitare la curiosità, la rabbia, il coraggio o semplicemente la voglia di porsi della domande e, ancor di più, di cercarne le risposte. La “marmaglia” urla ciò che molti non osano sussurrare, svela le verità nascoste, suscita le rivoluzioni, le proteste, rinnega le frasi e i pensieri fatti, e lentamente continua il suo cammino nelle coscienze di tutti con la speranza di cambiare, di cambiarci.

Una “marmaglia” porta scompiglio in un gruppo tranquillo, oppure crea una folla essa stessa, trascinando gli animi con la propria politica esuberante e coinvolgente: e ed stato così che, a partire da un gruppo di quattro studenti del Liceo Gioia, è nata una delle tante “marmaglie” che sono in giro a spargere instancabilmente la propria voce. Dopo essere nata proclamandosi giornale indipendente e alternativo a quello di istituto, a poco a poco diventa un’importante rivista italiana, la cui particolarità è di essere completamente autogestita da ragazzi senza l’aiuto di insegnanti, e nonostante ciò in grado di vantare una continua collaborazione con il quotidiano Libertà e una gran quantità di contatti sul proprio sito. Il 25 Novembre 2010 si costituisce l’associazione “La Marmaglia” per promuovere ed incentivare l’attività giovanile di Piacenza e il 18 Febbraio 2011 la testata viene registrata presso il tribunale di Piacenza.

Ed eccomi, una sera qualsiasi, dopo aver finito i compiti, seduta a sfogliare la rivista che oggi mi hanno dato a scuola, prima di entrare. Dopo la prima occhiata di orientamento, inizio a leggere pian piano ogni articolo, soffermandomi sempre più a lungo sulle parole perché man mano che le pagine scorrono, l’interesse e la partecipazione a ciò che viene scritto aumenta sempre di più; arrivo in fretta alla fine del giornale, ma mi accorgo di non aver letto la presentazione iniziale. I miei occhi corrono alla prima pagina e dopo aver finalmente letto tutto, mi rendo conto di essere colpita. Non dall’animo intrepido della redazione che da sola è riuscita a dar vita ad una rivista indipendente e nemmeno dalla bravura dimostrata dai ragazzi nei loro articoli, ma soprattutto dall’argomento oggetto del numero della rivista, argomento al quale viene dedicato un ampio articolo iniziale ma che si inserisce in ogni piccolo intervallo tra la parola scritta e ciò che il lettore matura nella propria mente come diretta conseguenza di essa. Un  pensiero che fa fatica a farsi strada, arriva alla fine arrancando e trova in sé la forza di gridarsi in modo nuovo e con un unico respiro, “l’amore per la cultura”.

L’amore per tutto ciò che di bello c’è nel mondo ma soprattutto la convinzione che l’uomo sappia di poter fare del bene alla propria comunità non accettandone passivamente i limiti e ponendone i confini, ma progettandone il futuro senza dargli il tempo di diventare presente o ancor di più passato. La cultura è un elemento fondamentale per evolversi e capire la realtà che ci circonda, la cultura sa di ciò che è avvenuto ieri, oggi e domani non perché conosca i difetti e le debolezze degli uomini e quindi il loro percorso sempre uguale, ma perché permette da sola di ritrovarsi in ogni spazio e in ogni tempo, di apprezzare ciò che si vive con lo stupore e la gioia di un nuovo nato nel mondo.

La “marmaglia” di Piacenza, con le sue poche ma significative parole, è riuscita più di altri a dirmi questo. Se per la maggior parte delle persone “marmaglia” vuol dire confusione, rumore, rivoluzione, per me “marmaglia” è sì rivoluzione, ma silenziosa, ovattata, racchiusa nel rispetto dei pensieri e delle parole, simile ad un gomitolo che si srotola passando di mano in mano e portando legati a sé i principi  di una società antica o, forse, di una nuova. Ed il filo si è srotolato attraverso le vite di tutti, e le coscienze di tutti, fino ad arrivare a me, in un momento qualsiasi di una giornata qualsiasi, con l’animo troppo occupato a correre dietro alla preoccupazioni conosciute, in grado di concedersi solo una pausa per pensare a quanto sarebbe bello il mondo se fosse come un gomitolo che educa alla filosofia della “marmaglia”, filosofia di gruppo e di vita.

…Ma il gomitolo potrebbe entrare a scuola

Ripongo il giornalino ordinatamente in un mio cassetto, per sapere dove trovarlo, per ricordarmene; e il flusso della vita ricomincia come al solito, anche se con il piacere sottile di aver scoperto qualcosa di bello al mondo, di aver imparato che la “marmaglia” non è così negativa come si dice. Ma cosa sarebbe la “marmaglia” se non suscitasse qualche dubbio, se non mettesse in moto la grande macchina delle nostre incertezze con il vigore che gli è proprio?

E dall’ombra di un pensiero, rileggo le pagine che attimi prima consideravo perfette trovandovi una stonatura di fondo: è vero, la “marmaglia” è una realtà che si sviluppa, o vuole svilupparsi, da sola, ed il fatto di riuscirci con le sue proprie forze è un onore, ma perché tutto questo impegno e sforzo a distaccarsi dalle penne del giornale d’istituto, dalla voce di ragazzi che si propongono i suoi stessi ideali e obiettivi, che vorrebbero abbeverarsi come lei di pura cultura e non delle falsità che oggi ci propongono in modo così testardo?

In fondo, anche il classico giornalino di istituto può essere considerato una sorta di “marmaglia” che ricerca le verità seppellite concentrandosi semplicemente sulla vita della propria scuola senza però per questo ignorare i grandi problemi che ci circondano, anzi inserendoli nella quotidiana realtà scolastica, trovandone un esempio concreto. Il giornalino d’istituto sembra forse riduttivo, limita i confini dell’immaginazione, della libertà di pensiero o dell’opinione di una corrente umana che vuole muoversi selvaggia e indipendente oltre i confini della natura e dell’animo?

Sebbene appartenente al giornalino d’istituto, non mi sento prigioniera di ciò che scrivo, al contrario cerco in ogni modo di farne una forma libera e forte per esprimere le mie idee facendo affidamento soltanto su ciò che voglio e sono, consapevole che al mondo nessuno appartiene mai completamente a se stesso. Ma la nostra libertà è riuscire ad trovare una piccola scintilla di indipendenza nella più profonda condizione di prigionia, nella stanza più buia, nella strada più affollata, nella mente più contorta. La mia anima appartiene ad un corpo, che si muove in una casa, in una città, in un paese, in un mondo, e vive di limiti che sono solo la dolorosa concretizzazione delle mie paure. Così le mie parole appartengono alle mie dita, ma anche a tutti quelli che le leggono, ne ridono o forse ne piangono, ci riflettono oppure le abbandonano al ricordo sbiadito delle cose passate: e se tutto ciò avviene solo in una scuola, non importa, perché si può essere liberi anche in un piccolo spazio. Perché sentirsi appartenenti ad una realtà, ad una associazione, ad una nazione, è forse riduttivo e impone limiti, ma è anche bello condividersi ogni giorno, con la libertà di conoscere i propri limiti e rispettarli.

Mi piacerebbe sapere che il giornalino d’istituto sa di appartenere ad una realtà predefinita, ma trova gli spunti per ricercare la tanto amata cultura che vive anche tra le pareti della scuola e non è inferiore per questo. La “marmaglia” potrebbe essere d’istituto se riuscisse a rendersi conto dell’uguale indipendenza dei suoi “rivali”. Insieme l’impegno a far crescere l’istruzione potrebbe essere più forte e saldo, e allora sì non ci sarebbero più limiti, confini, allora sì la libertà sarebbe totale, unica e, anche se piccola, viva, soprattutto di sé.

Ma la “marmaglia” è così, vuole fare da sola, vivere della libertà che viene solo dalla propria origine per la paura di avere dei vincoli, degli obblighi, per paura di doversi un giorno fermare. Continua il tuo ciclo “ marmaglia”, continua a muoverti instancabilmente per le vie del mondo, a spargere le tue parole senza regola, pensando che la libertà sia srotolare velocemente il gomitolo della cultura a chiunque in qualunque circostanza, sperando che il filo non finisca mai: continua così, ma ricordati che anche noi penne del giornalino d’istituto srotoliamo il nostro gomitolo della cultura ogni giorno, probabilmente con più parsimonia e in modo meno impetuoso. Se ti dovesse arrivare il nostro filo non disprezzarlo, non rifiutarlo. Anche quello è filo di cultura.

Arianna Gazzola 

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