La musica secondo Paolo Tofani: tra tecnologia, conoscenza, evoluzione e antropologia

Spesso in queste pagine si parla di musica, di concerti, di gruppi musicali, di eventi musicali in Italia.. Vi è mai capitato di parlare con una persona esperta in musica e di chiedergli magari qual è il suo punto di vista, e che questo vi faccia capire differenze tra passato e presente in un’ottica futura?

Vi propongo un’ intervista con Paolo Tofani, chitarrista del leggendario gruppo italiano AREA, che negli anni ’70 segnò la storia musicale “alternativa” del nostro Paese. Musica impegnata politicamente, molto legata alle contestazioni giovanili dell’epoca, ma anche connotata da una ricerca d’avanguardia colta e importante. Forse molti di voi potrebbero non aver mai sentito nominare gli Area e il loro geniale chitarrista Paolo Tofani, ma dopo aver letto questa profonda intervista ne sapranno certamente di più. 

So da quello che ho sentito che al tempo degli Area la musica ( e in particolare quella vostra musica) aveva un significato di rottura, anche di rivolta sociale … Oggi, alla luce della tua esperienza, come giudichi tutto questo?

Ogni momento storico ha i suoi segni che lo identificano e lo rendono unico nella storia dell’umanità. Gli anni 70 rappresentano l’ennesimo tentativo di soddisfare il desiderio di cambiare il sociale, di trovare stimoli nuovi per poter percorrere la strada della vita con basi diverse cercando di dare un senso all’idea di uguaglianza e giustizia sociale. I giovani come noi hanno percepito l’opportunità di essere parte in prima persona di questa rivoluzione di intenti e, attraverso la musica, ci siamo resi disponibili con la passione e l’irruenza che caratterizza da sempre l’uomo nella sua realtà giovanile. La musica degli AREA era dura, come la vita di tanti, le parole dei pezzi AREA erano dure , erano lo specchio delle contraddizioni sociali alimentate da un potere bigotto che, come oggi, relegava i giovani ad un ruolo marginale, togliendo  loro la capacita di esprimere i dubbi e le incertezze e le ingiustizie che caratterizzavano quel momento storico e che sono ancora presenti nella realtà odierna.

Tu mi chiedi come giudico tutto questo considerando il presente. A livello generale penso che tutto abbia lasciato un senso di sconfitta e profonda delusione. Molti dei giovani sono stati risucchiati dal sistema e grazie alla mediocrità intellettuale e alla mancanza di una leadership concreta, il tutto è imploso senza lasciare tracce ripercorribili nel futuro. Al contrario a livello personale è stato l’inizio di una serie di intuizioni che hanno maturato la consapevolezza di operare una svolta di coscienza individuale e quindi ritrovare l’uomo e la sua essenza. La scelta che ho fatto ha determinato un radicale cambiamento in relazione all’esterno e mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà molto più intima, essenziale, che dopo il frastuono degli anni 70 ha radicalmente modificato il mio punto di vista, regalandomi una capacità di controllo e una tranquillità interiore di cui tutti hanno bisogno per affrontare le tante debolezze presenti nel sociale e nel singolo individuo. Quindi, tutto sommato, un’esperienza essenziale, dinamica, fondamentale, senza rimpianti ma ricca di stupendi incontri e forti emozioni.

Paolo, so che la musica è la tua grande passione, ci dedichi ore e ore, sperimenti suoni nuovi, incidi tuoi pezzi sempre più con suoni ricercati. Com’è iniziata la tua passione?

L’uomo, fra tutte le creature presenti in quest’universo, è l’unico che ha la facoltà di fare delle scelte, scelte che determineranno il suo percorso esplorando se stesso e ciò che lo circonda. Chi si limita a mangiare, dormire, difendersi e riprodursi ha la stessa coscienza di un animale e sta sprecando l’opportunità di cercare di conoscere le diverse verità capaci di arricchire la sua coscienza e dare qualità alla sua esistenza. Quindi la ricerca e la passione che la alimenta sono componenti naturali dell’uomo, e io, fino a prova contraria, sono un uomo.

Sento dire in giro che c’è una crisi del mondo discografico. La gente scarica tutto su internet invece che comprare i dischi. Secondo te, perché tutto questo avviene?

Questa tendenza rappresenta il declino della qualità nella nostra società attuale, un po’ come il ” tutto subito” dei movimenti autonomi nel 1970. La qualità necessita di tempo, intelligenza e sensibilità; oggi nessuno ha tempo, vogliono tutto subito e lo divorano con una fame insaziabile che non li soddisferà mai, ma, nonostante ciò, continuano a consumare inebriati dal profumo della mediocrità.

Ho assistito e ho ascoltato i tuoi pezzi (sia con gli AREA che da solista) e quello che “m’è arrivato dentro” è che c’è sempre una voglia di cambiare, di evolversi, ma restando sempre nell’ottica della musica sperimentale. Alla luce di queste cose che ho detto, qual è la tua “musa” ispiratrice? A cosa ti ispiri?

La musica è un mezzo formidabile di comunicazione. La musica supera le barriere del fondamentalismo religioso, sociale e politico. La musica riempie i vuoti creati dalle debolezze umane. La musica non ti tradisce mai e non ti lascia mai solo. Ma, al contrario, ha un potere aggregante potentissimo e infallibile.

La musica è la mia musa ispiratrice …

Ora tu, nei live da solista e con gli Area, utilizzi il programma Logic Pro ( programma di registrazione di brani musicali) di Macintosch con il MacBook, alta tecnologia veloce e moderna. Riesci a riprodurre suoni incredibili, particolari, miracolosi. Prima, quando non c’erano Logic Pro e i MacBook, come facevi a riprodurre tutti quei suoni?

La tecnologia ha due facce, la prima regala al ricercatore serio l’opportunità di trovare soluzioni incredibili che sono in linea con i suoi bisogni creativi e che sfrutta le sue molteplici complessità per raggiungere modelli di comunicazione di vario genere in accordo alla sua visione. La seconda invece è quella dove essa prende il controllo e dà al musicista neofita l’illusione di essere un grande artista capace di grandi alchimie, ma che in realtà, non conoscendo i principi di base della generazione e manipolazione del suono, è solo vittima dei pre-sets forniti dalla macchina e quindi si riempie di mediocrità e mancanza di personalità. Io credo di appartenere alla prima categoria e quindi ho sempre cercato di utilizzare la tecnologia in accordo alle mie esigenze creative usando ciò che era disponibile in quel momento. Analizzando i grandi contemporanei come John Cage, Luciano Berio, Karlheinz Stockausen ecc. possiamo constatare che, nonostante la mancanza di elementi tecnologici sofisticati come nel nostro presente, ci hanno regalato emozioni incredibili con la loro musica.

E` l’uomo che fa la musica, non la macchina.

Vorrei sapere, dato che tu hai esperienza in ambito musicale, cosa si impara suonando con musicisti provenienti da generi diversi ( jazz, rock, blues, pop, ecc …)? Ci sono dei vantaggi secondo te?

Condividere esperienze musicali diverse è una buona cosa, allarga la visione creativa e crea interessantissime relazioni sia dal punto di vista musicale che umano, stimolando così il desiderio di andare in profondità nell’ analisi delle differenze.

Cosa consigli ai gruppi emergenti moderni che sono alla ricerca di una verità musicale?

Prima bisogna trovare se stessi, perché l’uomo è più importante della musica. La qualità della musica è direttamente proporzionale alla coscienza di chi la fa. Le due strade possono essere vissute in un modo parallelo sotto la guida di un maestro di vita.

                                                               Leonardo Marchini

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